"Non ho molte passioni, anzi, fondamentalmente ne ho due, sono la scrittura e gli esseri umani. Anche perché mi spaventano, proprio perché mi spaventano". Torna in libreria Chiara Gamberale, con "Adesso", un romanzo dedicato alla magia dell’amore o, per precisione, allo stupore e alla paura che colpiscono chi si accorge all’improvviso di essersi innamorato. ilLibraio.it ha intervistato la scrittrice. Che ha parlato anche di attualità, visto che in queste settimane si discute del ddl Cirinnà sulle unioni civili: "Il mio mantra è che 'famiglia è dove famiglia si fa' e può immaginare che amarezza e che inquietudine provo di fronte a quello che (non) sta succedendo in Italia..."

Torna in libreria Chiara Gamberale, con Adesso (Feltrinelli), un romanzo dedicato alla magia dell’amore o, per precisione, allo stupore e alla paura che colpiscono chi si accorge all’improvviso di essersi innamorato. Ma al di là del colpo di fulmine, cosa accade?, si chiedono i due protagonisti, Lidia e Pietro, ma le tante risposte arrivano anche dai personaggi minori, che costellano questo romanzo di storie avvincenti e profondamente verosimili. Come sempre, con grande capacità introspettiva, Chiara Gamberale sa “ascoltare” i suoi personaggi e delinea le loro vicissitudini con vividezza. ilLibraio.it ha intervistato la scrittrice.

Adesso Chiara Gamberale

Nel romanzo, l’adesso è protagonista; il qui un po’ meno: i suoi personaggi viaggiano, talvolta per scappare, a volte invece per arrivare con coraggio alla meta e mettere delle timide ma tenaci radici. Forse viaggiare è l’unico modo per provare a… fermarsi e riflettere sulla propria vita?
“Rinunciare al qui per accedere all’adesso… Molto bella questa riflessione. È proprio così: a volte, spostandoci dal nostro solito-io, abbiamo l’occasione di accedere a un io-più-vero. Un posto, insomma, dove i desideri non siano mascherati da paure. È esattamente questo che provano a fare Lidia e Pietro, i miei due protagonisti”.

Accanto ai protagonisti, tanti personaggi minori a cui è facile affezionarsi. Fin da subito, pare che siano quasi tutti destinati a incontrarsi. Un colpo di genio da scrittrice oppure pensa che il destino (o chi per esso) sia un gran burattinaio?
“Da scrittrice mi sono messa a disposizione della genialità del destino, mettiamola così… E volevo anche mettere in scena che chi, come i sei personaggi che circondano Lidia e Pietro, è prigioniero di un suo schema, è destinato a incontrare gli altri solo fugacemente, troppo preso com’è dal fuggire da se stesso”.

Oltre agli amori più tradizionali, ci sono molte storie vivaci e imprevedibili, che sanno tutte di “vero”: quanto conta per una scrittrice confrontarsi periodicamente con le lettere di tanti lettori innamorati che chiedono consiglio sulle riviste?
“Moltissimo. Ma non penso solo alle lettere che ricevo dai miei lettori… Penso anche a quando li incontro alle presentazioni che diventano sempre, spontaneamente, una terapia di gruppo. Penso alle persone che incontro sulla metro, che incrocio al supermercato. A quelle che amo. Io non ho molte passioni, anzi, fondamentalmente ne ho due: sono la scrittura e gli esseri umani. Anche perché mi spaventano, proprio perché mi spaventano”.

Se guardiamo all’amore adesso, in questi ultimi giorni sono accesissimi i dibattiti sul Family Day e sulla proposta di legge sulle unioni civili. Se dovesse improvvisare una storia a partire da questi dibattiti, quali immagini le passano davanti agli occhi?
“Il mio mantra è che ‘famiglia è dove famiglia si fa’ e puoi immaginare che amarezza e che inquietudine provo di fronte a quello che (non) sta succedendo in Italia. Un romanzo ispirato anche a queste dinamiche l’ho già scritto, è Le luci nelle case degli altri, dove una bambina si ritrova adottata da un intero condominio: e tutti, anche i Barilla, i membri del nucleo più tradizionale che abita al quinto piano, sono chiamati a confrontarsi con l’evidenza che, per parafrasare Ruini, la famiglia non è un fatto ideologico, certo. Ma è un fatto sentimentale. E proprio per questo va tutelata riconoscendo a tutti gli stessi diritti”.

I suoi lettori abituali sanno che non si stanca mai di sperimentare; in quest’ultima opera, anche la struttura è piena di sorprese e fortemente composita: oltre alla narrazione classica, email, liste, brevissimi stralci di dialoghi e un efficacissimo curriculum… sentimentale. Come è nata l’idea?
“È vero, io gioco molto con lo stile, è proprio un presupposto della mia creatività. Stavolta mi sono divertita davvero tanto… Come nascono le idee è un mistero soprattutto per chi le ha partorite, ma tradurre nel linguaggio burocratico di un curriculum l’incandescenza delle vite sentimentali dei protagonisti è stata una bella sfida da affrontare. Ed è il modo con cui io per prima ho messo a fuoco chi fossero Lidia e Pietro, da dove venissero, che infanzia avessero vissuto o subito”.

«Non è nemmeno vero che lo pensava. Era sempre con lei come una specie di pellicola che imballava tutto il resto. Una plastica sottile, trasparente, spalmata fra lei e ogni pensiero». Questo accade alla sua protagonista, Lidia, quando si accorge che un incontro fortuito si è trasformato in ben altro. Ma capita anche a uno scrittore, quando incontra i suoi nuovi personaggi?
“Certo che capita, è esattamente così… Mi accorgo che un personaggio sta davvero prendendo forma quando non mi ricorda più qualcuno che conosco: ma quando qualcuno che incontro mi ricorda quel personaggio. E da quel momento in poi è sempre con me, non mi molla mai. Come quella pellicola”.

Capita scrivendo un romanzo di tenere ben marcati dei «muri fra quello che l’altro ti risponde e il bisogno di proteggerti dalla sua risposta», o è necessario abbattere qualsiasi divario tra scrittore, personaggio e lettore?
“Purtroppo non sono abituata a ergere muri, nemmeno nella mia vita privata… Figuriamoci se lo faccio quando scrivo, dove il fine profondo è quello di accedere a verità o di accettare misteri con cui, per un motivo o per un altro, altrimenti non riesco a confrontarmi. Quindi no, nessuna barriera fra me che scrivo, fra il personaggio che vive e ama e sbaglia e soffre e fra il lettore che leggerà”.

Se invece passiamo brevemente alla Chiara-Lettrice, pensa che leggere possa aiutare a «giocare d’anticipo con i capricci della vita»?
“Diciamo che, per quanto mi riguarda, mi aiuta a sopportarli meglio. Perfino e soprattutto quando non hanno senso”.

nota: la foto di Chiara Gamberale è di Maki Galimberti

 

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