"Il corridoio senza fine non è che un immenso, accurato diario letterario...". Su ilLibraio.it Lavinia Petti, giovane autrice de "Il ladro di nebbia", racconta (a modo suo) la sua libreria personale (spiegando con quali criteri ordina i volumi) e il suo rapporto con la lettura. E non dimentica che "ogni storia ha due facce: una dice la verità, l’altra una bugia"...

Ogni storia ha due facce: una dice la verità, l’altra una bugia. Se sapessi disegnare, a supporto delle mie parole avrei già inserito una piantina. Avete presente i progetti edili, no? Quell’insieme di linee nere e di forme rettangolari, quadrate, stondate che un giorno diverranno la casa di qualcuno?

La casa dove sono cresciuta accoglie i visitatori con un salotto (forme rettangolari) dove ci sono: un pianoforte, un sassofono, quarantotto flauti andini, un tiple colombiano e la Play Station. A volte un gatto. Un paravento cinese, dallo sfondo nero, con eleganti donne dipinte in oro, lo separa da una sala da pranzo, dove ci sono: due boccali di birra dell’Hard Rock Cafè di Praga, un set di piatti arabi e i portatovaglioli della famiglia (il mio è di colore verde). A volte anche qui c’è un gatto.

Superata la sala da pranzo, inizia un corridoio. È buio, il pavimento è in marmo. Qui ci sono: una cassapanca di legno (da cui a tre anni mi dilettavo in tentativi di volo, esercitandomi a diventare Peter Pan) e i libri.

Di tutti gli ospiti venuti a casa mia, nel corso degli anni, nessuno è mai riuscito a vedere la fine di quel corridoio. Non è che non ci provino: alcuni passano l’intera serata lì dentro, e rispuntano sconfitti quando la notte si è già fatta mattino; altri li vediamo tornare dopo molti anni, invecchiati e con gli occhi allucinati, e quando vanno via neanche ci degnano di un saluto. Una volta, un amico di mio fratello s’intestardì e dichiarò che sarebbe arrivato fino in fondo. Di lui si sono perse le tracce.

In quel corridoio senza fine, ci sono tutti i libri della mia vita. Sono molto scrupolosa nell’ordine che ho stabilito: cronologico. Non di pubblicazione, naturalmente, sarebbe da folli! Li ho sistemati nell’ordine preciso in cui li ho letti, dal primo (una versione di Pinocchio dalla costa argentata e blu, davvero evocativa) all’ultimo (Cose fragili di Neil Gaiman). Tra Pinocchio e Cose fragili passano ventitré anni di libri, duecentosettantasei mesi di pagine scritte, ottomiladuecentottanta giorni di parole lette, centonovantottomilasettecentoventi ore trascorse a sognare i sogni di perfetti sconosciuti.

Come tutti i libri del mondo, i libri che affollano il mio corridoio senza fine non contengono solo le storie di chi li ha scritti, ma anche le storie di chi li ha letti. Un giorno di primavera dei miei undici anni una ragazza bionda mi prestò dalla biblioteca di classe un libro «da leggere », e così, subito dopo Gelsomino e il paese dei bugiardi, conobbi Harry Potter; gli dissi addio quasi dieci anni dopo, nel 2007, su un aereo che volava verso la Tunisia. Posso assicurare che la prima volta che andai nel Regno Unito fu l’estate dei miei quindici anni e che allora stavo leggendo La signora Dalloway; la lessi nel giardino di un Bed&Breakfast del Galles, affacciato su una scogliera che cadeva a picco nel mare. Viandante delle stelle è arrivato lo scorso dicembre, mentre Cent’anni di solitudine mi rievoca due giorni del gennaio 2006, e mi ero appena innamorata. Anche mentre leggevo Pamela ero innamorata, ma questo avvenne qualche tempo dopo, con qualcun altro.

I libri nel corridoio senza fine sono scandalosamente sottolineati, evidenziati, scribacchiati. Sono scempiati da orecchiette e da strappi, portano impresse macchie di caffè, impronte di trucco, stampi di lacrime. Alcuni custodiscono biglietti aerei e della metro, del cinema, di visite guidate e di spettacoli teatrali; altri difendono i segreti affidati ai fogliettini scritti tra i banchi del liceo. Ce ne sono certi (i più preziosi) che a furia di sfogliarne le pagine rivelano vecchie fotografie, che magari prima non c’erano (La collina dei conigli ne conserva una che facemmo alle macchinette automatiche, un giorno in cui, con due mie amiche, saltai la scuola per paura dell’interrogazione di fisica).

Il corridoio senza fine non è che un immenso, accurato diario letterario. I libri sono compagni di viaggio, pietre miliari che aiutano a ricordare. Certo, chi non è partito con me è probabile che nel corridoio senza fine si sperda, o non torni più indietro…

Ok, sto scherzando. La verità è che in quel corridoio (rettangolare, piuttosto stretto, percorribile con nove passi al massimo) ho una libreria in cui ho diviso i libri per genere, e un’altra in cui sono sistemati per nazionalità. Però c’è davvero una cassapanca, e a volte c’è un gatto anche qui. Come dicevo all’inizio, ogni storia ha due facce: una dice la verità, l’altra una bugia. E non sempre le storie che vivono più a lungo sono quelle vere.

*L’autrice di questo racconto, napoletana classe ’88, ha da poco pubblicato il suo primo romanzo, Il ladro di nebbia (Longanesi).

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