Finalista al Premio Strega 2017, Teresa Ciabatti ha la capacità di portare sulla pagina gli aspetti più scomodi e difficili dei rapporti tra esseri umani: nel suo nuovo romanzo, "Matrigna", esplora il legame tra due fratelli diversi, con mamme diverse, portando in luce gli aspetti più oscuri della maternità e del rapporto tra fratellastri... - Su ilLibraio.it un estratto

Quando arriva la telefonata, Noemi non se lo aspetta. Ormai è adulta, e non vive più al paese. Eppure ci deve ritornare, là dove è successo il fatto, molto tempo prima, quando aveva solo undici anni. Quando non c’era solo Noemi, ma c’era anche Andrea. Almeno finché Andrea non c’è stato più, sparito nel nulla.

MATRIGNA Teresa Ciabatti Solferino

Quando erano piccoli, Andrea era il bambino dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, dolce e perfetto, mentre lei era goffa, capelli castani e occhi marroni, nella norma. Una differenza che si manifestava anche nelle loro due mamme, una depressa, poco curata, l’altra elegante e fiera del suo piccolo prodigio dai capelli d’oro. La famiglia era una, ma le mamme erano due, mamme e matrigne, e i bambini erano fratelli, sino al giorno in cui Andrea è scomparso e il dito puntato è ricaduto su Noemi. Lei, ha cercato di dimenticare, almeno fino a ora.

Maternità, famiglia, rapporto tra genitori e figli, fratelli e fratellastri: sono questi i rapporti umani che indaga il nuovo romanzo di Teresa Ciabatti, Matrigna (Solferino), un libro che ricorda al lettore perché non si dovrebbe mai avere un figlio preferito, ma dimostra anche l’impossibilità di non cadere in un errore tanto umano. Temi scomodi, delicati, che l’autrice de La più amata (Mondadori) e Il mio paradiso è deserto (Rizzoli) affronta di petto, senza peli sulla lingua.

“Se fossi una persona onesta vi direi che Matrigna è un romanzo in parte autobiografico, che dietro alla storia di Noemi e Carla, sorella e madre del bambino scomparso, si celano ben altre ragazze, e madri”, confessa la scrittrice, e madre, su Vanity Fair. Ma il romanzo non è solo questo, è una riflessione su cosa significa essere genitori, essere figli, fratelli, sorelle, e aspirare a una perfezione che non esiste.

Per gentile concessione dell’editore, su ilLibraio.it un estratto:

La sepoltura di mio fratello era avvenuta ogni istante della mia nuova vita in città. Qui non c’erano sguardi di pena per me. Qui Noemi aveva l’occasione di ricominciare da ragazza normale, la sola cosa che voleva. Se mi avessero detto che da grande il mio desiderio sarebbe stato tornare all’anonimato che tanto avevo odiato, se solo avessi immaginato che quella era la dimensione più bella da abitare, forse certi momenti non ci sarebbero stati.

Per esempio: quando il fotografo dice ad Andrea di mettersi in posa, fermo così, perfetto, e lui sorride, e a me appare non come mio fratello, piuttosto come un attore famoso illuminato dai riflettori, un essere importante, quale non sono io.

Se solo avessi saputo del bisogno futuro di normalità, non avrei provato rabbia: perché non ho capelli biondi e occhi azzurri? Perché – perché perché – non sono lui?

Se fossi stata sincera, alla domanda: sei gelosa di tuo fratello? avrei risposto sì. Immensamente, con tutta me stessa, a poliziotti, mamma, papà, psicologi. A tutti voi che mi avete interrogata, a voi avrei risposto che mille volte sarei voluta essere lui, volevo essere quella cosa piccola che dormiva nel letto con mamma, sul suo petto, sul suo cuore. I respiri all’unisono.

Lei sosteneva che non c’era un altro bello come Andrea, e non lo dico perché è mio figlio, precisava. Era successo che una conoscente in paese le avesse suggerito di fargli fare pubblicità, sfilate di moda. È adatto, perfetto.

Cosa si prova a essere la sorella del bambino speciale, Noemi?

Le volte che ho desiderato che non fosse nato, le volte che ho immaginato di essere al posto suo per ricevere attenzione, quelle volte si alternavano alla voglia di proteggerlo. Succedeva in mezzo alla gente, mi pareva minuscolo, in pericolo, e avrei voluto gridare: non fategli del male. Anche alla parrucchiera che gli sistemava i capelli, avrei voluto dire, mi raccomando, non lo spazzoli troppo forte.

Da chi ha preso gli occhi azzurri? E i capelli biondissimi? Quando la mamma si era accorta che si stavano scurendo, aveva trascinato Andrea dal parrucchiere. I capelli biondi di mio fratello erano tinti. Sotto, lui era castano come me. Cosa importava? Accoccolati sul divano davanti alla tv, abbracciati nel lettone, a carezzargli la testa: il mio bambino d’oro, sospirava lei.

Alla polisportiva ci aveva portato con un fine preciso. Appreso che per contattare agenzie di moda, e accedere a provini, servivano foto professionali, e saputo il prezzo di un book (troppo per le tasche della nostra umile famiglia), l’idea: la festa di carnevale dove ci sarebbero stati tanti fotografi. Ci mascheriamo! Assolutamente no, protestava lei, almeno non Andrea che le serviva pettinato, ben vestito, altro che maschera. Ma se io volevo – vuoi mascherarti, Noemi?

Scuoto la testa a quella donna piena di spirito d’iniziativa, con sogni di futuro per il figlio. Quella donna esperta che, gonna stretta, tacchi alti, si aggira per la polisportiva. Come cammina bene sui tacchi. Solo io so che è finzione, che non è quella la vera lei (o forse è esattamente quella?). La vera lei in vestaglia viola che a tentoni cerca il telecomando della televisione, dove l’avete messo?

Era stato il miraggio del figlio al centro dell’attenzione a rimetterla in piedi. Lo stesso miraggio che l’aveva spinta a fermare il fotografo.

Andrea si era messo in posa. Sorriso, occhi sgranati.

Lei lo aveva addestrato a spalancare gli occhi azzurri.

(Continua in libreria…)

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