Intervista a Brunella Schisa autrice di Dopo ogni abbandono ISBN:9788811666097

Nel suo nuovo libro, Dopo ogni abbandono, Brunella Schisa narra la vicenda di Evelina Cattermole, nota anche con lo pseudonimo di Contessa Lara, una delle figure femminile più affascinanti della Roma di fine Ottocento. Il romanzo ha inizio nel 1896. È una sera piovosa di fine novembre. Nella farmacia del dottor Parboni irrompe un uomo, gridando che hanno sparato alla Contessa Lara. A soccorrere la signora, ferita a morte, è un giovane medico, Fabrizio, figlio del farmacista. È attraverso i suoi occhi che si vive uno dei più grandi scandali della storia italiana, che scatenò la curiosità di un intero paese. A sparare alla donna, infatti, è stato il suo giovane amante. Lo scandalo è inevitabile, enorme. La Contessa Lara è amata e odiata, per alcuni libera e indipendente, per altri poco più di una prostituta. Nella Roma in frenetica espansione di fine Ottocento vediamo l’Italia e l’evoluzione del nostro costume. Riviviamo la vita della Contesa Lara, una donna bella e seducente, tradita forse dagli uomini, forse da se stessa, con tutte le passioni e le invidie che generò, fino a cogliere l’ombra del destino di ogni donna. Abbiamo rivolto alcune domande all’autrice.

D. Perché ha scelto come protagonista del suo nuovo romanzo Evelina Cattermole, alias Contessa Lara?

R. Perché era una donna bella, piena di talento e totalmente libera nei costumi. Una femme fatale, che ha pagato con il sangue le sue scelte. Scelte da molti ritenute dissennate. In Francia una donna come lei sarebbe stata osannata mentre da noi, nell’Italia appena unificata, George Sand sarebbe stata rinchiusa in un manicomio perché si vestiva da uomo.

D. Era una donna troppo irregolare per quell’epoca?

R. Sì, forse lo sarebbe anche in questo nostro millennio. Per questo mi affascina. A ventiquattro anni il marito le uccide in duello l’amante e la caccia di casa; lei deve allora mantenersi da sola. Che cosa fa? Si mette a scrivere per tutti i giornali d’Italia, pubblica articoli nei primi numeri del “Corriere della Sera”. È una delle prime giornaliste iscritte all’Albo. Tratta di bon ton, di letteratura, di moda, ma dà anche consigli su come aggiustare i mobili o tingersi i capelli.

D. In Dopo ogni abbandono lei ha preferito raccontare la carriera giornalistica della Contessa Lara, ma Evelina Cattermole era anche una poetessa di successo e una scrittrice straordinaria.

R. Il giornalismo è l’aspetto che mi affascinava di più. Le poesie all’epoca ebbero un grande successo, ma per i nostri palati sono indigeribili, troppo sentimentali e lacrimose. Le novelle, invece, e il romanzo L’innamorata sono ancora leggibilissimi.

D. In Dopo ogni abbandono lei ha ricostruito il processo a Giuseppe Pierantoni, l’assassino della Contessa Lara, forse il dibattimento più seguito in quegli ultimi anni del secolo: come si è documentata?

R. Andando alle fonti, reperendo gli atti del processo e usando i giornali dell’epoca. Quel processo fu seguito da tutti i quotidiani nazionali.

D. Per poter scrivere Dopo ogni abbandono, lei ha lasciato la storia per costruire un giallo con colpo di scena finale. Non le sembra un’infedeltà eccessiva per un romanzo storico?

R. No, per niente. Nel processo erano rimaste alcune zone d’ombra e in quelle ho fatto crescere la mia storia, senza cambiare nulla e se mai aggiungendo una nuova possibile interpretazione. L’ambiguità di Evelina Cattermole l’ha seguita anche in quell’aula della Corte di Assise.

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