Una mattina di fine estate, in un Giappone di un'era imprecisata, la direttrice dell'Istituto Gokuraku, Sada, e la sua assistente, Yuki, prelevano da una vecchia casa una bambina rimasta orfana. Yuki dovrebbe essere la sua tutrice, ma viene trascinata in una "zona pericolosa", uno spazio interiore frammentato da cui pensava di essere uscita per sempre...

Tra le prime uscite della nuova casa editrice la Nave di Teseo (guidata da Elisabetta Sgarbi) c’è Bambini di ferro, il nuovo romanzo di Viola di Grado. Una storia che mette al centro della scena un tema di grande attualità: la maternità simulata o sintetica.

Una mattina di fine estate, in un Giappone di un’era imprecisata, la direttrice dell’Istituto Gokuraku, Sada, e la sua assistente, Yuki, prelevano da una vecchia casa una bambina rimasta orfana: la piccola Sumiko. In Istituto si accorgono presto che la piccola non intende parlare, mangiare, interagire con niente e nessuno; i suoi occhi sono persi in un punto indefinito davanti a sé. Anche Yuki, 25 anni prima, è stata ospite dell’Istituto: privata dei genitori, è stata sottoposta a un programma di accudimento materno artificiale, il cui fallimento ha generato dei “bambini difettosi”, confinati in orfanotrofio sotto la guida e le cure soffocanti di Sada. Yuki dovrebbe essere la tutrice di Sumiko, ma viene risucchiata nelle spirali dei suoi silenzi e della sua fissità, trascinata in una “zona pericolosa”, uno spazio interiore frammentato da cui pensava di essere uscita per sempre. In realtà Sumiko si rivelerà essere custode dei segreti del passato e dei traumi di Yuki, ma anche la sua possibilità di salvezza.

Viola Di Grado torna con un romanzo sulla maternità, sui sentimenti più ancestrali, oscillando tra l’antica tradizione buddista e la gelida essenza hi-tech di un futuro già presente.

L’autrice ha scritto Settanta Acrilico Trenta Lana (e/o) – vincitore del premio Campiello Opera Prima e del premio Rapallo Carige Opera Prima e finalista all’IMPAC Dublin Literary Award – e di Cuore Cavo (e/o), finalista al PEN Literary Award. Ha vissuto a Kyoto, Leeds e Londra, dove si è laureata in filosofie dell’Asia orientale.

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