Giovanissima poetessa transessuale, Giovanna Cristina Vivinetto è l'autrice di "Dolore minimo", una raccolta di poesie che narra la metamorfosi di un'identità oltre che di un corpo

“Questa nuova nascita al mondo, questo delicato e profondo scambio di ruoli diventa la ragione vera della sua poetica che scorre come i fotogrammi di un film che si rincorrono mostrando dettagli, sguardi, scorci prima nebulosi e poi sempre più limpidi e cristallini, sul ritmo lento del suo respiro”. Con queste parole Dacia Maraini introduce Dolore minimo (Interlinea Edizioni), la raccolta di poesie di Giovanna Cristina Vivinetto, autrice di un diario in versi intimo e delicato, che si fa testimonianza di una metamorfosi dolorosa e necessaria al tempo stesso.

giovanna cristina vivinetto dolore minimo interlinea edizioni copertina

È una metamorfosi dell’identità, quella narrata dall’autrice, un’identità scissa che si fa madre di un io nuovo, quello poetico, che scrive rivolgendosi a una se stessa passata e presente, come in una narrazione del destino compiutosi: giovanissima, classe ’94, originaria di Siracusa, l’autrice è transessuale e ne fa poesia, con una lievità che dà voce a un dolore tutt’altro che minimo, ma allo stesso tempo luminoso, materno, genitore della nuova identità che ne ha preso vita.

È la genesi descritta da Alessadro Fo nella nota di chiusura del volume: “Quell’io nasceva duplice e scisso, e così si è imposta a un certo punto una scelta. Una trasformazione. I versi della Vivinetto sono il diario di quella metamorfosi: scrivono, dall’oggi, talvolta al (e del) sé di ieri, e talvolta anche al (e del) sé di oggi, inteso quasi come filiazione di una propria volontà che a un certo punto è entrata nella creazione, e si è fatta demiurgo della propria vita e fabbro della propria fortuna”.

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