Joan “è una specie di eco-terrorista, anche se questa definizione dipende dai punti di vista”, ha raccontato la scrittrice Lidia Yuknavitch riguardo all’eroina del romanzo. Nel distopico "Il libro di Joan" la terra è devastata, i sopravvissuti vivono su CIEL, una stazione artificiale fluttuante, guidata da Jean de Men, personaggio che “da uomo di spettacolo” è passato “a celebrità amatissima, a miliardario, a promotore di un potere fascista”, a guida di una comunità abitata da umani che stanno perdendo tutto ciò che li rendeva tali... - L'approfondimento su un libro che affronta il tema del potere e che reinventa in chiave moderna la vicenda di Giovanna d’Arco

Joan “è una specie di eco-terrorista, anche se questa definizione dipende dai punti di vista”, ha raccontato la scrittrice Lidia Yuknavitch (nella foto in apertura all’articolo, scattata da Andrew Kovalev, ndr) intervistata da npr riguardo all’eroina del romanzo Il libro di Joan, in libreria per Einaudi nella traduzione di Laura Noulian.

Lidia Yuknavitch

Nel libro la terra è devastata, i sopravvissuti vivono su CIEL, una stazione artificiale fluttuante, guidata da Jean de Men, personaggio che “da opportunistico uomo di spettacolo” è passato “a celebrità amatissima, a miliardario, a promotore di un potere fascista”, a guida di una comunità abitata da umani che stanno perdendo tutto ciò che li rendeva tali. A partire dai capelli, fino ai genitali.

Su CIEL, infatti, la riproduzione è impossibile e tutto ciò che richiama il sesso messo al bando. Tranne gli innesti cutanei, “lontani discendenti dei tatuaggi, cugini spuri dell’alfabeto Braille”, che raccontano storie d’amore e di cui Jean de Men è maestro assoluto. Nelle sue opere “le donne tutte non chiedevano altro che essere stuprate”. L’unica sua concorrente è Christine, una delle due voci narranti del romanzo, che si oppone al lavoro di de Men con storie amate dalle donne e per questo spesso ridicolizzate dai delatori.

Il giorno del suo quarantanovesimo compleanno Christine, però, decide di iniziare un’opera sovversiva: innestarsi nella pelle la storia di Joan di Fango, l’eroina che ha combattuto per la Terra e che con la sua morte sul rogo ha sancito la fine della vita terrena.

A partire da questa impresa la vita di Christine si trasforma. Perché se Joan fosse ancora viva, forse, un futuro diverso sarebbe possibile.

Il libro di Joan unisce aspetti di più generi: di sicuro la distopia di un futuro in cui la tecnologia e l’uomo hanno la meglio sulla natura e la terra stessa. Ma il libro affronta anche il tema del potere: su CIEL vivono solo i più ricchi, che si sono potuti permettere di lasciare la terra prima che fosse troppo tardi. Ed è anche un romanzo che reinventa in chiave moderna la vicenda di Giovanna d’Arco.

A proposito della sua fascinazione per l’eroina francese, Lidia Yuknavitch, sempre a npr, ha spiegato: “Ero una ragazzina problematica e la sua figura, per me, era quella di una ribelle, una ragazza in grado di combattere. E come molti sono cresciuta in una famiglia violenta: avevo bisogno di qualcuno come lei, capace di ridarmi spirito – e così è nata nella mia immaginazione”.

Il padre di Yuknavitch, autrice classe 1963, abusava verbalmente e fisicamente di lei e della sorella. Dopo la laurea in Letteratura Inglese presso l’università dell’Oregon, la scrittrice ha insegnato scrittura, letteratura, cinema, e studi sulle donne.

Già in opere precedenti aveva rielaborato in chiave moderna la vita di donne del passato, come nel caso di Dora: un caso clinico (Indiana, C. Prinetti), ispirato alla vita della paziente di un famoso caso clinico di Sigmund Freud.

Le eroine di Yuknavitch sono donne, spesso molto giovani, che mettono in discussione la società in cui vivono, anche con azioni di vera e propria ribellione. Nel caso di Joan la battaglia non è solo contro il patriarcato, ma contro un’intera umanità corrotta dalla tecnologia, così cieca nei confronti della natura da non riconoscere il pericolo di un distacco dalla fonte della vita.

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