Nel nuovo libro di Daniele Zito il racconto di Catania, città in cui non mancano i problemi, schiacciata dalla bellezza inquieta del mare che già è Africa da un lato e dell’Etna dall’altro...

Daniele Zito ha trentotto anni, è nato a Siracusa, ma vive e lavora a Catania, città a cui ha dedicato il suo nuovo libro, Catania non guarda il mare, uscito per la collana Contromano di Laterza.

Catania vista dall’alto è meravigliosa. Quando ci si ritorna planando in aereo dopo un lungo viaggio, o dopo aver vissuto tanti anni lontano, bastano pochi minuti per sentire qualcosa che non è nemmeno nostalgia, ma un amore di quelli in cui abbiamo creduto da ragazzi: una passione inaggirabile a cui, ancora una volta, non possiamo pensare di resistere.

Daniele Zito Catania non guarda il mare

Zito, come uno di quegli scrivani che si sedevano ai lati della strada per ascoltare le storie, lascia al lettore il resoconto di questa piccola epica romantica e senza scampo di una città schiacciata dalla bellezza inquieta del mare che già è Africa da un lato e dell’Etna dall’altro, una città che poteva essere mille cose, la Milano del Sud, la Seattle italiana, e invece ogni volta ha subìto un destino interrotto. Ma, al tempo stesso, Catania non guarda il mare è la ricognizione di quello che è rimasto, la nobiltà di un tempo, la miseria splendida: nonostante l’ignavia dei catanesi, nonostante sia stata conquistata e depredata per secoli da arabi, normanni, francesi, piemontesi, politici banditeschi, mafiosi di quart’ordine, venditori di illusioni a buon mercato. E quello che è rimasto è un’enorme giostra: le sue chiese barocche in rovina, le sue statue borboniche decapitate, i quartieri tecnologici che oggi sono diventati lande piene di polvere gialla, i racconti mitici del grande concerto dei Rem negli anni Ottanta.

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