Autrice di libri come "Menzogna e sortilegio", "L'isola di Arturo" e "La Storia", Elsa Morante fu la prima scrittrice a vincere il Premio Strega nel 1957 e una delle più importanti autrici del Novecento italiano. Su ilLibraio.it un approfondimento dedicato alla vita e alle opere di Elsa Morante, poetessa, saggista e romanziera

Prima scrittrice donna a vincere il Premio Strega con il romanzo L’Isola di Arturo (Einaudi), Elsa Morante è stata una delle più importanti autrici del Novecento italiano: poetessa, saggista, ma soprattutto romanziera, ha consegnato alla storia letteraria titoli come Menzogna e sortilegio (Einaudi) e La Storia (Einaudi), libri fondamentali della letteratura italiana.

Nata a Roma nel 1912, Elsa Morante dimostrò fin da giovanissima una notevole attitudine alla scrittura, cominciando a comporre poesie, fiabe e racconti che, negli anni successivi, avrebbero fatto la loro comparsa su giornali e riviste come Il Corriere dei piccoli e Oggi; furono queste collaborazioni che permisero alla scrittrice di lasciare la casa materna appena maggiorenne, anche per allontanarsi da una situazione familiare non facile: Elsa e i suoi fratelli minori erano figli di un’insegnate di religione ebraica, Irma, e di un uomo siciliano di nome Francesco Lo Monaco, tutti riconosciuti dal marito di lei, Augusto Morante, ma tutti concepiti al di fuori del matrimonio.

Fu così che Morante decise di lasciare il nido. Si iscrisse alla facoltà di Lettere, che abbandonò per dedicarsi interamente ai diversi lavori che le permettevano di mantenersi, come le ripetizioni, e di coltivare la propria vocazione, come le collaborazioni con giornali e riviste, quali Il Meridiano di Roma, dove la giovane scrittrice si dimostrava particolarmente capace nel genere del racconto.

A questo periodo, gli anni ’30, risale anche l’incontro con Alberto Moravia, scrittore già affermato nel panorama italiano grazie al romanzo Gli Indifferenti (Bompiani), pubblicato nel 1929 e acclamato dalla critica. Si sposarono il 14 aprile 1941, dando inizio a una relazione di fatto inscindibile dalla letteratura: Elsa Morante e Alberto Moravia frequentavano scrittori e intellettuali tra i più importanti dell’epoca, quali Bassani, Bertolucci, Saba e Pasolini, scrivevano romanzi destinati a finire nel canone letterario italiano, erano coniugi e colleghi, complici e competitivi. Nel 1943, i due si rifugiarono a Fondi, nella provincia di Latina, per sfuggire alle rappresaglie belliche; in questo periodo, che ispirò a Moravia La ciociara (Bompiani), la Morante era alle prese con quello che sarebbe diventato il suo primo romanzo, Menzogna e sortilegio (Einaudi), dapprima intitolato Storia di mia nonna.

Menzogna e sortilegio Elsa Morante libri Einaudi

Menzogna e sortilegio (Einaudi) è la storia di Anna, figlia di un nobile decaduto e innamorata di Edoardo, un ricco cugino, con il quale intesse una relazione morbosa, fatta di maltrattamenti e capricci da parte di lui. Francesco, amico di Edoardo, si innamora di Anna perdutamente, e comincia a maltrattare Rosaria, la prostituta con cui aveva una relazione e che lo ama teneramente. Edoardo scompare nel nulla e Anna finisce con lo sposare Francesco, dal quale ha una figlia, Elisa, che verrà accolta da Rosaria dopo la morte dei suoi genitori. Ed è proprio lei, Elisa, a narrare la storia: giunta a termine l’ingarbugliata vicenda sentimentale da cui lei stessa è nata, la ragazza racconta i vent’anni di guazzabuglio, amore, bugie e follie che l’hanno messa al mondo.

Scritto tra il 1943 e il 1948, anno della pubblicazione, il romanzo fu pubblicato per Einaudi grazie al tramite di Natalia Ginzburg e suscitò le lodi dei critici, non soltanto italiani: all’apprezzamento di Giacomo Debenedetti seguì infatti quello di György Lukács, che lo definì “il più grande romanzo italiano moderno”; il libro si aggiudicò anche il Premio Viareggio, a pari merito con Aldo Palazzeschi. Ebbe così inizio un periodo di stabilità economica che permise alla Morante di dedicarsi con più tranquillità alla scrittura e, in particolare, alla stesura del successivo romanzo, che fu accolto da un successo ancora maggiore, soprattutto a livello di pubblico.

L'Isola di Arturo Elsa Morante Libri einaudi

Pubblicato nel 1957, L’Isola di Arturo (Einaudi) è l’opera più conosciuta di Elsa Morante e quella che valse alla scrittrice lo Strega, che non era mai stato assegnato a una donna prima di allora. Ambientato sull’Isola di Procida, dove la Morante visse per un periodo insieme a Moravia, il romanzo racconta di un ragazzo, Arturo, orfano di madre, il cui mondo finisce ai confini dell’isola: tutto ciò che si colloca oltre, al di là, lo conosce solo tramite i libri e gli atlanti che usa per immaginare i viaggi che farà un giorno, in terre altre, che, per il momento, rimangono mitologiche ai suoi occhi. Allo stesso modo, Arturo ha sviluppato un’idolatria nei confronti del padre, che vede raramente perché spesso in viaggio e, proprio per questo, il ragazzino ho imparato a immaginarsi il padre come un eroe tra i più grandi che abbiano mai messo piede sulla terra, un’illusione che non può aver altra vita se non breve. Tra prime pulsioni amorose, gelosie fraterne, un padre assente, omosessualità malcelate e segreti inconfessabili, il romanzo è la storia di una catena di eventi che spingeranno Arturo fuori dal candore dell’infanzia, portandolo infine a lasciare l’Isola. Dal libro, nel 1962, fu tratto l’omonimo film di Damiano Damiani.

Gli anni successivi sono segnati dai diversi viaggi che portarono la scrittrice in Cina, Messico, India, Stati Uniti e Brasile, talvolta insieme al marito e talvolta con amici e colleghi. Nel 1961, dopo una tormentata relazione con Luchino Visconti e avviata una storia con il pittore americano Bill Morrow, Elsa Morante si separa definitivamente dal marito, Alberto Moravia; nonostante tutto, i due coniugi scrittori non divorziarono mai. Anche la relazione con Morrow, ventiquattro anni più giovane di lei, finisce tragicamente a causa della morte di lui, gettando nello sconforto e nella depressione la Morante, che attraversa un periodo di intensa difficoltà anche nella scrittura.

A quegli anni risale anche la pubblicazione della raccolta di racconti Lo scialle Andaluso (EInaudi,1963) e Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi (Einaudi), una raccolta che unisce poesia e prosa, favolette morali e teatro, pubblicata nel 1968 durante la contestazione giovanile ed esplicitamente rivolto a un pubblico giovane. Nel frattempo ha inizio la stesura, discontinua e mai terminata, del romanzo Senza il conforto della religione, da cui provengono alcuni dei personaggi e degli spunti da cui è tratto il successivo La Storia (Einaudi).

La Storia Elsa Morante Libri Einaudi

Grande romanzo corale ambientato a Roma durante la seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, La Storia offre al lettore la rappresentazione dei fatti bellici e dei grandi eventi dell’epoca da un punto di vista basso e umile, quello della borgata romana e del popolo offeso, sconfitto, su cui si focalizza l’attenzione narrativa: in primo piano sul palcoscenico romanzesco si trovano i quartieri di Testaccio, Pietralta, il ghetto ebraico di Roma e San Lorenzo, squarciati dai bombardamenti, mentre nei colli vicino alla capitale si scontrano Partigiani e Nazifascisti. L’opera, che l’autrice volle pubblicare direttamente in edizione economica, insistendo con la casa editrice Einaudi perché il libro uscisse fin da subito nella collana degli Struzzi, incontrò un rapido successo di pubblico, ma no fu altrettanto apprezzata dalla critica: non piacque, in particolare, la disillusa e pessimistica interpretazione della storia data dall’autrice, che ben s’intuisce fin dal sottotitolo riportato in copertina, “Uno scandalo che dura da diecimila anni”. A stroncare l’opera pensò anche Pasolini, amico della Morante che con lui aveva collaborato anche alla stesura della colonna sonora della Medea. L’amicizia non sopravvisse alla stroncatura.

A soli due anni dalla pubblicazione de La Storia ha inizio la stesura di Aracoeli (Einaudi), l’ultimo romanzo della Morante che, per scriverlo, si recò più volte in Andalusia: il libro racconta la storia di Manuel, un uomo omosessuale di quarantatré anni, ossessionato dal ricordo dell’infanzia trascorsa in un rapporto strettissimo e quasi morboso con la madre, una donna andalusa di nome Aracoeli. Avendo perduto sia la madre sia la bellezza della giovane età, Manuel narra il proprio passato viaggiando indietro nella memoria, sino alle nenie dell’infanzia e all’epoca in cui la madre era tutto. La maternità e il rapporto genitoriale, temi onnipresenti nell’opera della Morante, diventano in questo romanzo assolutamente preminenti, facendosi più complessi e dolorosi.

Aracoeli Elsa Morante libri einaudi

Fu durante la scrittura di questo libro che Elsa Morante si fratturò un femore e cominciò a soffrire di forti dolori alla gamba che le rendevano impossibile mantenere il suo normale stile di vita, costringendola a letto: una volta pubblicato il romanzo, la scrittrice tentò il suicidio e fu salvata per un soffio dalla sua governante, ma morì d’infarto due anni dopo, nel 1985.

Acclamata dalla critica non soltanto italiana, Elsa Morante fu una scrittrice di straordinario talento e un’importante voce del Novecento italiano: Cesare Garboli, che insieme a Carlo Cecchi ha curato l’edizione nei Meridiani Mondadori delle opere della Morante, le attribuisce il dono di saper “apparire diversa a ogni suo appuntamento”. Ma il saggio che meglio esprime la poetica dell’autrice è Pro o contro la bomba atomica (Adelphi), del 1965, dove la scrittrice espone, da un punto di vista teorico letterario, la propria visione della letteratura, improntata al realismo, e la convinzione che l’atto di scrittura sia un atto di testimonianza, necessario davanti agli orrori del mondo.

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