"La profezia dell'armadillo", il graphic novel di Zerocalcare uscito nel 2012, è diventato un film diretto da Emanuele Scaringi e uscirà al cinema il 13 settembre - Quello che c'è da sapere

Si chiama profezia dell’armadillo ogni previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per oggettivi e logici, destinata ad alimentare delusioni, frustrazione, rimpianti”.

È stato presentato nella sezione Orizzonti della 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e uscirà al cinema il 13 settembre: La profezia dell’armadillo, il graphic novel di Zerocalcare uscito nel 2012, è diventato un film diretto da Emanuele Scaringi.

“Avevo paura. Dovevamo fare un film da un fumetto, un fumetto di così grande successo, ma soprattutto raccontare la storia della vita di chi l’ha scritto. In realtà però la sfida più grande è stata far sì che il film funzionasse come opera autonoma. La forza di quel graphic novel sta nel riuscire a raccontare l’elaborazione del lutto con il tono della commedia, anche col film abbiamo lavorato su quello”, dichiara il regista in un’intervista a Repubblica.

Ambientata a Roma, o meglio a Rebibbia, o meglio nella Tiburtina Valley (un posto dove manca tutto ma non serve niente), la storia racconta la vita del ventisettenne Zero (Simone Liberati), un disegnatore spiantato che tira avanti dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita è un saliscendi dai mezzi pubblici, attraversando una città che sembra non finire mai, per raggiungere i vari posti di lavoro e far visita alla Madre (Laura Morante).

Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa (Valerio Aprea), o meglio in placche e tessuti molli, che conversa con lui di massimi sistemi, attualità e problemi di vita quotidiana. Oltre all’animale, a tenere compagnia a Zero c’è Secco (Pietro Castellitto), l’amico d’infanzia, presente anche quando la notizia della morte di Camille, vecchia compagna di scuola e primo amore del protagonista, lo costringe ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

Zerocalcare, nome d’arte di Michele Rech, ha lavorato all’adattamento con Oscar GliotiPiero Martinelli e Valerio Mastandrea, ha partecipato al casting e contribuito con alcuni disegni al materiale usato per la scenografia, ma poi è stato poco sul set. Come spiega il regista sempre su Repubblica: “Per lui era un po’ strano e io lo capisco, vedeva messa in scena non la sua vita ma la trasposizione della sua vita, per cui capisco che si sentisse spiazzato”.

In ogni caso, per tutti coloro che si chiedono che ruolo abbia avuto il disegnatore nella realizzazione del lungometraggio, si rimanda alla tavola in cui Zerocalcare cerca di rispondere, con il suo solito stile, “alle quattro domande con cui mi state a assilà sul film”.

Commenti