"Quando avevo tre anni, in occasione del Carnevale, l'asilo che frequentavo organizzò una festa in maschera. Mia madre, che non ha mai seguito le convenzioni, mi vestì da fungo...": su ilLibraio.it torna l'ironia di Giada Sundas, con un racconto autobiografico...

Quando avevo tre anni, in occasione del Carnevale, l’asilo che frequentavo organizzò una festa in maschera. Mia madre, che non ha mai seguito le convenzioni, mi vestì da fungo.

Così, mentre le mie compagnette sfoggiavano abiti da principesse e fatine, tutte truccate con una mano di impregnante acrilico e glitter di uranio, avvolte in balze di raso e pizzo, io ero un fungo. Ma non un fungo virile e sexy come il porcino… no! Ero un fungo di seconda scelta, uno di quelli che crescono nei prati delle rotatorie, un accidenti di fungo trifolato sott’olio da discount.

Oltre che brutto, il mio vestito da fungo era anche mortalmente scomodo: il cappello si allacciava sotto al mento con una striscia di velcro, posizionata in modo da segarmi via la testa ogni volta che mi voltavo (lo stesso sistema che utilizza l’esercito nordcoreano per addestrare i soldati al rigore e alla disciplina).

Ad ogni movimento, la striscia di velcro scavava un solco sempre più profondo verso la mia carotide. Lentamente, e con piccole sadiche mosse, mentre in sottofondo il corvo di Poe gracchiava emozionato.

Probabilmente cucito a mano da bimbi schiavi del terzo mondo per diciotto centesimi l’ora, il mio costume da fungo era in acetato e scarti di produzione dell’asbesto. Il suo punto forte era l’altissima capacità di autocombustione. Infatti, a ricreazione, giocando ad acchiapparella, il mio costume da fungo fece una repentina evoluzione da contorno a dessert, e divenne una crema catalana.

Riguardando ora le foto-ricordo di quel memorabile giorno con occhi adulti e smaliziati, non solo mi accorgo che il mio costume da fungo era orribile, ma non sembravo neanche un fungo… bensì il pene tozzo di un uomo col papilloma virus.

Mia madre il femminismo me l’ha insegnato così: in un mondo di principesse, tu sii il pisello.

L’AUTRICE – Giada Sundas è una giovane madre molto seguita in rete. Sui social racconta la sua esperienza di “madre imperfetta ma imperterrita” con freschezza e ironia. Il suo romanzo d’esordio, edito da Garzanti nel 2017, si intitola Le mamme ribelli non hanno paura, e racconta la storia di Giada dal giorno in cui la piccola vita di Mya, sua figlia, ha cominciato a crescere dentro di lei. Nel 2018 è uscito il suo secondo, atteso libro, Mamme coraggiose per figli ribelli, in cui l’autrice torna a parlare del mestiere più difficile del mondo: fare la madre. Con la sua inconfondibile vena ironica…

Qui tutti gli articoli di Giada Sundas per ilLibraio.it.

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