Ecco gli 8 testi inediti, di autori esordienti, scelti tra 724 manoscritti partecipanti al bando. Martedì 28 maggio a Torino si conoscerà la vincitrice o il vincitore

Il Comitato di Lettura del Premio Italo Calvino ha scelto, tra i 724 manoscritti partecipanti al bando, le opere finaliste da sottoporre al giudizio della Giuria della XXXII edizione, composta da Peppe Fiore, Giuseppe Lupo, Rossella Milone, Davide Orecchio, Sandra Petrignani.

Gli otto testi inediti, di autori esordienti, come spiega il comunicato sono: La dragunera di Carmela Barbarino, L’ultima partita di Francesco Bolognesi, Tante piccole cose di Stefano Etzi, Dieci storie quasi vere di Daniela Gambaro, L’ultima testimone di Cristina Gregorin, I Pellicani di Sergio La Chiusa, Ciccina di Laura Lanza, L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI di Gennaro Serio.

Durante la Cerimonia di Premiazione, che si svolgerà martedì 28 maggio al Circolo dei lettori di Torino a partire dalle ore 17.30, i giurati annunceranno il vincitore e le menzioni speciali della Giuria. Inoltre, nel corso della cerimonia verranno assegnate due altre menzioni: una “speciale menzione Treccani”, che l’Istituto della Enciclopedia Italiana attribuirà a un’opera che si distingua per originalità linguistica e creatività espressiva; una “speciale menzione del Direttivo”, che il Direttivo del Premio Italo Calvino (composto da Franca Cavagnoli, Anna Chiarloni, Mario Marchetti, Laura Mollea, Carla Sacchi) attribuirà a un’opera particolarmente meritevole sotto il profilo sperimentale.

I testi finalisti e i loro autori

Si legge sempre nella presentazione: “Come ogni anno, il compito del Comitato di Lettura non è stato facile: i testi meritevoli e interessanti erano parecchi. Si è quindi puntato a una scelta che fosse insieme rigorosa e rappresentativa di tendenze, temi e stili diversi. Ha preso poi consistenza un campionario di autori diffuso su tutto il paese: tre autori provengono dal nordest veneto-emiliano (Bolognesi, Gambaro, Gregorin), sempre generoso con il Premio; uno è originario di Cagliari (Etzi), confermando la produttività narrativa della Sardegna, tradizionalmente bene rappresentata al Premio; una è romana (Lanza), uno è napoletano (Serio), un altro milanese (La Chiusa); un’altra viene da Enna (Barbarino). Simili dati non fanno che confermare il carattere nazionale del Premio. Le età variano dai 24 ai 64 anni: la partecipazione di concorrenti di tutte le età è una caratteristica del Premio, che dimostra l’apertura a tutti senza discriminazioni. Le donne finaliste sono quattro su otto, ovverosia la metà: era da tempo che non accadeva. Da segnalare il ritorno in finale di un volume di racconti (Dieci storie quasi vere): non capitava dalla XXV edizione. Quanto ai temi, non è immediato individuare un filo comune. Di certo, nessun testo è consolatorio o programmaticamente commerciale. Tutti affrontano, magari in chiave indiretta, nodi esistenziali o tematici di rilievo. Sicuramente, e non poteva non essere così vista la presenza di tante autrici fra i finalisti, quasi ovunque campeggia l’immagine della donna: libera (Ciccina), forte (L’ultima testimone), coinvolta in vario modo con la maternità (Dieci storie quasi vere), ma anche forza incontrollata della natura (La dragunera). Quanto ai testi di autori maschili, in due non compaiono praticamente personaggi di donne (I Pellicani e L’ultima partita), mentre nei restanti due (Tante piccole cose e L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI) sono le donne a rappresentare le figure più significative: forti, ma bisogna dire, insoffribili se non criminali. Gli stili e le scritture sono mediamente di buon livello, per coerenza e capacità evocativa: si va dalla levità di scrittura di Dieci storie quasi vere e dell’Ultima partita al rarefatto e perfetto stile dei Pellicani, dalla lingua eminentemente narrativa senza ricercatezze dell’Ultima testimone alla forza, non priva di rudezza, di Tante piccole cose, dal godibile impasto linguistico di Ciccina e La dragunera alla grana stilistica raffinata dell’Attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI.  Un panorama variegato, che conforta il Premio nella sua formula di sondaggio nel sommerso della scrittura”.

La storia del Premio

Il Premio è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore, tra cui Norberto Bobbio, Cesare Cases, Anna Chiarloni, Natalia Ginzburg, Massimo Mila, Lalla Romano, Cesare Segre. Ideatrice del Premio e sua animatrice e Presidente fino al 2010 è stata Delia Frigessi, studiosa della cultura italiana tra Ottocento e Novecento.
Calvino, com’è noto, ha svolto un intenso e significativo lavoro editoriale per l’Einaudi; l’intenzione è stata, quindi, quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent scout di nuovi autori: di qui, l’idea di rivolgersi agli scrittori esordienti e inediti, per i quali non è facile trovare un contatto con il pubblico e con le case editrici. Il Premio ha impostato la propria attività seguendo gli stessi criteri che hanno guidato Calvino: attenzione e equilibrio, gusto della scoperta e funzione critica. Attuale Presidente del Premio è Mario Marchetti.

Come funziona il Premio

Il Premio Italo Calvino segnala e premia opere prime inedite di narrativa. “Il Premio non ha mai voluto – consapevolmente – definire una propria linea critica, né privilegiare stili, forme e contenuti. L’interesse è unicamente per la qualità della scrittura e per l’emergere di nuove tendenze”.

Ogni anno, alla scadenza del bando, i manoscritti pervenuti vengono ripartiti all’interno del Comitato di Lettura, composto da una sessantina di persone. Ognuno comincia la lettura in solitaria e redige una scheda di lettura, libro per libro, sulla base di criteri di valutazione oggettivi e condivisi. Al termine del primo giro di letture, si svolge una serie di riunioni, durante le quali si discutono e si scambiano i manoscritti. Infine, si arriva a emettere un giudizio su ogni testo e a individuare al massimo dieci opere finaliste da inviare alla Giuria, composta da cinque personalità del mondo culturale (scrittori, critici, letterati). È questa Giuria, ogni anno diversa, a scegliere il vincitore e a segnalare eventualmente altre opere degne di interesse. Nelle settimane successive alla premiazione, il Premio invia un giudizio dell’opera presentata a tutti gli autori che hanno partecipato. In questo modo, l’accesso al Premio assume un carattere non soltanto di competizione ma anche di valutazione, grazie alle indicazioni tecniche e stilistiche fornite dalla scheda di lettura.

 

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