"Nessuno darebbe le chiavi dell’automobile a un minore, per di più senza insegnargli a guidare e senza un corso sulle regole della strada. Allora perché pensiamo che con i telefonini e i tablet sia diverso?". Mentre fa discutere il caso della “Sfida delle mamme”, su ilLibraio.it gli autori di "Cyberbulli al tappeto", manuale che si rivolge direttamente ai ragazzi, offrono (agli adulti) una serie di consigli per un uso correto dei social - La loro guida in 10 punti

Cyberbulli al tappeto (Editoriale Scienza) è un manuale che parla direttamente ai ragazzi (e ai genitori), mostrando loro i vantaggi dell’articolato mondo di internet, ma anche i pericoli in cui possono incorrere, e affronta così il tema, purtoppo attualissimo, del bullismo 2.0. Lo scopo del libro, firmato da Teo Benedetti e Davide Morosinotto, non è spaventare, ma promuovere un uso consapevole e ricco della rete.

Scritto da chi usa i social network per professione e sa parlare ai ragazzi con il loro linguaggio, il manuale mira infatti alla sicurezza in rete, offrendo sia spunti teorici (come funziona internet, quali sono i social network e le social app più usate, che cosa sono il kick e il ban e quando ricorrervi…), che suggerimenti pratici (impostazioni di privacy e di blocco sui principali social, cosa fare per non essere taggati senza permesso, come si blocca un amico su Facebook o un follower su Twitter…).

L’obiettivo è mostrare in che cosa si traduce il bullismo in rete (esclusione, offese e insulti, diffusione di informazioni imbarazzanti o false, furto di identità…), come distinguerlo dallo scherzo e quali sono gli strumenti pratici per difendersi. In cosa consistono flaming e denigration? Chi è un troll? E uno stalker? Cosa fare se si viene derisi o isolati?

Cyberbulli al tappeto - copertina

Ed ecco la “guida” preparata dai due autori per i lettori de ilLibraio.it

Una volta le catene di Sant’Antonio arrivavano per lettera. Oggi per fortuna esiste Facebook, dove da quasi un mese trionfa la “Sfida delle mamme”: genitrici che pubblicano le foto dei loro bambini e invitano altre amiche a fare lo stesso. Almeno finché la polizia di Stato non ricorda a tutti (sulla sua pagina Facebook) che “oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise” sui social network.

Dovremmo, a questo punto, essere sinceri: noi adulti non sappiamo usare i social. Li abbiamo forse inventati ma non abbiamo ancora capito come funzionano davvero e commettiamo continuamente leggerezze e scivoloni (o, come si dice in rete, “fail”) che si verificano a tutti i livelli: dal noto senatore che litiga su Twitter con Puffo Brontolone, alle aziende che si inimicano categorie intere di clienti con qualche messaggio poco accorto sui social.

In questo contesto, colpisce lo stupore collettivo che si registra davanti agli episodi di “cyberbullismo”, ovvero di bullismo commesso attraverso le nuove tecnologie. Un fenomeno in crescita (dati ISTAT riferiti al 2014) e di cui si parla come se riguardasse esclusivamente i ragazzi. Quando invece tocca da vicino l’uso che tutti noi facciamo della Rete.

Il fatto è che spesso consideriamo i più giovani come nativi digitali, e quindi per definizione competenti di tecnologia. Ma usare i social correttamente non è una questione di tecnologia, bensì di educazione e di rapporto con gli altri.

Nessuno darebbe le chiavi dell’automobile a un minore, per di più senza insegnargli a guidare e senza un corso sulle regole della strada. Allora perché pensiamo che con i telefonini e i tablet sia diverso?

Ecco quindi la nostra personale “scuola guida alla Rete”, rivolta prima di tutto noi adulti.

  1. Studiamo i social: non significa imparare una sequenza di pulsanti e opzioni ma, invece, farsi alcune domande ben precise: che tipo di rapporto con gli altri stabiliamo con un certo social o app? quali sono i comportamenti da evitare? quali le regole di educazione specifiche?
  1. Decidiamo cosa condividere: nella vita “reale”, il nostro senso del pubblico e del privato è addestrato e funzionante. Sappiamo cosa raccontare in segreto a un amico, e cosa dichiarare in un’assemblea di piazza. Sui social invece facciamo confusione. E il rischio è di diffondere informazioni sensibili, che possono essere usate contro di noi.
  1. Facciamo attenzione alle foto e ai dati geografici: molte app comunicano la nostra posizione al resto del mondo, e le foto sono un altro mezzo potente per far sapere agli altri dove ci troviamo. Questo significa che a volte sbandieriamo ai quattro venti che siamo in vacanza (e quindi casa nostra non è sorvegliata) oppure l’indirizzo della scuola dei nostri figli.
  1. Non diffondiamo le bufale: una volta il “fact checking”, cioè la verifica delle notizie, era un compito dei giornalisti di mestiere. Oggi farlo spetta a tutti noi. La Rete è uno strumento di condivisione del sapere, invece spesso diventa la cassa di risonanza di fandonie fantasiose, che magari riguardano argomenti delicati come la salute.
  1. Pensiamo al futuro: la Rete ricorda. Ogni foto, ogni commento può essere copiato e memorizzato all’infinito, anche dopo che l’abbiamo cancellato dai nostri profili. Certe opinioni espresse “a caldo” saranno inadeguate e superficiali fra un mese o un anno. E potrebbero rivoltarcisi contro.
  1. Pensiamo agli altri: dimentichiamo spesso che dall’altra parte dello schermo c’è una persona, un individuo che come noi pensa, comprende e reagisce. Ogni volta che scriviamo qualcosa online, ci esponiamo al rischio di essere fraintesi. E magari di ferire qualcuno.
  1. Accompagniamo i minori: anni fa ci dicevano di non usare la TV come babysitter. Questo vale ancora di più per le nuove tecnologie. Secondo noi andrebbero stabilite regole chiare per il loro uso da parte dei ragazzi, e anche la “privacy familiare” e scolastica può essere contrattata e concordata. Ad esempio stabilendo che i genitori hanno il diritto di leggere i messaggi sullo smartphone dei figli (spingendo se non altro i più giovani a un po’ di sana autocensura, e di riflessione sulla “pericolosità” delle proprie condivisioni).
  1. Spegniamo i telefonini: parlare di vita “reale” e “digitale” ha sempre meno senso. La nostra vita è una sola. E per viverla al meglio, è giusto distinguere le occasioni e i comportamenti da tenere in ogni contesto. Siamo noi adulti che per primi teniamo accesi i telefonini al ristorante, al cinema o durante un concerto. Impariamo a spegnerli. Magari, soprattutto, prima di andare a dormire (molti studi evidenziano come la luce blu emessa dai display alteri il ciclo del sonno).
  1. Non pensiamo solo alla parte tecnica: se un ragazzo ha un problema di cyberbullismo, sono in ballo dei rapporti tra persone, comportamenti di educazione o di prepotenza, e lo schermo digitale è solo uno degli elementi in gioco. Spostiamo il focus sulle emozioni e sui sentimenti: è lì che noi adulti possiamo davvero fare la differenza.
  1. Non abbiamo paura: escludere dalle nostre vite il mondo esterno, o la Rete, non risolverà i nostri guai. E al contrario rischiamo di perderci le grandi opportunità del nostro tempo. Perciò affacciamoci a questa nuova dimensione con rispetto, curiosità e voglia di divertirci. E se abbiamo vicino dei ragazzi, accompagniamoli per scoprire questo mondo insieme.

 

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