Perché vale la pena leggere libri al di fuori della nostra "comfort zone"? Ecco i tanti buoni motivi per scegliere un titolo di un genere o di un autore che solitamente non consideriamo...

Perché vale la pena leggere libri al di fuori della nostra “comfort zone”? Secondo Bustle esistono almeno una decina di buoni motivi per scegliere un titolo di un genere o di un autore che solitamente non consideriamo quando facciamo acquisti in libreria.

Per prima cosa, leggendo libri di un solo genere, si rischia di perdersi numerose storie altrettanto (se non più) interessanti: quante volte ci capita di snobbare un settore in libreria o in biblioteca solo perché non è il nostro preferito?

Leggere migliora le capacità intellettive, ormai è un dato acclamato, ma dedicarsi a un libro del tutto nuovo per contenuti, genere e punto di vista permette di aprire ancora di più i nostri orizzonti e dare una “spinta” positiva alla mente.

Scoprire di amare un’opera che esula dalle nostre letture abituali è una lezione utile per ricordarci che il detto “non giudicare un libro dalla copertina” è (molto spesso) veritiero.

Uscire dalla propria “comfort zone” letteraria, inoltre, aiuta anche a superare il cosiddetto “blocco del lettore”, oltre che a mostrarci nuovi scenari e generi: magari il nostro nuovo libro preferito è proprio lì ad aspettarci in quell’angolo della libreria in cui non ci addentriamo mai.

Perfino per chi scrive è utile provare a leggere libri “nuovi” proprio perché permettono di uscire dall’abituale sentiero di lettura/scrittura e provare a percorrere strade inesplorate.

Provando a leggere libri di generi mai affrontati prima, ci si può perfino meravigliare dei propri pregiudizi su alcune opere e accorgersi di quanto spesso l’idea di “genere letterario” sia solo una macrocategoria entro cui esistono romanzi diversi tra loro.

Infine, leggere libri al di fuori della propria comfort zone può servirci come esempio da adattare a diversi ambiti della nostra vita: quante volte ci fermiamo a quello che conosciamo per paura di restare delusi o per timore del “nuovo”?

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