Il protagonista del nuovo film di Francesco Amato, "Lasciati andare" (con Luca Marinelli, Verónica Echegui e Carla Signoris), è uno psicoanalista che ricorda Sigmund Freud, ma non s’interessa alle vicende degli altri: si addormenta durante le sedute di psicoanalisi e anche a teatro con l'ex moglie... - Su ilLibraio.it l'intervento di Sofia Canapini, psicoterapeuta psicoanalitica

L’umorismo non è rassegnato ma ribelle, rappresenta il trionfo non solo dell’Io, ma anche del principio del piacere così la pensava Sigmund Freud e così, in qualche modo, la penserà anche il protagonista del film Lasciati Andare di Francesco Amato, non a caso uno psicoanalista che ricorda lo stesso Freud: ebreo, barba bianca, occhialetti e tanto senso dell’ironia. Elia Venezia (Tony Servillo), è addirittura più freudiano di Freud, insomma più realista del re, ancora dedito all’ipnosi come lo psicoanalista viennese agli albori della sua pionieristica carriera. Uno di quegli analisti vecchio stile che fanno da specchio, parlano poco e se ne stanno in ascolto il più del tempo, per non “inquinare” il transfert. Certo il dott. Venezia, appare da subito un po’ in crisi: sia come uomo, che come analista.

Sembra aver perso la sua vocazione alla talking cure, non s’interessa alle vicende degli altri, ai loro discorsi, ai loro personaggi. Si addormenta, non solo durante le sedute, ma anche a teatro con la (ex) moglie. È un uomo parsimonioso, disincantato, a volte sarcastico, poco appassionato, eccetto che verso dolciumi e pasticcini (il bignè ingurgitato durante una seduta sembra veramente un atto liberatorio). Tale piacere però gli costa caro: è a rischio diabete e il medico lo costringe ad andare in palestra. Lì incontra la sua futura personal trainer, una bellissima ragazza spagnola. Claudia (Veronica Echegui) è la traghettatrice, allegramente inconsapevole, che conduce il dott. Venezia al disgelo emotivo.

Elia scopre che la ex moglie – psicologa infantile (Carla Signoris) – esce con un altro uomo: lo immagina attraente, muscoloso e scatta in lui la gelosia. Mentre Claudia lo esorta a fare addominali cercando motivazioni in qualcosa che lo faccia arrabbiare, vede nella sua mente, come in una sorta di trans onirico illuminante, una carrellata di immagini che ricordano scene di film famosi, in cui appare l’ex moglie con l’amante. Insomma s’intestardisce nel riconquistare la moglie, ma la sua vita s’ingarbuglia. Incontra personaggi quanto mai lontani da lui: un palestrato fedifrago (Pietro Sermonti), una bambina piromane, un criminale balbuziente (Luca Marinelli) e il suo socio slavo. È il momento del rischio, del cambiamento, in cui si avvia una strana compenetrazione tra il mondo formale e intellettualistico del dott. Venezia e quello esuberante e sgangherato di Claudia. I due si “sfruttano” a vicenda, nel modo più fecondo e comico possibile. E alla fine per salvare la situazione, Elia sarà costretto a usare la sua tecnica ipnotica, e riscoprirsi definitivamente capace di atti creativi. Il dott. Venezia, finalmente, ritroverà il piacere dell’umorismo, si lascerà andare a una risata e noi con lui.

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