Intervista a Jonathan Stroud autore di L’amuleto di Samarcanda ISBN:8884513014

Bartimeus, jinn millenario, un demone che è stato testimone di secoli di storia, viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato a Londra. Dovrà compiere una missione tra le più difficili e pericolose: rubare il prezioso Amuleto di Samarcanda a un mago senza scrupoli e membro del Parlamento, Simon Lovelace. Ma il vero problema è che a chiamarlo è stato un ragazzino di dodici anni, un apprendista mago che non sembra affatto in grado di dominarlo… In una Londra alternativa, in cui si mescolano atmosfere dickensiane e personaggi da mille e una notte, dove intrighi e brama di potere sono all’ordine del giorno, l’arguto, saccente e irascibile Bartimeus dovrà imparare a vedersela con il giovane Nathaniel. La loro vicenda è narrata in L’Amuleto di Samarcanda, primo volume della trilogia di Bartimeus nata dalla penna di Jonathan Stroud, esordiente trentaquattrenne che ha subito raggiunto con il suo romanzo la vetta della classifica dei bestseller inglesi e già spopola in Francia a pochi mesi dall’uscita in libreria. Infinitestorie lo ha intervistato.

D. Come nasce questo romanzo? Aveva già pensato di farne una trilogia?

R. L’idea è nata durante una passeggiata in un giorno di pioggia. Era davvero una brutta giornata e mi sentivo depresso. Stavo tornando a casa con i sacchetti della spesa a piedi perché camminare mi permette di pensare e di avere nuove idee. Una volta arrivato a casa ho scritto di getto i primi due capitoli e li ho fatti leggere a mia moglie. L’ho proprio costretta a sedersi sulla sedia e a non alzarsi prima di averli letti fino in fondo. Apprezzo molto il suo giudizio, che so imparziale. Le sono piaciuti, ed è stato un buon segno. All’inizio avevo in mente di scrivere un solo libro ambientato in una Gran Bretagna simile all’attuale, in cui i maghi dominavano il mondo. Avevo anche pensato che la storia avrebbe avuto come protagonista un demone, un jinn di nome Bartimeus. Ma solo dopo aver raggiunto pagina cinquanta ho capito che la trama si stava infittendo troppo e che c’erano troppi eventi da descrivere e troppe cose da spiegare per comprimerli in un solo romanzo, così ho deciso che sarebbe diventata una trilogia. Ciò mi ha permesso di sviluppare meglio alcuni personaggi che appaiono brevemente nel primo romanzo e che avranno ampio spazio nei successivi.

D. Quali fonti l’hanno ispirata e quali autori del genere fantasy sente più vicini?

R. All’università ho studiato letteratura specializzandomi nei classici inglesi, nelle fiabe, e ho una grande passione per la mitologia che mi ha ispirato nella stesura del romanzo. Mi sono ispirato anche alla Bibbia: Bartimeus è infatti il nome di un mendicante cieco che compare nel Nuovo Testamento, e le mie letture di testi sul Medio Oriente mi hanno portato a scegliere il nome di Samarcanda, un’antica città situata lungo la via della Seta. Tolkien è stato importante durante la mia adolescenza, e Il Signore degli Anelli era il mio romanzo preferito quando avevo circa quattordici anni. Pullman è invece più recente, e riconosco che la sua opera e il suo successo mi hanno fortemente ispirato. In Inghilterra ha infatti un grande successo di critica. Per quanto invece riguarda J. K. Rowling posso dire che ha spalancato le porte del successo commerciale riuscendo a mostrarci qual è il potenziale di questo genere letterario. Ritengo che il mio romanzo sia una via di mezzo tra quelli di Pullman e quelli della Rowling. Per me è importante che il fantasy non sia pura evasione, ma che abbia precisi legami con la realtà, aspetto in grado di interessare anche un pubblico adulto.

D. Nathaniel ricorda molto Harry Potter: è orfano, aspirante mago. Che cosa accomuna questi due protagonisti e che cosa li divide dagli altri personaggi dell’L’Amuleto di Samarcanda?

R. Si parla molto di magia, oggi come in passato, nella letteratura fantastica. Tuttavia credo che i personaggi del mio romanzo siano molto diversi. Ciò che voglio far emergere è la lotta per il potere che si ottiene attraverso la magia. I personaggi del mio romanzo non sono tutti buoni o cattivi come Silente o Gandalf, ho voluto cioè sottolineare la loro ambiguità morale. A differenza del protagonista di J. K. Rowling, Nathaniel non possiede un animo nobile ed è motivato dalla vendetta. Lui studia a casa e non in un college. Naturalmente ha caratteristiche positive: tenacia, fedeltà, lealtà, una buona dose di idealismo. Tuttavia ha avuto un’infanzia difficile. Quindi è un personaggio in continuo conflitto con se stesso, e non soltanto con le avversità esterne. Penso di avere creato la figura di un ragazzino piuttosto diverso da altri personaggi di questo genere.

D. Che cosa rappresenta l’amuleto del titolo?

R. È un oggetto magico da cercare. Ciò che importa però non è la ricerca, pensiamo per esempio al valore simbolico che poteva avere il Santo Graal. La sua esistenza è importante perché scatena gli eventi, ma è un espediente per spiegare a che cosa serve la magia rappresentata qui dal potere politico. Tale potere è nelle mani dei demoni, mentre gli uomini studiano sui libri gli incantesimi con i quali riescono a evocare tali demoni. L’amuleto è per me anche un’ottima scusa per riunire nel romanzo i temi a me cari, dall’avventura al folklore, dalle leggende alla storia, dalla satira all’ironia.

D. La casa di produzione americana Miramax ha acquistato i diritti dell’L’Amuleto di Samarcanda, che presto diventerà un film. Quale ruolo avrà lei nella realizzazione?

R. Non avrò la supervisione sulla realizzazione del film e, all’inizio, la cosa mi spaventava. Sono tuttavia convinto che gli sceneggiatori faranno un buon lavoro e che saranno fedeli alla trama del romanzo. Ho parlato con lo sceneggiatore, naturalmente, e abbiamo concordato insieme anche alcune modifiche per la versione cinematografica, ma non ho la competenza né il tempo per scrivere una sceneggiatura. Ho completa fiducia in chi si occupa dell’adattamento e preferisco lasciare lavorare in pace quelli che conoscono il loro mestiere. In passato, mi è capitato di vedere film sceneggiati dagli stessi autori dei romanzi e il risultato è stato davvero pessimo.

D. Ci può anticipare qualcosa del prossimo volume?

R. Ho da poco terminato la stesura. Si intitolerà Golem’s eye, e soltanto questo ha richiesto un anno. In autunno uscirà in Inghilterra. Ci sarà un nuovo personaggio, Kitty, che ha già fatto una breve comparsa nell’Amuleto di Samarcanda. Si tratta di una ragazza comune, non dotata di poteri magici e come tale diffidente nei confronti dei maghi. Sarà lei a condurre una sorta di rivolta nei confronti del regime. I maghi infatti sono tutti politici. Nathaniel avrà ancora bisogno di Bartimeus, e le loro vicende saranno strettamente legate a Kitty, che rappresenterà una nuova voce narrativa.

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