"È comprensibile che vogliamo tutto per i nostri figli. Solo che non si può pretendere di avere 'il figlio perfetto'...". Isabella Milani, insegnante e autrice, su ilLibraio.it analizza i principali errori educativi che si fanno in famiglia, ma anche a scuola. E offre una serie di preziosi consigli. Senza dimenticare che tutti i genitori sbagliano, spesso non rendendosene conto, o addirittura pensando di fare il bene di bambini e ragazzi...

Tutti noi genitori sbagliamo. È sicuro. L’educazione dei figli (molto di più dell’educazione degli alunni) è come un negozio di preziosi oggetti di cristallo, dove bicchieri, vasi e soprammobili sono esposti vicinissimi fra loro, in modo che comunque ci muoviamo, rischiamo di fare dei danni. E anche mettendoci il massimo impegno, non si esce mai senza aver rotto qualcosa. Anche senza essere elefanti. Quello che possiamo augurarci è di rompere oggetti di poco valore.

Ci sono errori che facciamo e di cui non ci rendiamo conto. Ce ne sono altri che commettiamo, addirittura pensando di fare il bene dei figli. E altri ancora che, senza una volontà di ferro (o senza l’aiuto di un bravo psicologo o di uno psicoterapeuta o di uno psichiatra) non riusciamo a evitare perché sono il frutto di grossi errori educativi dei nostri genitori, o di traumi personali che risalgono alla nostra infanzia.

Scelgo due errori, che sono molto comuni, proprio perché non ci accorgiamo di farli. Eppure sono carichi di conseguenze negative.

Il primo errore lo facciamo quando chiediamo troppo a nostro figlio.

Noi genitori non ci rendiamo conto di aver fatto questo errore fino a quando non ci ritroviamo un bambino o un adolescente insicuro, pieno di ansie e di paure, e poi un adulto infelice. Il tipo di insicurezza, di ansia o di paura che segnano la vita dei figli di genitori troppo esigenti varia a seconda dell’aspetto su cui è stata esercitata maggiormente la pressione. Credetemi, non è un giudizio critico, il mio, ma un aiuto che spero di dare, perché è facilissimo cascarci. E – mi sembra importante aggiungerlo – questo errore possono commetterlo anche gli insegnanti.

Quando educhiamo un figlio, vogliamo per lui il meglio: che sia felice, che sia sereno, che si comporti bene, che sia benvoluto da tutti, che abbia tanti amici, che non abbia problemi e che non dia problemi, che sia intelligente, bello, studioso, educato, rispettoso, onesto, simpatico, forte, sano, coraggioso, umile, altruista, generoso, ecc. Il resto mettetecelo voi. Anche perché “il meglio” può cambiare molto da famiglia a famiglia.

È comprensibile che vogliamo tutto per i nostri figli. Solo che non si può pretendere di avere “il figlio perfetto”.  Prima di tutto perché molti dei sogni che coltiviamo per lui dipendono da fattori sui quali né noi né lui abbiamo influenza. E spesso i nostri sogni “per lui”, sono in realtà i sogni che un tempo avevamo “per noi” e che non abbiamo potuto realizzare.  Ma soprattutto perché su tutta la faccia della Terra nessuno è perfetto. E – senza andare tanto lontano – perché noi stessi non siamo certo perfetti.

Ma – badate bene-  riusciamo a fare dei danni anche quando siamo molto in gamba. Capita addirittura che proprio i figli di persone che hanno caratteristiche che le rendono (apparentemente!) perfette siano i più complessati, pieni di insicurezze, di ansie e di paure. I genitori che sono stati studenti eccezionalmente bravi, o molto belli, in gamba, intelligenti, sicuri di sé, o ammirati da tutti, anche quando non chiedono nulla ai figli, trasmettono un’idea che risulta terribile per chi sta costruendo la sua autostima: “Non riuscirò mai a essere come loro. Meglio che non ci provi neanche, perché altrimenti mi rendo ridicolo”.

Quindi si può chiedere troppo sia consapevolmente che inconsapevolmente.

E spesso lo si fa a scuola: non si accetta che il proprio figlio prenda un brutto voto, che abbia delle difficoltà, che venga rimproverato, che studi tanto e riesca a prendere solo un “misero 6”. Lo si rimprovera (quando non lo si punisce) perché “ha preso troppo poco”, senza rendersi conto che spesso è proprio questa la ragione della sua bassa autostima, e di conseguenza dei suoi scarsi risultati. Sono i bambini che piangono per aver preso un brutto voto o per essere stati rimproverati o per aver ricevuto una nota disciplinare. In realtà piangono perché temono il giudizio dei loro genitori. Ma sono proprio i loro genitori quelli che vengono a protestare perché il figlio ha pianto, accusando gli insegnanti di mortificarlo o di ledere la sua autostima.

Mi sono trovata spesso a spiegare a dei genitori che pretendevano troppo dal loro figlio che chiedere a un bambino o a un ragazzo quello che non può dare è una crudeltà. Che pensare che “basti volerlo” per ottenere quello che viene richiesto è un’ingenuità che può creare grossi problemi ai figli. Proprio a quei figli per i quali i genitori vogliono “il meglio”.

Il secondo errore lo facciamo quando chiediamo troppo poco a nostro figlio.

Stiamo tanto fuori casa, non abbiamo tempo per educarli e neanche per stare con loro, per conoscere le loro debolezze, i loro bisogni, le loro reali capacità e incapacità, e – spesso inconsciamente – percepiamo che c’è qualcosa di sbagliato nelle nostre scelte educative. Così, molti di noi cercano di “risarcire” i figli non pretendendo nulla da loro. Il ragionamento (inconscio) è: povero bambino, sta sempre solo, non abbiamo potuto dargli un fratellino o una sorellina, lo vediamo solo alla sera, e quando torniamo siamo stanchi e non possiamo giocare o parlare con lui! Vogliamo anche rimproverarlo? Dovrebbe anche rifarsi il letto? Vogliamo anche che metta a posto i giocattoli? Vogliamo anche togliergli la televisione, i videogiochi? Dobbiamo anche obbligarlo a passare ore a studiare? Vogliamo impedirgli di correre al ristorante? Possiamo permettere che l’insegnante lo sgridi? Che l’allenatore lo tenga in panchina?

Ecco, ho semplificato e sintetizzato il problema.

Anche questo è un errore facilissimo da commettere perché i sensi di colpa che possono venirci come genitori sono inconsci, e si insinuano in noi senza avvertirci.

Noi genitori non ci rendiamo conto di aver fatto questo errore fino a quando non ci ritroviamo un bambino o un adolescente che ci comanda, che pretende di fare e di avere quello che vuole, ovunque si trovi: a casa, a scuola, al ristorante, per la strada, sul campo da gioco; è il bambino o l’adolescente che fa scenate alla mamma perché il pranzo non è pronto, perché non ha lavato la maglietta che gli serviva per la festa, perché non gli viene comperato subito quello che vuole, o che protesta perché l’insegnante gli ha chiesto di fare i compiti, di studiare, di non ridere, di non giocherellare, ecc.

I genitori di questi figli (diventati) maleducati, svogliati, arroganti, menefreghisti, pieni di diritti e senza alcun dovere sono proprio quelli che vengono continuamente a protestare a scuola, accusando gli insegnanti di “avercela” con il figlio, di pretendere troppo, ecc. E sono anche quelli che possono arrivare a mettere le mani addosso alla maestra o al professore.

Che cosa fare allora, se ci accorgiamo di aver sbagliato in un modo o nell’altro?

Ecco qualche suggerimento.

-Diventiamo consapevoli dei rischi ai quali ci espone l’essere troppo o troppo poco esigenti: pensiamoci sopra, se non lo abbiamo mai fatto.

-Ognuno di noi si osservi bene, e si chieda se pretende troppo, o nulla, tenendo conto anche dell’età dei figli, soprattutto i più piccoli. È importante farlo, in particolare, se abbiano più di un figlio: che cosa pretendiamo dal maggiore? Come partecipa il bambino o l’adolescente alla conduzione della casa? Come trascorre il suo tempo libero?

-Ogni genitore osservi l’altro da questo punto di vista. Ognuno di noi porta nella sua nuova famiglia il tipo di educazione che ha ricevuto, e a volte è anche molto diversa da quella dell’altro. Rendiamoci conto del fatto che questo può portare a sovraccaricare di richieste e di divieti i nostri figli: il padre considera irrinunciabile pretendere un certo comportamento, che magari la madre lascerebbe correre, e viceversa. Oppure un genitore vorrebbe chiedere al figlio di aiutare in casa, e l’altro non è d’accordo.

E ci sono casi in cui i genitori chiedono a volte troppo e a volte troppo poco. Per questi motivi, è decisamente utile che i genitori, quando sono in disaccordo, parlino dell’educazione dei figli e concordino una linea comune. Può essere necessario discutere e perfino litigare, ma è molto importante arrivare a un solo indirizzo educativo. E bisogna farlo sempre e assolutamente quando i figli non sono presenti. Mostrare davanti a loro che non siamo d’accordo sulle decisioni che li riguardano, o dire “Facciamo le cose come ci vengono, senza tanti discorsi!”, o “Un tempo i genitori non si facevano tanti problemi e i figli venivano su benissimo!” non conviene assolutamente.

-Osserviamo anche chi sta molto con i nostri figli (quindi anche nonni e nonne), e comunichiamo anche a loro la linea educativa che abbiamo deciso. I nonni devono adeguarsi, perché il loro ruolo è importantissimo, soprattutto dal punto di vista affettivo, ma non è più il ruolo di genitori.

-Se abbiamo chiesto troppo smettiamo di farlo, per non lasciare ai nostri figli delle ferite psicologiche che poi faticheranno a far rimarginare.

-Se non chiediamo ai figli nessun impegno ricordiamoci che per vivere in società dovranno essere capaci di faticare, di eseguire i compiti che verranno loro assegnati, e di avere delle responsabilità; e convinciamoci del fatto che è giusto che i figli collaborino con i genitori nella gestione della casa, e – soprattutto – che noi adulti non siamo servi e sudditi, e loro non sono i nostri padroni o re.

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi e Maleducati o educati male? Consigli pratici di un’insegnante per una nuova intesa tra scuola e famiglia. 
Qui il nuovo sito dell’autrice e qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

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