"Carbonio Editore è nato dall'esigenza di raccontare qualcosa di diverso", ci spiega l'architetto Fabio Laneri, che nel 2016 ha fondato con la madre Fortunata De Martinis il marchio milanese: "Il filo rosso che lega tra loro tutte le uscite è il pensiero come strumento di analisi e nutrimento per la mente" - L'intervista de ilLibraio.it

Carbonio Editore è nato dall’esigenza di raccontare qualcosa di diverso”, racconta l’architetto Fabio Laneri (nella foto in apertura all’articolo con lo scrittore Maajid Nawaz al Salone del Libro di Torino, ndr), che nel 2016 ha fondato con la madre, Fortunata De Martinis, la casa editrice milanese. Un’attività, quella editoriale, che trova le sue radici nella storia della famiglia di Laneri: Fortunata, infatti, è stata già fondatrice nel 1992 della De Martinis, dedicata alla letteratura dell’aria mediterranea, in attività fino al 1995.

“Il filo rosso che lega tra loro tutte le uscite di Carbonio è il pensiero come strumento di analisi e nutrimento per la mente“: nelle sue intenzioni, ambiziose, il catalogo dell’editore è infatti costellato da titoli “portatori di idee originali e capaci di fornire uno sguardo inconsueto”. Un esempio? “Il saggio Gli errori della benevolenza di David Charles Stove”.

Le collane che compongono il catalogo al momento sono due: Zolle, dedicata alla saggistica e a tutto quello che concerne “il pensiero e i pensatori” e Cielo Stellato, che raccoglie opere sia di narrativa sia di non fiction, da tutto il mondo. “Per ora non c’è ancora nessun autore italiano in catalogo, ma stiamo cercando delle voci ‘diverse’ anche nel nostro paese”, spiega a ilLibraio.it Laneri.

Carbonio Editore

Intanto, “la collana Cielo Stellato vede fianco a fianco libri e autori diversi tra loro, ma uniti dallo sguardo inedito”. Come Caitlin Doughty con il suo Fumo negli occhi, “un memoir in cui l’autrice racconta, non senza ironia, la sua esperienza come impiegata in un’impresa di pompe funebri”. Oppure un capolavoro della letteratura russa: Invidia di Jurij Oleša, “dimenticato per quasi un secolo – è del 1927 – e tradotto nuovamente in italiano solo ora”. O anche Saigon, Illinois di Paul Hoover, “pubblicato negli Usa nel 1988 e solo da quest’anno nel nostro paese”.

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Non mancano opere attuali come Radical. Il mio viaggio dal fondamentalismo islamico alla democrazia di Maajid Nawaz, “anglo-pachistano, musulmano, e co-fondatore e presidente di Quilliam, un’associazione che promuove l’integrazione e il rispetto per i diritti umani e combatte gli estremismi, incoraggiando una riforma dell’Islam”.

Quanto al futuro della casa editrice, nel 2019 “ci sono molti progetti in cantiere”, tra cui “la nascita di una collana, Klassika, dedicata ai capolavori dimenticati dell’Ottocento e del Novecento, perché non mancano le opere senza tempo che meritano di essere riscoperte. Un esempio? I libri dello scrittore danese Jens Peter Jacobsen”.

Un’altra novità potrebbe essere una “collana interamente dedicata a gialli e thriller”.  Al momento, infatti, il catalogo dell’editore può vantare un solo titolo di questo genere, Il mistero dell’orto di Rocksburg del “misterioso scrittore americano K.C. Constantine, che ha svelato la sua vera identità nel 2011: Carl Kosak, classe 1934, ex marine, giornalista e professore di inglese”. Sicura l’uscita di alcuni titoli dei fratelli Arkadi e Boris Strugatzki, autori di fantascienza. Tutte novità volte ad “allargare gli orizzonti della casa editrice, sempre però prestando attenzione alla qualità delle opere”.

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