Ricardo Franco Levi (presidente dell'Associazione Italiana Editori): "Abbiamo proposto di realizzare insieme, nelle medesime date, una grande festa del libro, con gli autori che si spostano da Torino a Milano. Ma ci è stato detto di no, un peccato...". Ora si attenderà il Cda di Fiera Milano in programma il 28 ottobre per conoscere il destino di Tempo di Libri: "Fossi in Torino non parlerei di vittoria, visti i debiti che ha il Salone, senza dimenticare i creditori in attesa..." - I dettagli

Mentre a Torino si attende di conoscere il futuro del Salone del Libro (di recente, sul suo beninformato blog, Gabriele Ferraris ha riassunto le non poche questioni rimaste aperte, in attesa dell’asta per il marchio), oggi a Milano, nella sede dell’Associazione Italiana Editori, si sono svolte due attese riunioni (in mattinata il Comitato e nel primo pomeriggio il Consiglio). Tra i temi all’ordine del giorno, inevitabilmente, anche il futuro di Tempo di Libri, la Fiera Internazionale dell’Editoria organizzata da Aie e da Fiera Milano, che lo scorso marzo ha visto svolgersi la seconda edizione.

Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione e della Fabbrica del Libro – joint venture nata per organizzare l’appuntamento -, al termine degli incontri ospitati dalla sede di Corso di Porta Romana ha parlato con la stampa, svelando che “negli ultimi mesi l’Aie, che ha il dovere di non portare divisioni nel mondo del libro, ha proposto a Torino di unire le forze, mettendo insieme il meglio di ciò che Torino e Milano possono portare a un progetto unitario, per raggiungere un bacino di lettori che va dalla Lombardia al Piemonte”.

“Quello che abbiamo proposto a Torino – ha sottolineato Levi – è di unire le forze, mettendo assieme da una parte la storia e la grande tradizione del Salone e, dall’altra, la solidità finanziaria, la garanzia di una buona amministrazione, la solidità fieristica e la capacità di attrazione della città di Milano. Tutto questo è stato proposto a Torino in sintonia con Fiera Milano, socio di maggioranza della Fabbrica del Libro, che in questi primi due anni ha sopportato il peso maggiore dell’investimento per Tempo di Libri”.

Ma in cosa poteva consistere questa collaborazione? Per il presidente dell’Aie, “una fiera del libro da un lato è una grande vetrina commerciale, con gli stand degli editori, dall’altro è un grande evento culturale. Abbiamo proposto di realizzare insieme, nelle medesime date, una grande festa del libro, con gli autori che si spostano da Torino a Milano. Quanto alla parte commerciale, abbiamo immaginato di tenerla un anno nel capoluogo piemontese, dando la precedenza al Salone, vista la sua storia, e il successivo a Milano”.

Insomma, stand nelle due città ad anni alterni. Ma, a una proposta di questo genere, “che comportava anche la disponibilità di offrirci come parte attiva per contribuire al sostegno economico del Salone, ci è stato detto di no, ci è stato risposto che Torino in nessun modo può immaginare una soluzione che comporti anche una pur minima diminuzione dell’offerta sulla città rispetto al modello consueto della manifestazione”.

Levi ha quindi aggiunto: “Riteniamo che questo no da parte di Torino sia un errore e un peccato, perché si rifiuta un progetto ambizioso”.

A questo punto, “Aie e Fiera Milano dovranno decidere cosa fare. E lo decideranno insieme – ha detto Levi; Fiera Milano riunirà il suo Cda il 28 ottobre, Aie ha riunito oggi i suoi organi societari. Aspetteremo la riunione del Cda di Fiera per prendere qualsiasi decisione. Ribadisco, insieme a Fiera”. Dunque, tutto rimandato. “E tutte le opzioni restano sul piatto“.

Levi ha auspicato: “Non vorrei che questa fosse raccontata come una vittoria di Torino. Fossi in loro non parlerei di vittoria, visti i debiti che ha il Salone, senza dimenticare i creditori in attesa…”.

A proposito di Tempo di Libri, Levi aveva cominciato il suo incontro con i giornalisti ricordando “il grande successo di critica della seconda edizione, grazie a una programmazione di qualità, oltre che il successo di pubblico, con poco meno di 100mila visitatori, contati uno per uno”. E aveva specificato: “La Fiera di Milano è stata realizzata senza un euro di contributi pubblici (a parte i 50mila euro messi a disposizione dalla Regione Lombardia, e interamente destinati alle scuole). Gli editori aderenti ad Aie, grandi e piccoli, ci hanno ribadito la difficoltà di prendere parte a due fiere ravvicinate nel tempo e nello spazio, visti impegni e costi che certe manifestazioni prevedono”. Riguardo ai finanziamenti pubblici, lo stesso presidente ha precisato che, al contrario, “per Torino il Salone è un progetto politico, fondamentale per lo sviluppo della città, e per questo viene finanziato dagli enti pubblici”.

 

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