Nel saggio "Il potere del sonno" Richard Wiseman illustra un metodo innovativo per avere un riposo di qualità: dormire male ha infatti effetti negativi sulla salute, sulla felicità e sulla durata della vita - Su ilLibraio.it un capitolo

Molti tendono a considerare il tempo speso dormendo come sottratto ad attività più importanti. Si hanno così tante cose da fare durante la giornata, che spesso 24 ore sembrano poche: figurarsi se si può “sprecare” del tempo a dormire. Oltre al fatto che è ormai comune concepire chi ama dormire come un “pigrone”, un “lavativo”, un “perditempo”. Da qui la nascita, nel tempo, di vari detti come “Dormirò quando sarò morto“, o l’ancora attualissimo “Chi dorme non piglia pesci”.

dormire ufficio

Questo pregiudizio nei confronti del dormire fa sì che la mancanza di sonno sia una delle emergenze più sottovalutate della nostra epoca. Dormire male ha effetti negativi sulla salute, sulla felicità e sulla durata della vita; viceversa dormire bene rigenera, migliora la memoria e favorisce la longevità.

Nel suo nuovo libro Il potere del sonno (Vallardi), Richard Wiseman fa il punto sulle più recenti scoperte scientifiche, illustrando un metodo innovativo per avere un riposo di qualità, che trasformerà radicalmente la vita da svegli di ciascuno. Wiseman è professore di Psicologia alla University of Hertfordshire e una delle massime autorità inglesi nel campo dei disturbi del sonno. I suoi libri hanno venduto oltre tre milioni di copie e i suoi canali YouTube sono tra i più popolari del Regno Unito con oltre 500 milioni di visualizzazioni.

“Ogni giorno della nostra vita ci capita una cosa davvero strana. Chiudiamo gli occhi, dimentichiamo ciò che ci circonda, e ci mettiamo in viaggio verso un mondo fantastico. In questo regno immaginario possiamo volare, uscire con il nostro attore preferito, o constatare con orrore che tutti i denti ci stanno cadendo. Alla fine riprendiamo coscienza, apriamo gli occhi e continuiamo a vivere come se non fosse successo nulla di particolare”. E invece è successo molto, moltissimo: di fatto si è consumata una parte fondamentale della nostra esistenza.

il potere del sonno

Per gentile concessione della casa editrice, riportiamo un estratto:

Dormire al lavoro

Il cervello rappresenta solo il 2% del peso corporeo, ma usa il 20% dell’energia prodotta dal corpo. Quando siamo in debito di sonno il corpo fatica a estrarre il glucosio dal flusso sanguigno e il cervello non riesce a pensare come dovrebbe.

Per studiare questo effetto, lo scienziato del sonno Jim Horne, della Loughborough University, creò un casinò in miniatura, nel quale l’unico gioco disponibile era molto semplice. Dei volontari furono invitati al laboratorio/casinò di Horne, e fu chiesto loro di scegliere delle carte da quattro mazzi. Certe carte assicuravano una vincita in denaro, altre una perdita. I mazzi erano stati organizzati in modo da contenere carte vincenti e perdenti in proporzioni diverse. I volontari che avevano dormito bene la notte precedente impararono inconsciamente a pescare dai mazzi con la più alta percentuale di carte vincenti, mentre quelli in debito di sonno continuarono a pescare a caso da tutti e quattro i mazzi. Dati i risultati di Horne, non sorprende che molti casinò incoraggino i clienti a continuare a giocare per tutta la notte, invece di andare a letto.

Ma la privazione di sonno non altera solamente la capacità di fare scelte razionali. La zona frontale del cervello ha un ruolo decisivo nel determinare la nostra forza di volontà. Quando siamo in debito di sonno, i bassi livelli energetici in quest’area del cervello possono avere effetti alquanto negativi perché minano il senso di autocontrollo e di disciplina. Numerosi studi hanno rivelato le conseguenze disastrose che questo può avere sul posto di lavoro.

In un esperimento, Michael Christian, della University of North Carolina, a Chapel Hill, valutò la relazione tra il debito di sonno e il livello di professionalità negli ospedali. Chiese a un gruppo di infermieri di indicare quanto avessero dormito la notte precedente e quali comportamenti scorretti avessero messo in atto durante l’ultimo turno, per esempio lavorare intenzionalmente con maggiore lentezza, avere conversazioni inappropriate su informazioni riservate e usare sostanze illegali nel reparto. Gli infermieri che avevano dormito meno di sette ore si erano comportati in maniera poco professionale molto più frequentemente degli altri.

Un altro studio, condotto da Christopher Barnes, del Pamplin College of Business del Virginia Tech, si è concentrato sugli imbrogli. Egli chiese a un gruppo di studenti di tenere per una settimana un diario del sonno e poi di partecipare a un quiz di cultura generale. Gli studenti ebbero la possibilità di imbrogliare cambiando le domande, e i ricercatori ebbero così modo di scoprire se poco sonno causasse un maggior numero di imbrogli. Più gli studenti erano andati a letto tardi, più colsero l’occasione di imbrogliare.

Infine, David Wagner, della Singapore Management University, si è domandato se gli impiegati in debito di sonno usassero più frequentemente Internet per ragioni personali durante l’orario di lavoro (in gergo, si chiama cyberloafing). Per prima cosa, fornì ai volontari degli orologi speciali dotati di un accelerometro, per misurare quanti minuti dormissero di notte. Il giorno seguente fu chiesto loro di guardare la registrazione di un’importante lezione sugli schermi dei loro computer. A insaputa dei partecipanti, i ricercatori misurarono di nascosto i minuti che ogni impiegato trascorse su siti Internet di intrattenimento, invece di guardare il video. Quelli che avevano continuato a girarsi e muoversi per tutta la notte avevano maggiore probabilità di usare Internet per ragioni personali il giorno seguente.

L ’effetto di uno scarso autocontrollo sul posto di lavoro non è affatto cosa di poco conto: si stima che la stanchezza legata alla mancanza di sonno costi alle aziende 150 miliardi di dollari in produttività persa ogni anno.

Quest’effetto può avere, nel lungo periodo, conseguenze negative sul cervello. In uno studio, per esempio, Jane Ferrie, una ricercatrice di medicina sociale presso lo University College di Londra, ha analizzato la vita e la mente di più di 5000 volontari di mezza età nel corso di cinque anni.25 A fine anni Novanta, tutti i volontari indicarono la durata media del loro sonno notturno. Cinque anni dopo indicarono di nuovo quanto dormissero, e affrontarono dei test per misurare la memoria, il vocabolario e il pensiero logico. I risultati rivelarono che dormire meno di sei ore a notte, o molto più di otto, era correlato a risultati peggiori nel test. Inoltre, i volontari che in quei cinque anni avevano iniziato a dormire molto meno ottennero punteggi significativamente bassi in relazione al pensiero logico e al vocabolario. In genere, la capacità di ricordare informazioni e di pensare rapidamente diminuisce con l’invecchiamento. Basandosi su questo esperimento, i ricercatori hanno stimato che, negli adulti di mezza età, dormire meno di sei ore o più di nove faccia invecchiare il cervello di circa sette anni.

Il debito di sonno sta distruggendo il nostro sistema scolastico, costa miliardi alle aziende e fa invecchiare prematuramente il cervello. Peggio ancora, forse, potrebbe addirittura ucciderci.

Uffici da sogno

Nel 2010, Google acquistò diverse “capsule da siesta” altamente tecnologiche per gli impiegati del proprio quartier generale. Questi oggetti futuristici consistono di una sedia reclinabile progettata appositamente e di una copertura sferica di un metro circa di diametro. Chi desidera farsi una rapida dormita si sdraia sulla sedia, in una posizione che favorisce la circolazione sanguigna e riduce la pressione sulla parte inferiore della schiena. Poi abbassa la sfera sulla testa, e per una ventina di minuti ascolta ritmi a bassa frequenza che stimolano il rilassamento e aiutano a bloccare i rumori esterni. I vantaggi delle capsule si sono fatti notare rapidamente: Google ha dichiarato che persino una brevissima siesta serve a rinfrancare gli impiegati, preparandoli ad affrontare il resto della giornata.

Google non è l’unica società ad aver aperto gli occhi di fronte al potere del sonno. Comunque, creare lo spazio perfetto per un veloce riposino non comporta necessariamente l’acquisto di una capsula ipertecnologica. Qualche anno fa mi sono impossessato di una grande stanza nella mia università, l’ho riempita di una strana luce verde (che aiuta il cervello a produrre un neurotrasmettitore “del benessere” chiamato dopamina), e ho illuminato il soffitto in modo che somigliasse a uno splendido cielo azzurro. Chiesi ad alcuni volontari di sdraiarsi su un morbido tappetino da yoga, di posare il capo su un cuscino profumato alla lavanda, e di ascoltare una musica rilassante composta per l’occasione. La stanza ebbe l’effetto di una strana pozione soporifera, e tutti i volontari riuscirono facilmente a godersi qualche minuto di siesta. Dopo una ventina di minuti di sonno leggero si risvegliarono particolarmente vigili e rinvigoriti.

Inoltre c’è la questione del “dondolio”. Sophie Schwartz, dell’Università di Ginevra, chiese ad alcuni volontari di farsi una dormita pomeridiana di quaranta minuti sdraiati su speciali “amache sperimentali”, alcune delle quali restavano immobili mentre altre dondolavano dolcemente da un lato all’altro. Durante ogni sessione, il cervello dei volontari fu monitorato attentamente. Persino un lievissimo dondolio aumentò notevolmente la quantità di sonno profondo sperimentata, suggerendo
che riposare su un’amaca o una sedia a dondolo sia una maniera scientificamente provata di potenziare le proprie capacità mentali.

(Continua in libreria…)

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