"La montagna è sempre stata la quinta dietro le nostre vite...". Su ilLibraio.it un racconto inedito di Donatella Di Pietrantonio, scritto dopo la tragedia di Rigopiano. L'autrice abruzzese torna in libreria con "L’Arminuta", romanzo in cui affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura

Arrivo dai miei genitori nella tarda mattinata, come ogni domenica. Mio padre in piedi, all’angolo della terrazza. Ampia e con vista a trecentosessanta gradi, non per ammirare il paesaggio, ma per tenere sotto controllo i campi e le nuvole portatrici di pioggia. Nei giorni scorsi, quelli della storica nevicata, ha osservato di continuo le coperture della stalla, del fienile, la tettoia sopra i trattori. Temeva che cedessero al peso rovinando sugli attrezzi e sulle poche mucche che a ottant’anni si ostina ad allevare, per abitudine, dice, o per conservare un senso al tempo che resta.

Oggi no, non guarda verso i capannoni. Ormai hanno resistito, tra i pochi nella zona. Si fa visiera con la mano e perlustra lentamente la montagna da questa lontananza, ruotando piano la testa. La Bella Addormentata o Gigante che dorme, dipende da come immagini la lunga capigliatura minerale, chioma di fanciulla o cespuglio incolto maschile. Sotto il cielo finalmente sereno il manto nevoso ancora intatto vira all’azzurro.

“Che guardi?” gli chiedo.

“Non è più quella di prima” dice. “Quasi non si riconosce”.

Di solito non si rivolge da quella parte, per lui e per tutti qui, la montagna è uno sfondo immutabile, una certezza di pietra a guardia della vallata e di chi la abita, uomini e animali. Cambia solo i colori con le stagioni, nei suoi cicli eterni.

La montagna è sempre stata la quinta dietro le nostre vite.

Ora la scruta con un’attenzione nuova, come qualcosa che hai trascurato e ti ha tradito. Legge i segni che fino a ieri il paesaggio inciso nella sua memoria non portava.

“La vedi la valanga? Lì, nel canalone” e mi indica il largo tracciato candido che interrompe la faggeta scura, come una strada di neve. “A un certo punto fa pure una curva, sapeva dove voleva arrivare. A pochi metri dall’albergo c’è il rifugio e non l’ha nemmeno sfiorato. Lì non c’era nessuno”.

Conta le altre strisce bianche, più strette, tagliano il bosco fino ai prati sottostanti, che lui frequentava da ragazzo con le pecore. Elenca in dialetto i nomi dei posti investiti dalle slavine, un po’ fiabeschi. Pietra Martello, Fonte dei Banditi. Una leggenda paesana narra che la nostra famiglia discende da una stirpe di banditi, appunto.

“Quando la montagna non è più buona per le bestie, non è buona neanche per i cristiani” afferma convinto.

Ricorda le brevi transumanze autunnali, per ricondurre le mandrie al riparo nelle stalle, ai primi freddi. E lui dietro, contento di ritirarsi in casa a godere il fuoco del camino e la polenta cotta nel paiolo di rame. Mi spiega che d’inverno bisogna lasciarla in pace la montagna, a riposare da sola, in un letargo simile a quello degli animali selvatici.

Gli racconto dell’hotel Rigopiano com’era prima della valanga, il centro benessere con la piscina fumante e la neve intorno. Non era posto per lui, l’aveva visto solo dalla strada. Non sa neanche cos’è un resort, la parola gli suggerisce forse il Cristo sulle labbra del prete nella Messa di Pasqua. Mio padre saliva lassù per sfruttare i pascoli o in cerca di funghi, il rifornimento di legna nel mese di settembre, non conosce altri motivi per soggiornare in quota. La distinzione tra lavoro e tempo libero gli è estranea.

Toglie la mano dalla fronte e l’eccesso di luce lo abbaglia dall’alto. Inclina la testa e la scuote leggermente, è triste. So che pensa alla figlia del suo vicino, passava in auto ogni giorno per andare a prendere servizio in albergo. Salutava con la mano. È tornata dentro un’ambulanza con la sirena spenta, come molti altri.

“Qui non è mai morta tutta questa gente insieme, sembra la guerra. Qui si muore uno per volta” ha protestato.

Resto fino a sera. Mi raccomanda di non scivolare sulla scalinata esterna, forse ha già gelato. La montagna splende sotto la luna, è un immenso specchio bianco.

Donatella Di Pietrantonio

L’AUTRICE E IL SUO NUOVO ROMANZO – Donatella Di Pietrantonio ha esordito con  Mia madre è un fiume (Elliot 2011, premio Tropea). Con Bella mia (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega. Vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico.

armiuta einaudi

Nel suo nuovo romanzo, L’Arminuta (Einaidi) Donatella Di Pietrantonio affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Nota: la foto dall’alto è stata scattata dai Vigili del Fuoco

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