di Massimo Bocchiola Recensione di Colla ISBN:8882463923

Nella sua recentissima visita milanese, tra un’intervista e l’altra, tra una partita nel gelo di San Siro e un maxiparty “di tendenza”, un Irvine Welsh incuriosito e affabile sembrava un po’ sorpreso della popolarità di cui gode in Italia. O meglio di alcuni risvolti di questa popolarità, dell’interesse intellettuale e accademico che la sua opera suscita nel nostro paese.

Naturalmente Welsh non vive in una nube tossica di incubi metropolitani: è un osservatore minuzioso e concreto. A dispetto delle tante leggende, non tutte false, che ne circondano la persona, la sua fame di raccontare, testimoniata da una produzione anche quantitativamente prodigiosa, si nutre parimenti di realtà e fantasia. Due ambiti, del resto, il cui confine nel mondo attuale è sempre più labile. Oggi secondo Welsh l’individuo è talmente invaso dall’esterno – dai media come dalla calca cittadina, da suppliche aggressioni accattonaggi – che reagisce con l’impulso di crearsi un mondo a parte, attribuendo mentalmente coerenza e continuità a ciò che è frammentato e contrario.

Comunque la sorpresa dell’ospite fa riflettere sui tratti specifici della fortuna di Welsh in Italia. È avvenuto che Welsh, in un decennio di attività geniale, ha creato da un’unica ambientazione due linee narrative distinte: una più “sociale”, che possiamo identificare nei romanzi Trainspotting e Colla (appena uscito), e una più “letteraria” con Tolleranza zero e Il lercio. I racconti e le novelle di Acid House e di Ecstasy fanno un po’ da cerniera, ma in complesso mi sembrano più imparentati con la seconda direttrice che con la prima. Di volta in volta, quindi, ci capita di leggere un Welsh (chiamiamolo “trainspotter”) dove lo humour nero irresistibile e il tendenziale iperrealismo sono comunque – per lo più – funzionali a descrivere una realtà “reale” di degrado urbano e cronica depressione sociale, con personaggi che se la vedono a loro modo contro disagi e disfunzionalità; e un Welsh più letterariamente gratuito (chiamiamolo “lercio”) che adotta da maestro gli stessi materiali ultrabassi ma per contaminare i generi, serpeggiando fra romanzo sociale, horror e splatter e citando chissà se e quanto involontariamente i vari Céline, Bukowski e (soprattutto) Lautréamont. Se tema onnipresente in Welsh è l’abisso (sociale, morale, fisico: quante volte i suoi personaggi sembrano sul punto di colliquare nei loro fluidi) l’alternativa sarà fra il restarvi sospeso sopra, magari sfuggendovi attraverso il recupero dell’amicizia e della solidarietà (come in Colla); oppure sprofondarvi irrimediabilmente, ma strappando al lettore non (soltanto) un rantolo di raccapriccio ma un’orrenda, sardonica risata.

Il Welsh autore di romanzi sociali gode rispetto al “lercio” di ben maggiore fortuna critica nel Regno Unito. Ciò non dipende soltanto dalla popolarità anche cinematografica di Trainspotting, ma dalla presenza di un pubblico che può identificarsi agevolmente nei tipi welshiani (o identificarli nei propri dintorni). E del resto nella fase attuale lo scrittore sembra orientato in questa direzione. Dopo Colla è già in dirittura (nelle mani del fondamentale editor-amico Robin Robertson, oltretutto eccellente poeta in proprio: consiglio sinceramente di leggere la sua raccolta Camera Oscura, appena uscita) il nuovo romanzo Porno, che riprende i personaggi di Trainspotting dieci anni dopo.

La situazione italiana è ben diversa: se anche da noi esiste una tribù giovanile di “trainspotter” (ma, attenti: con la fortissima mediazione del film, probabilmente più noto del romanzo) c’è anche un pubblico e una critica più transgenerazionale che ha eletto a proprio favorito il “lercio”. Si tratta di una predilezione dai caratteri marcatamente colti, legata alla tellurica comicità e ai formidabili eccessi linguistici dello scrittore scozzese. È soprattutto per queste virtù che Welsh è già diventato oggetto di tesi di laurea, prima di altri autori di lingua inglese ben più assunti nel canone letterario. Ma per quanto riguarda Colla, niente paura: a mettere d’accordo le diverse fazioni di welshiani ci penserà il personaggio di Terry, beone e cocainomane dalla fulgida immoralità e dall’erotismo compulsivo.

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