Intervista a James Rollins autore di La città sepolta ISBN:9788842914976

La città sepolta è un thriller che combina storia, mito e nuove tecnologie secondo la collaudata formula di James Rollins. Punto di partenza del romanzo è un’antica leggenda coranica su Ubar, una favolosa città scomparsa nel nulla. Nella finzione letteraria è la distruzione della Galleria Kensington del British Museum a risvegliare l’interesse per la perduta Ubar. Un’esplosione riduce in macerie l’ala nord del museo, gettando nella più cupa disperazione Safia al-Maaz, curatrice della collezione araba. Rovistando fra i detriti, la dottoressa al-Maaz compie però una sensazionale scoperta: un oggetto rimasto nascosto per secoli che rimanda alla mitica città di Ubar. Attorno a questo reperto si scatenerà una lotta furibonda: una misteriosa organizzazione cercherà in ogni modo di impadronirsene, ma Safia potrà contare sul valido aiuto di Painter Crowe, agente della Sigma, desideroso di far luce sui motivi dell’esplosione e pronto a partire alla volta del deserto arabo per trovare tutte le risposte. Abbiamo intervistato l’autore.

D. Com’è nato l’interesse per Ubar, l’Atlantide del Deserto?

R. Mi ritengo – per così dire – un archeologo “da salotto” e da sempre avverto il fascino di quei segmenti di Storia che terminano con un punto interrogativo. È attorno ai punti di domanda che amo costruire gli intrecci, colmando le lacune con la mia immaginazione. Mi è capitato spesso di sentir parlare di Ubar, l’equivalente musulmano di Sodoma e Gomorra, distrutta e seppellita dalle sabbie del deserto. Secondo il Corano la città era abitata da stregoni e altri uomini malvagi che attirarono l’ira di Dio. Per lungo tempo, Ubar venne considerata alla stregua di un luogo mitologico. Un giorno però, un archeologo dilettante trasformò il sogno di generazioni di avventurieri in realtà: la sua costanza, lo studio approfondito della regione e l’impiego di moderni apparecchi radar gli permisero di appurare l’effettiva esistenza della città.

D. L’archeologo cui fa riferimento immagino sia Nicholas Clapp, l’autore di Ubar. L’Atlantide del deserto. È quasi una formalità chiedere se quel testo abbia rappresentato la fonte d’ispirazione primaria.

R. Non c’è alcun dubbio. È Nicholas Clapp il ricercatore cui mi riferivo ed è stato il suo bestseller a rivelarmi l’esistenza della città sepolta. La sua scoperta fu seguita da intensi lavori di scavo che permisero di comprendere il reale destino di Ubar. In tempi remoti vi fu un gigantesco smottamento: il terreno sprofondò e circa metà dell’antico insediamento venne risucchiato nella voragine. La catastrofe naturale venne interpretata come un avvertimento divino e il luogo fu presto abbandonato dai suoi superstiziosi abitanti. In seguito la sabbia del deserto ricoprì completamente le rovine, consegnando Ubar al mito. Ma siamo sicuri che la sua storia si esaurisca qui? Leggete La città sepolta se volete saperne di più.

D. Poiché Lei è un grande viaggiatore, suppongo che abbia visitato i luoghi del romanzo. In caso affermativo, quali sensazioni le ha trasmesso la Penisola araba?

R. Sì, l’ho visitata e ho una gran voglia di rivederla. Il paesaggio è davvero impressionante e multiforme, a partire dai lussureggianti giardini attraversati da cascate, per non parlare delle ampie distese di dune spazzate dal vento. Ma, più di ogni altra cosa, desta sensazione la suggestiva commistione tra storia e mitologia, religione e superstizione, antico e moderno. A ogni passo balza all’occhio questa strana dicotomia. Per uno scrittore è pura magia.

D. La città sepolta alterna questioni scientifiche a temi religiosi e storici. Che cosa le interessa di più: la storia o la scienza? Il passato o il futuro?

R. Metterei tutto sullo stesso piano. Diciamo che la tecnologia in sé non è poi così stimolante, diventa veramente interessante quando determina le condizioni per cambiare il volto di una società. Fisicamente e moralmente. Prendiamo ad esempio la clonazione o la ricerca sulle cellule staminali. Questi temi, a cui se ne aggiungeranno certamente altri, sono il terreno fertile su cui far crescere grandi storie. Miscelando storia e invenzione in parti uguali, è possibile costruire intrecci in grado di riflettere la nostra condizione e di ipotizzare scenari futuri con una certa dose di verosimiglianza.

D. So che Lei ama i viaggi e l’avventura. Painter Crowe è il suo alter ego?

R. I personaggi non nascono mai dal nulla. Sia quelli buoni che quelli cattivi prendono in prestito caratteristiche di persone che conosco, amici o parenti. Sono sempre alla ricerca di qualcosa di stravagante, di molto peculiare che possa contribuire a rendere vivo un personaggio. Quanto a Painter Crowe, non assomiglia tanto al James Rollins reale, ma a quello ideale; non sono come lui, ma vorrei tanto esserlo. In fondo è una delle gioie che sperimenta chi scrive o chi legge: essere per qualche tempo un eroe da romanzo.

D. Come sceglie gli argomenti dei suoi libri?

R. A casa ho una grossa scatola di cartone dove raduno note scritte a mano e articoli di varie riviste: National Geographic, Scientific American, Discover, Science, ecc. Quando m’imbatto in qualcosa di interessante, cioè qualcosa che mi faccia esclamare: “E se…”, ripongo subito l’articolo in questione nella scatola. Lì regna il caos; il materiale non è organizzato secondo criteri razionali e non mi stupirei affatto se in fondo alla scatola trovassi, un giorno, tracce di topi. Amo quel disordine. Ritagli di giornali su fenomeni strani e inquietanti, che non hanno il benché minimo legame, finiscono vicini: la pura casualità mette assieme ciò che di norma dovrebbe restare separato. Più di una volta questi collegamenti fortuiti si sono trasformati in storie.

D. I romanzi sulla Sigma Force cominciano a essere parecchi. È affezionato a qualche libro in modo particolare?

R. Be’, diciamo che sono orgoglioso, per motivi diversi, di tutti i miei romanzi. Mi adopero sempre con ogni mezzo, libro dopo libro, per costruire e raccontare storie sempre più avvincenti. Durante la stesura di questa serie, mi sono divertito a osservare la crescita dei personaggi, come sono cambiati e quali direzioni hanno preso. Peraltro il ciclo della “Sigma Force” ha avuto inizio proprio con La città sepolta, prima avventura di Painter Crow e della Sigma.

D. Oltre alle avventure di Painter Crowe, ha in serbo altri progetti?

R. Sì. Dopo aver ultimato il quinto volume della serie, mi sono dedicato a una saga per ragazzi, il cui primo episodio s’intitolerà Jake Ransom and the Skull King’s Shadow. Fonde archeologia e fantasy. Sto anche lavorando a un libro di avventura che non tratterà della Sigma e che dovrebbe uscire l’anno prossimo. Dunque, tante nuove sorprese per i miei lettori.

Intervista a cura di Marco Marangon

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