Perché leggere racconti quando ci sono tanti grandi romanzi? Si dice che non vendano, che non piacciano a buona parte dei lettori. Ma ne siamo davvero sicuri? Ecco un elenco di ottimi motivi per leggere racconti e tanti spunti di lettura per chi vuole iniziare, ma non sa da dove partire...

Perché leggere racconti quando ci sono tanti grandi romanzi? Si dice che non vendano, che non piacciano a gran parte dei lettori. Ma ne siamo davvero sicuri? Autori del calibro di Ernest Hemingway e Grace Paley hanno scritto racconti magistrali. J.D. Salinger, amatissimo negli Stati Uniti e anche da noi, non ha prodotto altro che racconti, perché, diciamoci la verità, anche Il giovane Holden può essere considerato un racconto lungo.

Un altro scrittore mitico, Raymond Carver, si è dedicato esclusivamente a racconti e poesie. John Cheever, Flannery O’Connor, Lucia Berlin… Possiamo andare avanti per ore a elencare grandissimi nomi della letteratura che si sono dedicati ai racconti.

Se non vi bastasse questo per decidervi a leggere racconti, ecco cosa scrive Paolo Cognetti, conosciuto per le sue raccolte di racconti pubblicate da minimum fax (e in uscita con il suo primo romanzo), nel suo manuale-saggio sulla scrittura A pesca nelle pozze più profonde: “Il racconto, diceva Grace Paley, è un punto di domanda. Il romanzo ha l’ambizione di rispondere, di contenere tutto – se non proprio tutto il mondo, almeno un mondo“. E ancora: “Il racconto è piuttosto una finestra sulla casa di qualcun altro“.

Se la curiosità di spiare dalla finestra la vita degli altri non vi incuriosisce a sufficienza, ecco allora altri motivi per cui leggere racconti è sempre un’ottima scelta.

Di sicuro non lo lasci a metà.

Anche il racconto più lungo. Bisogna davvero mettercela tutta per non arrivare alla fine, soprattuto perché per leggere un racconto e coglierne il senso bisogna spesso arrivare all’ultima parola. Pensate a Un giorno ideale per i pesci banana di Salinger e immaginate di fermarvi all’ottava pagina.” – Ciao, – disse Sybil, e corse senza rimpianto in direzione dell’albergo.” Finto, no? Se fosse un romanzo la nona, nonché ultima pagina l’opera, potrebbe essere un epilogo che non direbbe molto di più sui personaggi, Sybil e Seymour. E invece, siccome si tratta di un racconto, è proprio la parte più fondamentale di tutte, che influenza irrimediabilmente una serie di altri racconti, quelli che gravitano attorno alla famiglia di Seymour, i Glass.


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Il piacere di arrivare alla fine è assicurato.

Se per leggere un racconto e goderne appieno è fondamentale arrivare alla fine, allora di sicuro questa forma di narrazione calza a pennello chi si scoraggia davanti a volumi troppo corposi o pile di libri da leggere. Esistono tantissimi racconti che non hanno nulla da invidiare ai romanzi, per complessità delle vicende e dei personaggi. Ma hanno dalla loro la brevità, che permette al lettore di esaurire la storia nel tempo di un viaggio sui mezzi pubblici. Come ne I racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson, brevi cronache che somigliano a ritratti. Gli abitanti della piccola comunità di Winesburg sono raccontati con attenzione dal giovane George Willard, aspirante giornalista che non vede l’ora di abbandonare la famiglia e il paesino. Bastano tre pagine per scrivere di Louise, per cui il ragazzo nutre un certo interesse: “Le chiacchiere che si facevano sul conto della ragazza, in paese, gli diedero coraggio”. Quali voci? Un racconto non ha bisogno di spiegarlo, perché subito dopo aggiunge: “In cuore non aveva simpatia per lei”.

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Leggere un racconto dopo l’altro.

I racconti sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Quando poi si tratta di racconti legati tra loro, come i molti scritti da Hemingway sul suo alter-ego, l’adolescente Nick. Figlio di un medico, proprio come l’autore, nato in campagna, cresciuto a contatto coi nativi americani e poi fuggito di casa, per vivere come un senzatetto, tra treni merci e scali ferroviari. O la storia famigliare ripercorsa da Alice Munro nei suoi racconti raccolti in La vista da Castle Rock, dalla vita in Scozia al viaggio attraverso l’oceano Atlantico e il peregrinare tra le terre del Nuovo Mondo in cerca di un posto da chiamare casa.

O tra un romanzo e l’altro.

Un’altra idea per leggere racconti è inserirli tra un romanzo e l’altro, nei momenti in cui non si è ancora deciso a cosa dedicarsi. In quei periodi di insoddisfazione che seguono la fine di un libro che si è amato moltissimo, oppure dopo una brutta delusione. Proprio grazie alla brevità, ma anche alla ricchezza insita nei racconti, vi tornerà la voglia di leggere. Proprio per questa ragione i racconti sono un ottimo rimedio per chi vorrebbe ricominciare a leggere, ma non si decide a farlo. Ad esempio, Piccoli animale senza espressione di David Foster Wallace è un romanzo in miniatura: in una sessantina di pagine salta dal 1976 al 1988, racconta la storia d’amore tra Faye e Julie, ma anche della madre di Faye, Dee, che ha problemi con l’alcool e lavora in tv, nello stesso programma di cui Julie è la star. E poi c’è il fratello di Julie, e la madre che li ha abbandonati sul ciglio della strada. “La donna dice ai bambini di continuare a toccare il palo fino a che la macchina non torna. Entra in macchina e la macchina parte. Nel campo vicino al recinto c’è una mucca.” E questa frase alla fine della prima pagina. Uno scorcio nella casa del vicino, che se lo trovassimo in un romanzo non ce lo ricorderemmo, e invece qui sì.

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