Lars Kepler, uno degli autori di thriller più conosciuti al mondo, è in realtà lo pseudonimo usato da Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, una coppia di scrittori svedesi che hanno esordito nel 2009 con il bestseller “L'ipnotista”, romanzo diventato in breve tempo un bestseller internazionale. In occasione dell'uscita in Italia del loro ultimo romanzo, ilLibraio.it li ha incontrati…

Come ormai sanno gli appassionati di thriller, Lars Kepler è in realtà lo pseudonimo usato da Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, una coppia di scrittori svedesi che, per differenziare le loro carriere precedenti da questa nuova avventura narrativa, hanno deciso di usare (ormai sin dal 2009) un nome che omaggiasse Stieg Larsson, scrittore svedese conosciuto per la trilogia Uomini che odiano le donne, e Giovanni Keplero, celebre astronomo e matematico tedesco.

Quando parliamo di Lars Kepler parliamo di uno degli autori del genere più conosciuti al mondo. La coppia di autori ha esordito nel 2009 con L’ipnotista (Longanesi, traduzione di Alessandro Bassini), bestseller internazionale dal quale è stato anche tratto un film diretto da Lasse Hallström. Da quel momento hanno dato inizio a una serie di libri con protagonista l’ispettore Joona Linna (tra cui L’esecuore), tradotta ormai in più di 40 paesi e di cui Lazarus, ultimo romanzo appena proposto in Italia da Longanesi (con la traduzione di Andrea Berardini), fa parte.

Nel nuovo libro l’ispettore Joona Linna e Saga Bauer devono affrontare il ritorno di un vecchio nemico: il serial killer Jurek Walker.

In occasione dell’uscita di Lazarus, ilLibraio.it ha incontrato Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, alias Lars Kepler.

In Lazarus Joona Linna e Saga Bauer affrontano il passato che ritorna in maniera completamente opposta, eppure nessuno dei due riesce a evitare lo scontro: fuggire dal passato è impossibile?
“In effetti potremmo dire di sì… I due protagonisti reagiscono in modo diverso, ma non possono scappare dal passato, anche se tutti, in realtà, ci illudiamo che sia possibile. Inoltre, quando si parla di finzione letteraria, il passato deve tornare obbligatoriamente. Del resto, anche in una rappresentazione teatrale, se nel primo atto c’è un fucile appeso al muro è praticamente certo che poi, nell’altro atto, verrà in qualche modo utilizzato. Nella nostra serie, fin dal primo libro abbiamo in qualche modo proiettato l’ombra di Jurek Walter. Qui si arriva al finale”.

Per voi la crudeltà di Walter rappresenta quella che riempie le pagine dei quotidiani, ma innalzata all’ennesima potenza?
“Quando abbiamo mandato la prima versione di Lazarus al nostro agente, ci ha chiamato per dirci che con questo libro avevamo portato la malvagità a un livello completamente nuovo. Noi, ovviamente, siamo stati contenti che la storia lo avesse toccato fino a quel punto, era rimasto davvero turbato. Però Jurek Walter non è un criminale normale”.

Perché?
“Ci siamo praticamente inventati questo personaggio che porta al limite la malvagità, perché toglie tutto alle persone di cui vuole vendicarsi. È una malvagità molto umana, non metafisica, ma realistica, perché un uomo potrebbe davvero mettere in atto le azioni di Jurek Walter, un personaggio che sfrutta la sua intelligenza e la capacità di inserirsi nell’animo degli altri”.

I vostri lettori possono aspettarsi un futuro per Linna e Bauer?
“Sì, nella nostra casa di Stoccolma stiamo scrivendo la continuazione di Lazarus e li abbiamo entrambi lasciati in una brutta situazione, soprattutto Saga… Alla fine di Lazarus non si sa neanche se lei ce la farà… Quello che è successo in quest’ultima storia ha profondamente cambiato il modo di agire e di pensare dei protagonisti…”.

In Lazarus uno dei personaggi, Valeria, viene descritto mentre legge L’amica geniale di Elena Ferrante. Come mai questo riferimento?
“In tutti i nostri libri inseriamo dei dettagli legati alla contemporaneità. Sarebbe impossibile anche solo provare a eliminare qualsiasi riferimento a quello che ci sta intorno mentre scriviamo. Abbiamo letto L’amica geniale e il nostro è un piccolo omaggio a una scrittrice che apprezziamo”.

A proposito delle vostre letture, sicuramente non mancheranno thriller e noir. Quali sono, invece, i libri “non di genere” che preferite?
“In effetti non leggiamo affatto solo thriller e noir, anzi. Siamo entrambi autori di numerose opere, di genere diverso, e solo i romanzi scritti come Lars Kepler sono dei thriller. I libri sono la nostra vita… Tornando alla domanda, a me, per esempio, piacciono molto i classici e la poesia, in particolare adoro le Metamorfosi di Ovidio” (la risposta è di Alexander Ahndoril, ndr)

Passare dall’essere semplicemente compagni di vita a scrivere anche insieme, ha presentato molte difficoltà?
“È stato un passaggio difficile, però volevamo fortemente farlo. Pensavamo, ci illudevamo che fosse più facile…”.

E invece non lo è stato?
“Il desiderio è nato dal fatto che ci piace molto fare le cose insieme e anche dal fatto che quello di scrivere è un mestiere molto solitario. Abbiamo alle spalle altri tentativi falliti”.

Che genere di tentativi?
“All’inizio abbiamo provato a scrivere un libro per bambini, ma non facevamo altro che litigare. Poi ci siamo cimentati nella scrittura di un’opera teatrale, anche perché Alexander aveva scritto dei libretti di opera in passato, e io sono attrice, ma è andata ancora peggio. Solo quando ci siamo inventati questo Lars Kepler ci siamo potuti lasciare alle spalle le nostre personalità e i nostri stili individuali. Abbiamo subito trovato un tono e un linguaggio comune. Ed è stata un’esperienza fantastica, che continua tuttora” (la risposta è di Alexandra Coelho Ahndoril, ndr).

Avete sempre detto di essere appassionati di cinema. Invece, che rapporto avere con le serie tv?
“Siamo dipendenti da Netflix e da altre reti che producono e trasmettono serie tv. Adesso ce ne sono davvero di bellissime e, in più, a livello di narrazione sono più vicine al romanzo, perché lasciano più spazio a un maggior numero di personaggi. Ci piacciono soprattutto quelle degli ultimi anni, ma restiamo anche grandi appassionati di cinema, naturalmente”.

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