"Rolando del camposanto" segna il debutto nella narrativa per ragazzi di Fabio Genovesi, che su ilLibraio.it racconta il perché di questa "prima volta"

A volte gli amici mi invitano a cena da loro, e quando non trovo scuse decenti ci vado. I miei amici hanno figli piccoli, così si creano due tavoli, quello dei grandi e quello dei bambini. E ormai, il mio posto è al secondo.

Perché io ci provo – giuro – a stare al tavolo degli adulti, solo che dopo un attimo loro attaccano a parlare di lavoro, di colleghi pigri e superiori ottusi, di spese, bollette, tasse, di giri all’Ikea organizzati per il fine settimana.

Ma a quel punto, io sto già da un pezzo seduto coi bimbi. E discutiamo di cose molto più importanti. Ma davvero. Tipo cosa succede se l’Uomo Lupo incontra un lupo vero, se litigano e combattono oppure fanno branco insieme. Oppure se, nel caso di un’invasione, è meglio che sia di alieni oppure di zombi.

C’è una profondità visionaria nei pensieri dei bambini, che è la vita vera. Fanno domande ai genitori, che spesso rispondono “da grande capirai”. Ma non vuol dire che da grande diventi più intelligente, è solo che crescendo ti arrendi alle ingiustizie e alle miserie e le accetti, ti abitui al grigiore e ti ci dipingi la vita.

Negli ultimi tempi, e soprattutto con l’ultimo romanzo, ai festival e agli incontri mi succede sempre più spesso che arrivino mamme coi figli piccoli, perché gli hanno letto a voce alta certi passaggi che potevano piacergli, e loro si sono appassionati. Vengono e mi fanno domande stupende a cui non so rispondere, mi regalano disegni dei personaggi, mi raccontano dove sono ora quei personaggi e cosa fanno.

E io sorrido, sorrido per nascondere che mi viene da piangere.

Anche da bimbi si nascondono un sacco di cose, quelle più importanti magari. E le paure. Dei prepotenti che ti trattano male, colle mani e spesso colle parole che sanno fare ancor più male. Delle cose brutte che succedono intorno, alle persone a cui vuoi bene, che sono sempre state lì accanto a te e di colpo non ci sono più. E aumenta la paura del buio che sta lì a un passo, e ti blocca.

Ma poi, se stringi i denti e quel passo lo fai, scopri che il buio non esiste: lo vedevi da fuori, ci entri ed è già meno buio, piano piano ti accorgi di cosa c’è lì intorno e vai avanti. In questa avventura spettinata e spaventosa e stupenda che è la vita.

Anch’io avevo paura di scriverlo, un libro per ragazzi. Me lo chiedevano, da un bel po’, ma io rispondevo col mio modo educato di dire no: “sì, un giorno”.

Stavo tanto bene nel mio mondo, nel cortile delle mie abitudini, chi me lo faceva fare? Poi però, senza cercarlo, quel giorno è arrivato. Insieme a un ragazzino pallido, due cuginetti trasparenti, un merlo e altri animali del bosco. Ho provato a scacciarli, ma mi sono saltati addosso e mi hanno riempito la testa. E a quel punto dovevo scriverne per forza. E mi sono divertito tantissimo. Stavo proprio bene, mentre li mettevo sulla carta. Sono arrivato alla fine senza quasi accorgermene. La scrittura è sofferenza, è una frase logora che tutti ripetono. Ed è anche vera, ma così ci si scorda che la scrittura dovrebbe essere pure felicità. È forse il loro miscuglio che dà senso alla lettura, che ti smuove dentro e fa vibrare insieme chi scrive e chi legge, in un’assonanza che se manca, manca tutto.

L’ho raccontata, questa storia, ai miei piccoli commensali nelle cene dagli amici. A loro è molto piaciuta. Le figlie di un mio amico erano così emozionate che mi hanno regalato un sacchetto di caramelle e dei brillantini a forma di stella.

Fabio Genovesi Rolando del camposanto

L’AUTORE E IL LIBRO – Fabio Genovesi (nella foto di Claudio Sforza in copertina, ndr), classe ’74, nato a Forte dei Marmi, è autore di racconti, romanzi, saggi e biografie. Inoltre si occupa di sceneggiatura e traduzione. Tra i suoi ultimi libri, Il mare dove non si tocca (Premio Viareggio) e Chi manda le onde (Premio Strega Giovani), entrambi editi da Mondadori. Genovesi, che collabora con Il Corriere della Sera, è ora al debutto nella scrittura per ragazzi con Rolando del camposanto (Mondadori, illustrazioni di Gianluca Maruotti), una storia divertente, pensata per i più piccoli. Il protagonista del libro vive in un cimitero, insieme al guardiano, che non è altri che lo zio. Per questo, tutti i compagni di scuola lo considerano strambo, un ragazzo da evitare: l’unico amico di Rolando è Cip, un merlo con cui riesce a comunicare.

Tra tombe e croci, un giorno appaiono i fantasmi di Marika e Mirko Gini, due cugini dispettosi che propongono una sfida al ragazzino: entro la mezzanotte del suo decimo compleanno, dovrà scalare il Monte Pupazzo e trovare la Cosa Rossa, l’unico oggetto in grado di salvare il mondo. Se Rolando non avrà successo nell’impresa, chiesa, scuola, lago e i suoi amici fantasmi, scompariranno. Parte così il viaggio del ragazzo, in cui incontrerà un robivecchi amante di gin e funghi, un cacciatore strabico e cocciuto, un cinghiale femmina parlante e molto chic, e Tigre, una bambina che ha deciso di vivere nei boschi… Un’avventura per riuscire a trovare il coraggio di affrontare il mondo.

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