Il romanzo "Enjoy Sarajevo", del giornalista Michele Gambino, è ispirato a una storia vera; racconta la fine di un giornalista di guerra, che per scendere all’inferno baratta per sempre la sua possibilità di risalire...

Se qualcuno chiedesse ai suoi amici e colleghi chi è Michele Banti, tutti risponderebbero che è un giornalista in prima linea, uno di quelli che hanno scelto di raccontare storie scomode, la mafia, la guerra, il potere, il sangue. E per buona parte della sua vita è stato così, fino al giorno in cui incontra Amos Profeti, professionista della guerra, mercenario, guida turistica di fosse comuni e trafficante di organi, chiave di accesso alla Sarajevo assediata degli anni Novanta.

Il suo istinto di reporter lo mette in guardia, Amos non è persona di cui fidarsi, ma nel frattempo gli suggerisce anche che attraverso la sua rete di contatti ci saranno luoghi preclusi alla stampa internazionale in cui riuscirà ad arrivare, e Michele Banti decide di farsi accompagnare nel suo viaggio all’inferno della guerra interetnica da un Virgilio silenzioso, che poco alla volta gli racconta tutte le azioni che ha compiuto al soldo dei croati e dei loro servizi segreti. Attraversano l’ex Jugoslavia, ma la meta di Michele è Sarajevo e l’amico Boban, musulmano rimasto in città con la moglie Helena, in un appartamento senza acqua, senza luce, sotto la mira continua di granate e mortai. E Sarajevo si offre a Banti con le sue leggende cupe, i cecchini, i signori e i signorotti della guerra, le case abbandonate, saccheggiate, e una vita che apre sempre la porta alla morte.

Cosa succede a un giusto quando entra in contatto con il male? Cosa rimane delle sue certezze, delle sue convinzioni di fronte ai delitti in assenza di pena? Ispirato a una storia vera, Enjoy Sarajevo (Fandango) del giornalista Michele Gambino (classe ’58, siciliano, ha cominciato a scrivere per Il giornale del Sud quando era diretto da Pippo Fava; da sempre attivo nelle zone di guerra, 1996 ha vinto il premio di giornalismo “Ilaria Alpi” per i suoi reportage dall’Afghanistan occupato dai Taliban) racconta gli impiegati del male, racconta chi fa piccoli affari sulle guerre e racconta la fine di un giornalista di guerra, che per scendere all’inferno baratta per sempre la sua possibilità di risalire.

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