A combattere gli stereotipi di genere si comincia fin da piccoli. Anche grazie ai libri. Non mancano, infatti, titoli e realtà editoriali che hanno come obiettivo quello di educare bambini e adulti alle immense variabili di espressione (o semplicemente di raccontarle)... - L'approfondimento

A combattere gli stereotipi si comincia fin da piccoli. Se nella società ancora mancano leggi che tutelino da bullismo e discriminazione di genere, fioriscono titoli e realtà editoriali che hanno come obiettivo quello di educare bambini e adulti alle immense variabili di espressione (o semplicemente di raccontarle).


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“Giulia non è una civetta: si rifiuta di fare la graziosa, spesso è sporca e dice le parolacce come i maschi (…) Giulia quindi non è una ragazzina modello, i suoi genitori si lamentano e le ripetono senza sosta che non è altro che un maschio mancato”. Da questo spunto nasce il libro di Christian Bruel, datato 1975 e ripubblicato nel 2015 da Settenove, Storia di Giulia, che aveva un’ombra da bambino.

Storia di Giulia, che aveva un’ombra da bambino

Giulia è solo una bambina, ma proprio in virtù di ciò le aspettative sul suo comportamento si fanno già incombenti: sii ordinata, sii educata, sii pettinata. Insomma, sii una signorina. Giulia infatti si accorge un giorno di avere un’ombra da bambino, da “maschio”, che le crea disagio e la porta a nascondersi e a vergognarsi. I tempi cambiano e per fortuna le pressioni che si fanno oggi, nel 2016, a bambini e bambini non sono rigide come negli anni ‘70 in paesi come Francia o Italia, ma ancora molto spesso ai bambini non viene lasciata quella libertà di esprimere con naturalezza la propria attitudine, senza che essa venga per forza incasellata come “maschile” o “femminile”.

Non è insomma un tema nuovo, ma oggi ritorna più forte che mai, con l’incombenza delle polemiche sul “gender” che spaventa certi adulti peggio dell’uomo nero, per usare una metafora infantile. Perché i bambini sono per definizione privi delle costruzioni sociali che gli adulti possiedono e i bambini gender variant sono una realtà, come testimoniato da Chiara Lalli nel suo articolo sul “bambino rosa” di Internazionale.

George

La letteratura per bambini sta al passo con questa crescente attenzione mediatica ed esistono libri molto importanti che parlano di questo tema, come George (Mondadori, 2015). L’autore Alex Gino ha impiegato circa 12 anni per terminare questo testo, prima di darlo alle stampe. Il romanzo parla a suo modo di un bambino rosa che a 10 anni sa di essere una bambina segreta, imprigionata in corpo di maschio, fatto di cui però genitori, compagni e insegnanti sono all’oscuro. Per rendere noto loro questo fatto così importante, George vuole conquistare la parte di Carlotta, il ragno femmina, protagonista della recita teatrale scolastica. A niente servono le resistenze degli insegnanti, perché il coraggio di George sarà più forte della diffidenza degli adulti che la circondano. Il libro è molto attento all’uso del linguaggio per rispettare l’uso dei pronomi femminili per George, che a fine libro adotterà il nome di Melissa, nella meticolosa traduzione di Matteo Colombo: nella postfazione lo stesso traduttore precisa che l’utilizzo del linguaggio adeguato è il primo segno di rispetto per le comunità transgender e gender variant appunto.

Luna, di Julie Anne Peters

Luna, di Julie Anne Peters (Giunti,  2010) è invece un romanzo Young Adult, che parla di una giovane adolescente transgender, Luna, dal punto di vista della sorella, che ricordando molti episodi della loro infanzia racconta l’evoluzione (o meglio l’affermazione) dell’identità di genere della sorella. Come per George, la presenza di fratelli diventa cruciale per sostenere l’identità del bambino transgender: sono i primi ad accettare senza pregiudizi la transizione in atto e a sostenerla di fronte ai genitori, messi duramente alla prova. Ciò rispecchia un aspetto molto importante nella realtà dei giovani bambini transgender: la famiglia, che rappresenta il primo nucleo sociale di accettazione dell’identità trans-genere dei bambini e degli adolescenti. Lo conferma la letteratura psicologica e in particolare un testo psicanalitico, Lo sviluppo dell’identità sessuale e l’identità di genere, a cura di Emanuela Quagliata e Domenico di Ceglie (Astrolabio, 2015). Presentando diversi aspetti nella formazione sessuale di ogni bambino, che parte sempre dal rapporto con i genitori e infine presentando diversi casi studio, fornisce un testo molto stimolante e di supporto per i genitori che si trovino a gestire un figlio transgender o con un diverso orientamento di genere, ma anche semplicemente per approfondire la tematica.

A sostegno dei genitori e degli educatori, in Italia è nata nel 2013 la casa editrice Settenove, che si occupa di letteratura per bambini volta a scardinare gli stereotipi di genere (qui l’intervista de ilLibraio.it, ndr), coprendo ogni aspetto possibile dell’integrazione di genere. Leggere senza stereotipi è un testo che fornisce dei percorsi educativi (comprensivi di innumerevoli letture) rivolti a bambini fino ai 6 anni: se è vero che proprio in questa fascia d’età si comincia a percepire la differenza tra i due generi, gli stimoli esterni forniscono quelli che poi diventano dei condizionamenti duri a morire e che creano discriminazione, non solo tra identità e orientamenti diversi, ma anche tra gli stessi generi.


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È di Settenove anche il testo C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa? di Raquel Diaz Reguera: non ci sono solo bambini rosa, ma anche principesse guerriere, o più semplicemente bambine che non vogliono sentirsi limitate e costrette in abiti rosa, ma vogliono tutti i colori dell’arcobaleno a rappresentarle e vogliono il diritto di giocare e sporcarsi. Questa letteratura, rivolta appositamente ai bambini, può rivelarsi molto utile anche per gli adulti, perché può insegnare a pensare al genere non come una divisione binaria di caratteristiche da attribuire a ciascuno dalla nascita, ma per averne una visione più completa e sfaccettata.

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