Marino Buzzi, libraio e scrittore, torna con un nuovo romanzo ("L’ultima volta che ho avuto sedici anni") e su ilLibraio.it racconta una storia (vera) di bullismo e adolescenza...

Qualche anno fa in libreria entrò un ragazzo accompagnato da due amiche. Un adolescente di oggi, vestito e pettinato come altre centinaia di ragazzi. Ho pensato, in quel momento, che già molte barriere erano state abbattute. Quando ero adolescente io se andavi a scuola con un maglione troppo largo, dei pantaloni troppo stretti o di un colore poco “maschile” venivi preso immediatamente di mira ed etichettato come frocio. In libreria c’era anche un altro ragazzo, più grande di lui, stava guardando i titoli al settore QUEER, quello dedicato alle tematiche femministe e GLBT. Il ragazzino, forse per farsi grande con le amiche, aveva urlato la parola “frocio” all’altro ragazzo e io ho sentito crollare, dentro di me, quei muri che mi ero costruito nel corso degli anni. Il ragazzino era già scappato via mentre io urlavo ai fantasmi della mia adolescenza di uscire dalla libreria, di vergognarsi, di chiedere scusa.

In quell’istante ho capito che avrei  dovuto scrivere un libro sul bullismo. Perché bullismo significa tante cose: violenza, paura, vergogna ma soprattutto solitudine. Capita ogni giorno di leggere casi di cronaca legati ad atti di bullismo, molti di più sono quelli taciuti e anche quando se ne parla lo si fa spesso nel modo sbagliato, enfatizzando la cronaca nera, lo spettacolo del dolore. La vita della ragazza o del ragazzo diventa un titolo da sbattere in prima pagina. E poi iniziano i balletti delle smentite: non è stato un atto di bullismo, aveva problemi a casa, era una persona fragile. E fragile lo diventi davvero dopo anni di offese e angherie.

Chiunque abbia vissuto l’esperienza devastante del bullismo sa quanto deleteria sia, è qualcosa che ti entra dentro e non se ne va mai più. Anche quando pensi di aver dimenticato, di aver accantonato, qualcosa resta nascosto nella tua memoria e ogni tanto esce a ricordarti il dolore, la rabbia, la frustrazione.

Eppure, a volte, a essere più fragili sono proprio i bulli. Sono convinto che non esista, nel periodo dell’adolescenza, un modo giusto e uno sbagliato di essere ragazzi.  Ho conosciuto ragazzi che facevano i bulli solo per nascondere  le proprie insicurezze, gente che attaccava gli altri per negare a se stesso il proprio essere.

L’ultima volta che ho avuto sedici anni parla di questo, di ragazzi e di ragazze, di adolescenze inquiete, di bullismo, paura e vergogna. Ma anche del difficile rapporto fra adulti e ragazzi, dell’incapacità di parlare apertamente di rispetto e sessualità, dell’ipocrisia di certi ambienti. Ho raccontato una storia che spesso viene superata dai fatti di cronaca, lo dovevo a quel ragazzino che ero, quello che si sentiva solo e diverso. Lo devo a tutte le ragazze e i ragazzi che si sentono ancora così.

IL LIBRO E L’AUTORE. L’ultima volta che ho avuto sedici anni è il nuovo romanzo di Marino Buzzi (Baldini & Castoldi). La trama ci porta a conoscere la storia di Giovanni, la sua irrequieta adolescenza, le sue paure, le sue debolezze. Un ragazzo dal corpo troppo ingombrante per poter passare inosservato, vittima perfetta dei bulli della scuola. Il sadico equilibrio creatosi all’interno della piccola comunità si rompe quando Giovanni scompare nel nulla, improvvisamente.
 È lui stesso a raccontare in presa diretta cosa succede in paese dopo la sua scomparsa, quali sono le reazioni di tutti, da una prospettiva obliqua e lucidissima, utile a restituire i comportamenti e gli umori della gente di fronte a un evento tristissimo e inspiegabile. L’autore, classe 1976, libraio e blogger (suo Cronache dalla libreria), ha pubblicato Confessioni di un ragazzo perbene (2011) e Un altro bestseller e siamo rovinati (2011).

 

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