Quando Eleonora e Chirú s'incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di piú. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure... - Su ilLibraio.it un estratto dal nuovo romanzo della scrittrice sarda Michela Murgia

Quando Eleonora e Chirú s’incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di piú. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure è con naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono – dall’arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico – li rende più complici. Eleonora non è nuova a quell’insolito tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri. Eleonora offre a Chirú tutto ciò che ha imparato e che sa, cercando in cambio la meraviglia del suo sguardo nuovo, l’energia di tutte le prime volte. È così che salgono a galla anche i ricordi e le scorie della sua vita, dall’infanzia all’ombra di un padre violento fino a un presente che sembra riconciliato e invece è dominato dall’ansia del controllo, proprio e altrui. Chirú, detentore di una giovinezza senza piú innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora una lezione difficile da dimenticare.

Michela Murgia è torna al romanzo con Chirù (Einaudi), una storia di apprendistato, dono, manipolazione e gioventú. Uno dei protagonisti del libro, il diciottenne Chirù, si è fatto conoscere già settimane prima l’uscita, grazie a un profilo Facebook dedicato, una sorta di appendice romanzesca che ha raccontato la vita del personaggio (nel libro, però, l’io narrante è Eleonora).

La Murgia ha raccontato a Wired (qui l’interessante intervista, ndr) com’è nata l’idea: “A luglio scorso, il giorno dopo aver consegnato la stesura definitiva del romanzo, non avevo esaurito la spinta narrativa. Sentivo che la voce di Chirù 18enne aveva un respiro proprio, ma che non erano le pagine del romanzo il posto in cui poteva esprimerla. Così ho aperto una pagina Fb e ho iniziato a scrivere dei post come se fosse lui medesimo a muoversi sulla bacheca. Poiché nessuno ne era a conoscenza, è rimasto senza amici fino alla prima settimana di ottobre”.

La pagina ha subito conquistato migliaia di fan. “I lettori gli scrivono divertiti e appassionati, anche in modo personale, e lui cerca di rispondere a tutti; qualche volta, come ieri sera, qualcuno va persino a vedere se è vero che andrà nella birreria dove ha detto che sarebbe andato!”, ha spiegato di recente la scrittrice (che ha debuttato nel 2006 con  Il mondo deve sapere, Isbn edizione, e che con Accabadora ha vinto il Premio Campiello 2010) al Messaggero.

Chirù

Su ilLibraio.it, per gentile concessione di Einaudi, un estratto dal romanzo.

Lezione uno

Chirú venne a me come vengono i legni alla spiaggia, levigato e ritorto, scarto superstite di una lunga deriva. Era vestito da adulto e ostentava una disinvoltura sfrontata, ma sotto la giacca da orchestrale gli s’intuivano due braccia  troppo lunghe per essere qualcosa di piú che goffe. Aveva un violino con sé, e chi lo aveva convocato gli aveva fatto credere che avrebbe potuto suonarlo sul palco accanto a me. Temendo l’inesperienza che gli si leggeva addosso, trovai un modo gentile per dirgli che preferivo recitare in silenzio e lui, senza mostrare alcun risentimento per quel primo battesimo di sfiducia, accettò. Si sedette nella terrazza del centro storico e mi ascoltò con la stessa attenzione degli altri presenti. Alla fine dello spettacolo, nel buio ancora tiepido di ottobre, mi sorprese chiedendomi se poteva seguirmi a cena. Lo guardai con attenzione. Era giovanissimo, forse neppure diciottenne, ma aveva nello sguardo qualcosa di slabbrato, come se osservasse il mondo da una prospettiva già offesa. Vorrei poter dire che quella tra noi fu un’immediata affinità
elettiva, ma sarebbe una menzogna: io Chirú lo riconobbi dall’odore di cose marcite che gli veniva da dentro,
perché quell’odore era lo stesso mio.

(continua in libreria…)

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