Mary Miller torna in libreria con "Happy hour", una raccolta di racconti che traccia le storie di giovani donne che vivono nel Sud degli Stati Uniti e ci racconta come siamo arrivati a Trump presidente: "I cittadini nelle zone rurali si sentono tagliate fuori, credono che i liberali vogliano cancellare la loro cultura e che le persone che arrivano da fuori vogliano rubare i loro pochi posti di lavoro. Sono arrabbiati" - L'intervista

Mary Miller, autrice statunitense già tradotta in Italia con Last days of California (Clichy), torna con Happy Hour (Black Coffee), una raccolta di racconti ambientati nel suo Sud, quello degli Stati Uniti.

Mary Miller

Storie di giovani donne che vivono in città conservatrici e trascorrono i loro giorni divise tra drink bevuti fino all’ultimo sorso, amori lontani, lavori insoddisfacenti; il tutto condito da un clima troppo caldo e umido e un sottofondo di villaggi di caravan e catapecchie di spacciatori.

Mary Miller

I racconti di Mary Miller uniscono lo sfacelo del Sud a cui ci ha abituati la prima serie di True Detective ai caratteristici villaggi à la Hart of Dixie e miscelano l’umanità di Flannery O’Connor alla vodka.

Da autrice e da cittadina è preoccupata per il futuro degli Stati Uniti?
“Certo, ogni giorno le notizie sono spaventose. Nonostante ciò, non sono mai stata così informata sull’attualità come in questo periodo. So come siamo arrivati a questo perché lo vedo ogni giorno: le persone nelle zone rurali si sentono tagliate fuori, credono che i liberali vogliano cancellare la loro cultura e che le persone che arrivano da fuori vogliano rubare i loro pochi posti di lavoro. Sono arrabbiati e desiderano il cambiamento che Trump ha promesso, anche se non sanno nemmeno loro quale sia e se li colpirà direttamente o meno. Molte di queste persone credono ancora che si stia dando da fare e lo stimano perché ‘non è un politico’. Peccato si tratti del nostro Presidente che di certo è un politico, anche se uno disinformato, a malapena alfabetizzato e pieno di odio. È un periodo spaventoso per essere una donna negli Usa”.

Come descriverebbe gli stati del Sud degli Usa ai suoi lettori italiani?
“Di sicuro non posso parlare per tutti, perché il Sud è una regione vasta che ospita milioni di abitanti. Le grandi città come Atlanta, New Orleans e Memphis sono piuttosto progressiste, ma gran parte del ‘profondo Sud’ è rurale: pensate a pascoli o cittadine con un solo incrocio e un fastfood. Queste località sono la patria di generazioni che vi hanno vissuto per centinaia di anni senza quasi nessuna influenza esterna, ancora oggi pochissime persone passano di lì. C’è molta povertà nel Sud, le cose cambiano molto lentamente e le persone non si adattano ai tempi come farebbero in aree più popolate perché restano isolate”.

Ci sono lati positivi nel vivere in cittadine del genere?
“Sono stata da un amico che vive in un tipico paesino del Mississippi, in una casa stupenda di oltre cento anni con soffitti alti e un caminetto in ogni stanza. Conosce ogni suo vicino e abbraccia il proprietario del suo ristorante preferito prima di sedersi al solito tavolo. La vita nelle piccole cittadine ha il suo fascino, di sicuro. C’è un piccolo centro storico in cui la gente passeggia e ha sempre tempo per chiacchierare e prendersi un gelato. Le persone si aiutano a vicenda, sono parte della comunità, ma anche questo ha i suoi lati negativi: tutti conoscono gli affari altrui. In più anche in cittadine così manca il lavoro, e c’è davvero poco di cui interessarsi se non i pettegolezzi”.

Chi sono gli autori che rappresentano meglio questo Sud?
“Gran parte dei miei autori preferiti sono scomparsi: Larry Brown, Flannery O’Connor, Walker Percy e Tennessee Williams. Ci sono anche scrittori contemporanei che ammiro, come Chris Offutt, Donna Tartt e Jack Pendarvis. Anche se Tartt ha lasciato il Mississippi a 19 o 20 anni e non ci è mai tornata, quindi non sono così sicura che si consideri un’autrice del Sud. E Pendarvis, nonostante sia nato in Alabama e ora sia residente in Mississippi, non mi sembra così tanto ‘del Sud'”.

Cosa significa allora essere un “autore del Sud” per lei?
“Di sicuro non significa basare tutto sul dialetto della zona, sui cliché o sui luoghi comuni. Per me è terribile leggere un libro di un ‘autore del Sud’ che inizia così: Mama’s in the kitchen stirring a pot of grits and sweatin’ like a hog ’cause the air conditioning went out again. Daddy waits on his breakfast while cleaning his shotgun—he’s mad ’cause it’s raining out and he didn’t get to go huntin’ like he wanted. Meanwhile the dang dogs are barking their dang heads off”.

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