Arriva in libreria "Avrò cura di te" (Longanesi), romanzo a quattro mani firmato da due autori di grande successo e grande sensibilità

Gioconda, detta, Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te… L’angelo ha un nome: Filèmone, ha una storia. Soprattutto, ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Scambio che è raccontato in “Avrò cura di te” (Longanesi), romanzo a quattro mani firmato da due autori di grande successo e grande sensibilità: Massimo Gramellini e Chiara Gamberale. E scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro. Perché a ognuno di loro, grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, sia possibile silenziare la testa e l’istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filemone, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.

 

Su IlLibraio.it il secondo capitolo del romanzo
(pubblicato per gentile concessione dell’editore)

 

(…)

16 febbraio

Ho avuto bisogno di due giorni per riprendermi. Vorresti dire, insomma, che… Che io scrivo a un angelo e lui mi risponde? O sono in preda alle allucinazioni, oppure è il mondo che per venirmi incontro ha deciso di impazzire. Ma sai che c’è? In entrambi i casi mi sta bene. Fra la realtà e il cassetto di mia nonna dove ieri mattina ho trovato la tua lettera, ho troppi problemi per non credere al cassetto di mia nonna. E allora ci credo, anche se preferisco non rileggere attentamente, riga per riga, quello che scrivi, perché amici d’infanzia immaginari e angeli che mandano auguri di San Valentino non sono esattamente il genere di cose su cui faccio affidamento… Ma su cosa e su chi faccio affidamento, io, adesso? Su niente. Su nessuno. E nessuno me l’ha mai detto, nemmeno Leonardo, ora che ci penso. Nessuno mi ha mai detto: avrò cura di te.
Giò
P.S. Filèmone?? Ma che nome è, Filèmone??
Non credo ti interessi sapere che nome sia, ma chi ci sia dietro. Sono il suono sommesso che ti svuota la mente e ti fa muovere la mano sul foglio, dando vita a questa scrittura che ti sorprende perché non è la tua e a pensieri che ti sorprendono benché siano i tuoi. Sono una bolla di sapone legata al cielo da un filo sottilissimo che bilancia i grovigli di corde con cui la terra ti tiene aggrappata a sè.
Sono la tua metà di luce che appare quando hai bisogno di qualcuno che ti indichi il cammino.
Sono un vecchio di due milioni di anni e un bimbo che deve ancora nascere.
Sono la voce degli dei che gli umani hanno smesso di ascoltare.
Mi chiamo Filèmone, come l’angelo di Jung e come il marito della favola di Ovidio che realizzò il tuo sogno di un amore senza limiti. Giunti al termine della vita,  Filèmone e Bauci, la sua sposa, chiesero a Giove di morire come avevano vissuto: insieme. Il dio li esaudì, trasformando la loro capanna di fango in un santuario e gli anziani coniugi in due alberi posti a guardia del tempio. Accomunati dalla stessa ombra e dalla stessa luce.
Sono il tuo Custode, Gioconda. E lo rimarrò fino a quando non avrai ripreso confidenza con la tua ombra e con la tua luce.
Filèmone

(continua in libreria…)

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