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Troppo femmina per fare lo scrittore?

Se conto quanti anni sono passati il numero mi pare irrisorio, perché da allora sono cambiate un’infinità di cose – d’altra parte la vita è tutta così, un susseguirsi di vigilie che non sappiamo riconoscere, perché non possiamo sapere di cosa siano vigilie. Fatto sta che un certo numero di anni fa, pochi ma…

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Il fascino di De Crescenzo e della sua Napoli

Quando ero bambina, una bambina molto pallida di Milano, ero convinta, chissà perché, che Napoli non esistesse. Pensavo che fosse un luogo d’invenzione, una fantasticheria, come l’Eldorado, come Fantàsia, l’Isola che non c’è o il Paese dei balocchi. Non so come mi si fosse cacciata in testa quest’idea.…

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Il cannibale che ci portiamo dentro

Accettare che siamo quello che mangiamo è già di per sé abbastanza complicato; ma ancora più complicato è immaginare che, alla fin fine, in teoria e qualche volta pure in pratica, sarebbe possibile anche l’inverso – mangiare quello che siamo. L’idea che qualcuno addenti le nostre carni, confine e misura di…

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Cattivissime. Perché il rapporto tra donne e potere è ancora un tabù

Mi chiamo Ilaria, che vuol dire, a quanto pare, felice, ilare, lieta. Quando ero una bambina, per scherzarmi i compagni di scuola, e qualche volta i maestri, mi chiamavano Hillary come Hillary Clinton, che era allora la First Lady degli Stati Uniti, composta, forte e tradita, anche se noi non lo capivamo; era comunque…

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Rileggere “Robinson Crusoe”: una giungla di segni, miti e significati

Saputella come si può esserlo solo a dieci anni, mi sentii quasi offesa quando un’amica delle mie nonne si riferì al romanzo che leggevo spaparanzata sul tappeto come a Robinson Crusoè. Da dove diavolo spuntava quell’accento? Io, di accenti, non ne vedevo neanche mezzo sulla copertina rigida del libro,…