In libreria "Il respiro della coscienza - Saggi e interventi sulla vera libertà 1967-1974", dell'autore di "Una giornata di Ivan Denisovič" e "Arcipelago Gulag"

Quando nel 1942 raggiunge il fronte di guerra,  Aleksander Solženicyn ha la mente e il cuore pieni di progetti eroici e rivoluzionari, ma non immagina il vertiginoso itinerario che lo aspetta: ufficiale comandante di un’unità, condannato per attività antisovietica a 8 anni di lager e al «confino a vita», ammalatosi di cancro e infine riabilitato nel 1957. A parte la malattia, era stata questa la sorte anche di milioni di altri sovietici.

Solženicyn ha vissuto l’immersione nella realtà del suo popolo, vessato e sterminato, come impellente necessità di aderirvi con ogni capacità e risorsa, e questo ha comportato – anche da detenuto – un incessante lavoro, durato 15 anni, di affinamento d’ogni strumento letterario per adempiere la missione che si era dato: narrare veridicamente ogni cosa del proprio popolo e della sua storia. Questo l’antefatto, senza il quale non si capisce l’improvvisa, clamorosa irruzione nella letteratura mondiale, con Una giornata di Ivan Denisovič e poi, via via, Arcipelago Gulag e altri romanzi, di un narratore di tale portata. Ma neanche si spiegherebbe la sua attività sociale e pubblicistica, espressa in saggi e interventi.

Jaca Book ne ha seguito gli sviluppi fin dall’inizio, nel 1967. E ora porta in libreria Il respiro della coscienza – Saggi e interventi sulla vera libertà 1967-1974. Si tratta di testi tradotti dalle versioni definitive per la prima volta.

 

Commenti