"Assistiamo a un progressivo maggior peso, nel mercato domestico, dei titoli di autori italiani rispetto a quelli tradotti". Al via con il ricordo di Inge Feltrinelli la Buchmesse, la Fiera internazionale del Libro di Francoforte - Ecco gli ultimi dati sul mercato librario

Al via con il ricordo di Inge Feltrinelli la Buchmesse, la Fiera internazionale del Libro di Francoforte, il principale appuntamento mondiale per l’editoria libraria e in particolare per lo scambio dei diritti. E, come di consueto, arrivano i numeri sul mercato. Quello italiano, nonostante la vivacità del settore ragazzi, non cresce, stando al Rapporto dell’Associazione Italiana Editori. Cresce, invece, lo slancio dell’editoria italiana sul piano internazionale, con il peso dell’export in aumento (+6% nel 2017), con una crescente conferma della capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri (+10,1% nel 2017) e di realizzare coedizioni internazionali, soprattutto nel settore bambini e dell’editoria illustrata.

Come sottolinea l’Aie, a questo proposito “assistiamo a un progressivo maggior peso, nel mercato domestico, dei titoli di autori italiani rispetto a quelli tradotti: è oggi da notare infatti la lenta ma costante crescita degli autori italiani sul totale delle pubblicazioni, con un 16-17% di titoli tradotti quando nel 2002/2003 erano il 23-24%”.

rapporto editoria

Lo Spazio Italia – stand collettivo di oltre 500 metri quadri organizzato da Aie, Ministero dello Sviluppo economico e ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – riunisce 133 editori, più della metà dei 249 editori italiani complessivamente in Fiera. Presenti anche quattro Regioni: il Lazio con 38 espositori, il Piemonte con 33 espositori, la Sardegna (in collaborazione con l’Associazione Editori Sardi) con 7 espositori e la Regione Veneto con 20 espositori.

“Questa numerosa presenza dell’editoria nazionale alla Buchmesse – ha dichiarato il Ministro Alberto Bonisoli – assume particolare valore in vista della preparazione della partecipazione dell’Italia come Paese Ospite d’Onore nel 2023”. “Abbiamo il tempo – ha aggiunto – per definire le linee programmatiche sulla base delle quali presenteremo la cultura italiana al mondo. Molto è stato fatto, ma ancora molto rimane da fare, invece, per stimolare la lettura attraverso politiche di sistema capaci anche di valorizzare l’immenso patrimonio librario italiano”.

“Siamo felici di questa crescita sul fronte internazionale – ha commentato il presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi – e di questa crescente conferma della capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri. Sul fronte domestico i numeri seguono, anche per il mondo del libro, l’andamento dei consumi nel loro complesso. Dopo l’incoraggiante ripresa degli ultimi tre anni, registriamo nei primi otto mesi dell’anno un rallentamento nello sviluppo. L’esito è, ad oggi, una crescita sostanzialmente piatta. Con quasi 3miliardi di fatturato l’editoria si conferma di gran lunga la prima industria culturale del Paese”.

Il Rapporto sullo stato dell’editoria 2018 evidenzia infatti una crescita sostanzialmente piatta per il mercato del libro di varia nei canali trade nei primi nove mesi del 2018. Un andamento che è in linea con quello più generale dei consumi delle famiglie (che si attestano su un +0,1% nel secondo trimestre). Tenendo conto dei dati Nielsen per l’Aie, integrati con una stima delle vendite di Amazon (che continua a non fornire i suoi dati) e di altri canali non monitorati dalle società di ricerca (fiere e saloni, cartolibrerie, librerie specializzate, ecc.), i risultati complessivi per il settore si posizionerebbero infatti in un range tra -0,2% e -0,4%. Quindi con margini (e auspici) di restare anche quest’anno – dopo i tre precedenti – in territorio positivo, tenendo conto del fatto che, da qualche tempo, le politiche editoriali tendono a spostare le uscite più importanti nel secondo semestre dell’anno: ormai circa il 40% delle novità (il 36%, per la precisione) arriva infatti in libreria nel terzo quadrimestre.

ALCUNI ESTRATTI DALLA SINTESI DEL RAPPORTO

I prezzi dei libri non crescono
I prezzi medi di copertina (non ponderati e alla produzione) tra 2016 e 2017 rimangono sostanzialmente stabili e rispetto al 2010 continuano a essere di quasi 3 euro inferiori (18,77 euro nel 2017; 21,60 euro nel 2010). Anche il prezzo medio del venduto rimane stabile (al lordo di sconti e campagne promozionali): era di 13,66 euro nel 2010, nel 2017 di 13,61 euro (-0,4%).

Quando si legge sui device
Il libro non è più, da anni, l’unico supporto attraverso cui si accede alla lettura di un contenuto (narrativo, divulgativo, di informazione, per lo studio, per affrontare problemi pratici della quotidianità, ecc.). Il 62% degli italiani (14+) dichiara di leggere attraverso i libri, il 25% ha letto un e-book e l’8% ha letto «ascoltando» un audiolibro. Riguardo ai sistemi di modalità di lettura digitale, l’eReader rimane il principale dispositivo utilizzato per la lettura (33%), seguito da vicino da tablet (26%) e smartphone (26%). Distanziato, il computer (notebook e portatili, per lo più) con il 15% delle indicazioni. A sua volta l’eReader è usato in prevalenza dalle donne (37% vs 30% uomini), così come il tablet (30% vs 23%). Solo gli smartphone risultano essere maggiormente usati da un pubblico maschile (32% vs 19%). La multifunzionalità accompagnata dalla portabilità sta spostando in modo significativo le preferenze su quali dispositivi leggere, portando tablet e smartphone a diventare i dispositivi di riferimento per leggere ma anche per cercare e trovare informazioni, notizie, servizi, ordinare e acquistare libri e ebook.

Dove si comprano i libri? Tiene la libreria, cresce l’e-commerce, continua il calo della Gdo
I canali attraverso cui i lettori acquistano i libri continuano a seguire il processo di trasformazione nelle preferenze dei lettori. Gli store online valgono il 21,5% del mercato trade di varia. Le librerie (di catena o a conduzione familiare) con la quota del 70,8% rappresentano comunque il principale canale di approvvigionamento di libri. La Gdo (8,7%) conferma le difficoltà di intercettare un pubblico nuovo. Se confrontiamo questi dati con quelli del 2007, in cui l’e-commerce di libri (esclusi gli e-book) valeva il 3,5%, le librerie il 79,0%, la Gdo il 17,5%, è evidente come si stiano modificando i canali di vendita assieme ai comportamenti di acquisto e i benefit che i lettori cercano al momento dell’acquisto. La grande distribuzione organizzata rimane il canale «malato» dell’editoria italiana e buona parte del minor fatturato deriva proprio da qui. Minori acquisti in questo canale che non si sono trasferiti in altri. Diminuisce il fatturato ma non il ruolo di questo canale: i banchi libri di supermercati e i grandi magazzini avevano avuto un ruolo fondamentale nell’intercettare un pubblico che non entrava in libreria, ma che è poi migrato progressivamente verso canali con assortimenti e servizi maggiori. Ciò nonostante, quasi un milione di persone dichiara di comprare libri solo in Gdo, che rimane in alcuni casi, come nei piccoli comuni, l’unico punto di vendita dove trovare assortimenti, sia pure minimi.

Uno sguardo sul 2018
I dati mostrano un segno negativo compreso tra -0,2% e -0,4% a valore delle vendite. Effetto, in un quadro economico nazionale e internazionale, nuovamente in fibrillazione (+1,4% la previsione Istat del PIL 2018 contro il +1,5% del 2017), e delle inevitabili prime ricadute sui consumi delle famiglie (solo +0,1% nel secondo trimestre) in cui anche i consumi culturali vengono coinvolti. Si attende per fine anno, anche per questo 2018, una chiusura in territorio positivo dei canali trade nel loro complesso. Come è noto, risulta difficile, a metà anno, offrire pronostici sull’andamento in corso perché il 40% delle novità esce tra settembre e novembre.

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