Per l'ennesima volta, a tener banco è la presunta morte della letteratura italiana (senza dimenticare quella della poesia e quella della critica). Le opinioni sono le stesse di sempre, come pure gli opinionisti. Ma forse... - Il commento

“Non ci sono più le polemiche ‘culturali’ estive di una volta!”. Verrebbe quasi voglia di cominciare con l’ennesimo rimpianto, se non fosse che, una volta per tutte, non se ne può davvero più (o forse, in fondo, è rassicurante, un anno sì e l’altro pure, tornare a leggere le stesse funeree argomentazioni?).

Eh sì, dura per le (ex) terze pagine dei giornali in queste ultime settimane. Con la querelle “Mondazzoli” rimandata a settembre, e in totale assenza di “casi” – più o meno tali – da “montare” e a cui dedicare svariate puntate, c’è chi ha optato per gli scatti di un noto scrittore con la passione per le fotografie (non quattro o cinque, ma ben cento), pubblicandoli quotidianamente, con tanto di didascalie d’autore (altro che Instagram e hashtag), chi ha aperto un ampio dibattito (con spunti in alcuni casi interessanti) a partire da Scrittori e massa (seguito di Scrittori e popolo) di Asor Rosa e chi ha provato a (ri)esplorare immortali dibattiti sulla… morte. A pensarci bene, forse sotto l’ombrellone sarebbe stato più stimolante (e spiazzante) leggere davvero nuovi punti di vista d’autore sulla fine della vita: filosofi, teologi, scienziati, scrittori… a dividersi sul “dopo”. E invece, la “morte” in questione è sempre la solita: quella della letteratura italiana, ovviamente. E c’è stato spazio, guarda caso, anche per la morte della poesia, come pure per quella critica letteraria. Per fortuna (ma agosto deve ancora finire, non sia mai che a qualche critico musicale o rockstar decaduta venga in mente) nessuno quest’estate ha ancora tirato fuori la morte del rock and roll

A proposito, quasi dieci anni fa (era il febbraio 2006) sull’Espresso  Carla Benedetti si interrogava proprio sulla “presunta morte della letteratura” (e di esempi simili se ne potrebbero fare molti altri, in anni successivi e precedenti): “Qual è l’idea più memorabile espressa dalla critica letteraria italiana negli ultimi decenni? Questa: che la letteratura italiana da decenni non esprime più nulla di memorabile. Che non solo non ci sono più scrittori dell’altezza di Calvino e di Pasolini, ma che nemmeno potrebbero più esserci, essendo venute meno le condizioni, essendo la letteratura entrata in una impasse storica”. E citava, tra gli altri, una serie di interventi dei mesi precedenti (da Goffredo Fofi ad Angelo Guglielmi, passando per Alfonso Berardinelli e numerosi altri, compreso Franco Cordelli, che quest’estate è tornato sull’argomento in una discussa intervista al Fatto Quotidiano). Sui giornali dissero la loro in tanti anche in quelle settimane, in cui i social network erano ancora agli albori.

Le opinioni non sono cambiate granché, come pure, in molti casi, gli opinionisti (ops… i critici). E mentre La Lettura ospita l’ultima intervista della serie (al filologo, critico e storico della lingua Pier Vincenzo Mengaldo), vien quasi da sperare che l’anno prossimo salti fuori un presunto caso di plagio letterario, tanto clamoroso da tener banco da giugno a settembre…

ps. alcuni scatti del noto scrittore sono più sorprendenti e “vitali” di certe opinioni lette in queste settimane…

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