IL PERSONAGGIO - Con una mostra ("sarà una sorpresa anche per me...") al Salone di Torino, partono i festeggiamenti per i 60 anni della Feltrinelli. Per l'occasione, ilLibraio.it ha ricordato con Inge Feltrinelli il ruolo che ha avuto lo storico marchio in questi decenni ("Non siamo più una casa editrice 'politicizzata' come un tempo, perché il contesto è cambiato. Ma restiamo radicali..."). E ha parlato del presente e del futuro del mondo del libro. Spazio anche ai temi più discussi, come la possibile acquisizione di Rcs Libri da parte di Mondadori: "Sono preoccupata. Anche perché poi in futuro Berlusconi potrebbe vendere tutto a un gruppo straniero...". Non solo: nell'intervista a tutto campo c'è spazio per la Milano dell'Expo, per Pisapia (e per il futuro governo della città), senza dimenticare l'Italia di Renzi ("Mi piace la sua vitalità. Anche se a volte è un po' autoritario. Ma forse il Paese ha bisogno di una figura così..."). E ancora, tanti ricordi personali e figure indimenticabili della cultura...

“Cambiare il mondo con i libri, combattere le ingiustizie con i libri”, spiegava Giangiacomo Feltrinelli nei primissimi anni di vita della sua casa editrice. “I libri sono tutto, i libri sono la vita”, ha scritto recentemente Inge Feltrinelli.

Quella del celebre marchio che quest’anno festeggia i suoi primi 60 anni, non è solo una grande storia di editoria. ilLibraio.it ne ha parlato con la stessa Inge, classe ’30, figlia di ebrei tedeschi immigrati dalla Spagna, un passato da fotoreporter (ha immortalato, tra gli altri, Greta Garbo, John Fitzgerald Kennedy, Winston Churchill, Ernest Hemingway, Allen Ginsberg, Pablo Picasso e Chagall…) e un presente da punto di riferimento per la casa editrice e per la catena libraria presieduta dal figlio Carlo (“Lui è fondamentale nella mia vita. Per tante cose è simile a suo padre…”, ci spiega).

Inge conobbe Giangiacomo nel 1958, e lo sposò nel 1960. Furono anni particolarmente intensi. Il 14 marzo 1972 il corpo dell’editore fu rinvenuto, dilaniato da un’esplosione, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, a Segrate. Sono passati 43 anni da allora, e molte cose sono cambiate, nel Paese, così come nel mondo del libro. “Furono giorni difficili, ma non fui lasciata sola”, ricorda oggi Inge Feltrinelli. “Mi circondavano giovani editor uniti dalla passione per i libri”.

Sono davvero tante le domande su quegli anni “mitici” e sulle personalità che ha conosciuto nel corso della sua vita che si vorrebbe farle…

Non ci sono libri della cui pubblicazione Inge Feltrinelli si è “pentita” nel corso del tempo, risponde convinta a una di queste. C’è però un testo che, a suo avviso, avrebbe meritato maggiore attenzione, Sotto il vulcano di Malcolm Lowry  (“un classico moderno, troppo poco riletto”). E, a proposito del ruolo della Feltrinelli nel corso dei decenni, ci tiene a sottolineare: “La casa editrice ha avuto il merito di contribuire al rilancio dell’editoria italiana nel Dopoguerra“.

Non solo: “Nei primi anni ’60, quando sono arrivata in Italia, a differenza della Francia e della Germania qui le librerie italiane erano piccole, a gestione familiare. Feltrinelli ha innovato anche in questo ambito. E l’altro giorno è stato emozionante inaugurare la nuova sede della libreria nella Galleria Vittorio Emanuele, nel cuore di Milano. Mi dicevano: in tutto il mondo le librerie chiudono, e voi investite? Siete rimasti gli ultimi utopisti…”.

A proposito del futuro del libro, Inge Feltrinelli non si dimostra pessimista: “Sono una vecchia ottimista, anche se non saprei immaginare la Feltrinelli e l’editoria tra dieci anni. Quanto a me, spero di esserci!“. Certo, da noi resta limitata la diffusione della lettura… “Sì, siamo a livello del Portogallo e della Grecia. Ma mi dà fiducia leggere tanti libri interessanti, pubblicati anche da piccoli editori“.

E restiamo al presente. Perché all’imminente Salone del libro di Torino (14-18 maggio) partono i festeggiamenti per il 60esimo compleanno della Feltrinelli, con una mostra che scandisce “dodici capitoli di un’esperienza editoriale che emerge intatta attraverso documenti, fotografie e aneddoti spesso inediti“. Il racconto tridimensionale proseguirà il suo itinerario “attraverso l’Italia dei festival letterari”. E, in una diversa declinazione, la mostra sarà poi esposta nelle Librerie Feltrinelli di Bologna, Genova, Napoli, Palermo e Verona. “La mostra sarà una sorpresa anche per me”, ci confida Inge Feltrinelli.

E veniamo a un argomento spinoso, ma inevitabile. Roberto Rivellino, direttore generale del gruppo Feltrinelli, nei giorni scorsi, proprio in occasione dell’inaugurazione della “nuova” libreria Feltrinelli citata sopra, ha parlato, tra le altre cose, della probabile acquisizione di Rcs Libri da parte di Mondadori, mostrandosi non troppo preoccupato, a differenza di molti autori, librai ed editori intervenuti nei mesi scorsi: “La speranza è che le aggregazioni non rappresentino una compressione degli spazi di libertà”, ha sì sottolineato il manager, aggiungendo, però: “Feltrinelli può trarre benefici nella parte alta della filiera e nel retail”. E ha concluso: “Abbiamo un marchio talmente forte, anche nel percepito dei clienti, che possiamo difenderci”. Dell’assai discussa questione “Mondazzoli” abbiamo chiesto a Inge Feltrinelli: “Questa vicenda per me resta un mistero… Non vedo alcun vantaggio economico, né tantomeno culturale… Qualche giorno fa ho letto l’appello di Umberto Eco contro l’acquisizione ospitato dalla New York Review Of Books. Sì, sono preoccupata. Anche perché poi in futuro Berlusconi  potrebbe vendere tutto a un gruppo straniero…“.

La storia della Feltrinelli è quella della casa editrice che nel 1957 pubblicò, non senza difficoltà, Il dottor Živago di Boris Pasternak e, un anno dopo, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Senza dimenticare Il tamburo di latta di Günter Grass, pubblicato nel 1962. E tanti altri importanti saggi e romanzi nel corso dei decenni. “Sono amica di tanti autori di oggi, da Baricco a Erri De Luca, da Saviano a Benni al giovane Missiroli… Certo, un po’ di nostalgia per l’editoria di una volta è inevitabile. L’altro giorno ero alla festa organizzata a Milano per l’amico Arbasino. E’ stata l’occasione per ricordare i vecchi tempi…”.

Ma Inge e la sua Feltrinelli guardano soprattutto al futuro. A Milano, dove ha sede la casa editrice, nell’area di Porta Volta, su un terreno di proprietà della famiglia Feltrinelli dalla fine dell’800, nell’estate dell’anno prossimo verrà inaugurata la nuova grande sede della Fondazione Feltrinelli, firmata dallo studio svizzero Herzog & De Meuron.

A Milano Inge Feltrinelli è molto legata: “Grazie a Expo in questi giorni la città mi appare incredibilmente moderna… circolano idee brillanti… ci sono nuovi musei, la Fondazione Prada, la mostra su Leonardo a Palazzo Reale… e ho molto apprezzato il restyling della Darsena… peccato che Pisapia abbia deciso di non ricandidarsi”. La interrompiamo per chiederle chi vorrebbe al suo posto, in futuro. Risponde senza titubanze: “Giuseppe Sala (commissario unico di Expo 2015 e amministratore delegato di Expo 2015 S.p.A., ndr). La città ha bisogno di un ottimo manager”.

Quanto a Expo, la Fondazione Feltrinelli è stata protagonista in questi mesi: “Sì, con Laboratorio Expo (“riflessione scientifica sui temi della sostenibilità ambientale ed etica, sulla cultura del cibo, lo sviluppo sostenibile e sul rapporto città/cittadini”), progetto che culminerà con la Carta di Milano. Un lascito importante per le nuove generazioni”.

Abbiamo citato la politica. “Non siamo più una casa editrice ‘politicizzata’ come un tempo, perché il contesto è cambiato. Ma restiamo radicali, questo è certo”. Per chiudere, a Inge Feltrinelli chiediamo cosa pensa dell’Italia governata da Matteo Renzi: “Mi piace la sua vitalità. Anche se a volte è un po’ autoritario. Ma forse il Paese ha bisogno di una figura così…”.

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