A partire da un dolore comune a tanti – la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggere – "Faremo Foresta", il nuovo romanzo di Ilaria Bernardini, racconta la storia di due donne che si prendono cura delle piante e l’una dell’altra - Su ilLibraio.it un estratto

Tutto ha inizio a Milano, nel giorno del disastro. Anna sta piangendo la fine del suo amore: lei e il papà di Nico, il loro bambino di quattro anni, hanno deciso di lasciarsi. Quel giorno, Anna incontra per caso Maria, una amica di sua sorella che non conosce bene. Anna è sempre stata distante, da tutti. Mentre chiacchierano, Maria comincia a stare molto male. Anna le tiene la mano, la guarda crollare, chiama i soccorsi. Solo dopo l’ambulanza, il ricovero, le telefonate, si scopre che Maria ha avuto un aneurisma cerebrale.

Trascorre una lunga estate di convalescenza per entrambe. Come si fa a reimparare a uscire di casa e parlare con le persone dopo aver capito quanto vicina è la fine? Come si fa a dire a un bambino che il papà e la mamma non si amano più?

La galleria della madre di Anna sta chiudendo, la casa editrice del padre è fallita, con l’ex marito hanno smesso di guardarsi negli occhi. Anche Maria viene lasciata, le meduse invadono i mari, si annuncia la fine del mondo e pure le piante sul terrazzo della nuova casa di Anna e Nico sono mezze morte.

Attorno alle due donne, solo incertezza e paura. Finché insieme, Anna e Maria, cominciano a occuparsi del terrazzo. Così, mentre Maria, che è una bravissima giardiniera, toglie il secco e il morto, pianta nuovi semi e rinvasa, Anna le prepara da mangiare. Poco a poco e stagione dopo stagione, la menta diventa verde e forte, il limone e il fico fanno i frutti e spuntano i girasole. L’oleandro s’infittisce, arrivano le lucertole e le farfalle.

A partire da un dolore comune a tanti – la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggereFaremo Foresta (Mondadori), il nuovo romanzo di Ilaria Bernardini, sceneggiatrice (ultimamente, In Treatment), autrice per la tv di Very Victoria su Mtv e Victor Victoria su La7 e ideatrice dei programmi Ginnaste- vite parallele e Ballerini, racconta la storia di due donne che si prendono cura delle piante e l’una dell’altra.

faremo foresta ilaria bernardini

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, pubblichiamo un estratto:

Più tardi sono andata a prendere Nico. Siamo risaliti per qualche minuto a casa, volevo fargli vedere il terrazzo che si costruiva dalla terra e i rami secchi, le piante morte. Volevo fargli vedere il nostro presente, compresi i rami da smaltire. Maria gli ha spiegato cosa aveva fatto e Nico ha mangiato la merenda guardandola lavorare. L’abbiamo salutata.

«Se quando finisci non siamo ancora tornati lascia pure socchiuso» le ho detto.

Nico le ha dato un bacio sulla guancia e quel giorno, per le strade, con il mio bambino, mi sono sentita molto fiera. Da un lato perché sono in generale fiera di essere una madre ma soprattutto perché sono fiera di essere la madre di Nico. Nel quartiere nuovo poi incontriamo spesso amici, altri genitori e altri bambini, negozianti e maestri di teatro, di nuoto, di inglese, di ginnastica. E in questo nuovo posto, geografico ed emotivo, spesso mi commuovo. Mi commuovo anche quando penso che qualcuno ha scelto di insegnare esattamente nuoto, di fare il pane, di riparare le moto. È come un gioco di quando eravamo piccoli, tu fai il dottore, io la maestra, solo che è un gioco portato per le lunghe. Quando cammino e incrocio le persone non riesco per esempio a evitare di pensare a tutti noi che condividiamo questo quartiere, questa città, il mondo e questi anni, come comparse di un film o un romanzo che si svolge in queste poche vie, esattamente in questo tempo, quasi solo per noi. Penso ai nostri amori. Ai nostri dolori. Soprattutto quando vado al bar dove poco dopo essere entrata io, entra mio marito, ecco, nello stesso bar alcune mattine entro io con il mio nuovo fidanzato quando viene a Milano. Di sicuro un’oretta dopo entra mio marito con la sua nuova fidanzata. Forse usiamo anche la stessa tazzina. Gli stessi cucchiaini sciacquati male sotto l’acqua bollente. I camerieri, che sanno di noi e di tutti, commentano: sono il nostro coro greco. A volte anche io e mio marito ci organizziamo e andiamo a berci un caffè nelle stesse tazzine e così facciamo il punto su Nico e sulla nostra vita. In quel bar mio marito e il mio fidanzato si sono stretti per la prima volta la mano. Nello stesso bar io ho visto da lontano e per la prima volta la fidanzata di mio marito.

«È una mia amica» ha detto lui venendo incontro a me e Nico.

«Perché non si alza a salutarci?» ho chiesto io.

Mi è capitato anche di vedere una mamma della scuola piangere vicino alla piscina. Spiare litigate di coppie che conosco, ammirare baci segreti del barista. Per ognuno di noi immagino una riga di penna rossa, blu, verde, lasciata per terra. I nostri percorsi, ogni passo, le nostre tracce. Ci sembrano tragitti spettacolari, forse perché sono rossi, ma sono penne bic, le vendono in tutte le cartolerie. Le nostre case sono un’unica casa, grandissima.

«A cosa pensi?» chiedo a Nico mentre camminiamo. «Io non penso» mi risponde lui.
«E cosa fai, allora?»
«Sto con te. Stiamo camminando.»

Quando rientriamo a casa troviamo la porta socchiusa e un vasetto di foglie e fili d’erba sul tavolo della cucina. Ha dentro anche qualche rametto, la menta.

Di fianco c’è un bigliettino per dire “ciao, vado”. Imparo così che si possono fare vasetti belli senza bisogno di fiori. Senza bisogno di tagliare apposta e senza bisogno della primavera. Bastano le foglie, le spighe, il verde. Bastano gli avanzi delle potature per comporre qualcosa di delicato, le piante mezze morte della vicina per cominciare una foresta, gli avanzi di una famiglia per sopravvivere al deserto.

lllustrazione di Flaminia Veronesi
Illustrazione di Flaminia Veronesi

“Teucrium” ha scritto sul bigliettino Maria. Anche in inverno avremo qualcosa da guardare e in qualche modo da celebrare e le nostre piante sono già pronte a darci tutto questo, sempre.

«Stai respirando meglio» dice la cartomante.

«Hai per caso un quarzo rosa più grande?» chiedo io. E lei mi si siede in braccio.

«Stai parlando al presente» mi dice lei.
«Nel passato o nel presente?» chiedo io.
«Ovunque» ridacchia lei. «Sei presente da tutte le parti e a tutti noi. Avanti così!»

Mia sorella Diana intanto cerca una casa nuova. Anche le scatole di trasloco e i camion, le imbiancate e gli spostamenti di mobili, vedo tutto come fossi su una terrazza altissima. Da quassù la vista è limpida e accoglie solo il necessario. Il movimento è inarrestabile, fluido, continuo. Un traffico bestiale di chilometri e chilogrammi spostati. Parcheggi di macchine grandi. Rumore di scotch su cartone marrone. Pennarelli che scrivono cucina, camera da letto, libri miei, libri tuoi. Cartelli sotto i palazzi che dicono “Oggi trasloco”. Nuove vite. Sogni. Io e mio marito che lasciamo la casa. Scatole. Camion. Mio marito che poco dopo lascia la casa nuova e va in quella nuova-nuova. Scatole. Camion. Mia sorella che prende la nuova casa. Scatole. Camion. Il letto di mio nonno che arriva da me. Maria che lascia la casa del suo fidanzato. Mia nonna che lascia la sua casa di sempre. Mio padre che lascia i suoi uffici. Scatole. Camion. Scatole. Camion. E ognuna delle case in cui ci spostiamo è stata svuotata. Ogni progetto è stato modificato. Pensato, riscelto, abbandonato. La ex inquilina della mia casa che si sposta. Scatole. Camion. Suo marito che qualche mese prima di lei ha lasciato la casa in cui ora sono io. Scatole. Camion. Il nostro movimento è insieme struggente e in qualche maniera assurdo e inutile. Fa male e non si sente nulla allo stesso tempo.

«Come vuoi che sia la tua casa nuova?» chiedo a mia sorella Diana.

«O molto grande così affitto una stanza a qualcuno o molto piccola così me la posso permettere.»

«Cerchi in contemporanea due case totalmente opposte.» «Pure tu» ride lei. «E probabilmente anche tutti gli altri.»

Felice con gli occhi. Triste con la bocca.

(continua in libreria…)

L’APPUNTAMENTO – L’autrice presenta il romanzo il 9 febbraio, alle 19, presso Six Gallery, in via Scaldasole 7, a Milano. Con Serena Danna e Marisa Passera.

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