Il consiglio generale dell’Associazione Italiana Editori ha indicato come candidato alla presidenza Ricardo Franco Levi, che non avrà un compito semplice, e che concede a ilLibraio.it la prima intervista: "Il tema fondamentale? Non è la contrapposizione tra Milano e Torino, ma la promozione della lettura. Certo, è difficile fare richieste alla politica se non ci si presenta uniti, con una sola voce...". E sul futuro dell'Associazione e di Tempo di Libri...

Come abbiamo raccontato, il consiglio generale dell’Associazione Italiana Editori ha appena indicato Ricardo Franco Levi come candidato alla presidenza (la nomina arriverà il prossimo 28 giugno). ilLibraio.it ha intervistato “a caldo” Levi, giornalista e politico classe ’49, il cui mandato in Aie, per statuto, sarà biennale e a titolo gratuito.

È consapevole che non sarà una sfida semplice?
“Prima una premessa, anche per scaramanzia… Non parlo da nuovo presidente, ma da candidato indicato dal consiglio. Comunque sì, il compito che mi aspetta, se sarò votato a fine giugno, non è facile, ma non vorrei che la scelta che ha fatto il consiglio venisse letta nell’unica prospettiva, un po’ ristretta, della contrapposizione tra Milano e Torino, che pure, purtroppo, molte divisioni ha portato in questi mesi”.

Di sicuro, dovrà cercare di riaprire il dialogo tra le parti, e il riferimento non è solo agli editori ma anche alla politica…
“Senza dubbio uno dei miei compiti sarà cercare di riportare unità nel mondo del libro ma, in un Paese in cui, storicamente, dati alla mano, si legge molto poco, credo che centrale dovrà essere il tema della lettura. È un problema primario per l’Italia, dubito che se non si interverrà rapidamente il Paese possa crescere e svilupparsi nelle complessità del mondo moderno”.

Si sta già rivolgendo al ministro Franceschini chiedendo più fondi per la lettura? Non è certo la prima volta che gli editori fanno appelli al governo…
“So che il tema non è nuovo ma, avendo in passato dialogato con il mondo del libro, dalla parte delle istituzioni, penso che gli editori possano fare di più. Certo, è difficile fare richieste alla politica se non ci si presenta uniti, con una sola voce”.

Ecco che si torna al tema dell’unità da ritrovare…
“Non solo tra gli editori… è necessario coinvolgere l’intera filiera, a partire da librai e bibliotecari. Ripeto, solo se unito il mondo del libro può farsi ascoltare”.

Lei è noto per essere il primo firmatario della discussa legge che regola gli sconti in libreria. Quell’esperienza le sarà d’aiuto per arrivare a una mediazione tra le parti?
“Mi auguro di sì”.

Come vede il futuro dell’Aie, che nei mesi scorsi ha subito delle defezioni?
“Va fatto ogni sforzo, a partire da un progetto condiviso, per riportare nell’Associazione chi ne è uscito, e per far entrare in Aie chi non c’è mai stato. L’Aie deve essere la casa di tutto gli editori”.

Veniamo a un altro tema delicato. È stato a Tempo di Libri e al Salone di Torino che si è appena concluso?
“Sì, ho preso parte alle inaugurazioni di entrambe le manifestazioni. Del resto al Lingotto sono sempre andato, è una manifestazione meravigliosa. Penso che un riavvicinamento tra le posizioni di Torino e quelle di Milano non sia solo possibile, ma anche auspicabile: l’interesse comune è la promozione della lettura. Dunque sono fiducioso”.

Quindi c’è spazio per due fiere così importanti anche nel 2018?
“Assolutamente sì, a patto che non si svolgano a tre settimane di distanza…”.

Ha una “ricetta” per la seconda edizione di Tempo di Libri, a partire dalla tanto discussa questione delle date?
“Non ancora, e comunque non sarebbe la sede giusta per parlarne. Prima bisognerà ascoltare tutti, a partire a chi alla prima edizione di Tempo di Libri ha lavorato. Ma il successo di Torino dimostra che lo spazio per queste manifestazioni c’è”.

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