Tendenze in libreria/ Dopo anni in cui la montagna sembrava un argomento per biografie e trattatistica settoriale, da un po' di tempo ha ripreso ad animare i romanzi italiani. E mentre arriva nelle sale il film tratto da "La pelle dell'orso" di Matteo Righetto, "Le otto montagne" di Paolo Cognetti conquista gli editori esteri prima ancora della pubblicazione in Italia...

“Scalare non serve a conquistare le montagne; le montagne restano immobili, siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi”, sostiene Royal Robbins. Ma non serve essere un alpinista per accorgersene: il potere trasformativo della montagna, la sfida sempre aperta tra l’uomo e la natura, ma anche la contemplazione del mondo e della sua straordinarietà da una cima che si pensava irraggiungibile hanno offerto sempre un terreno fertile per la letteratura. Pensiamo alla Montagna incantata di Mann, o secoli prima, all’ascensione (reale e simbolica) al Monte Ventoso nelle Familiares di Petrarca: non si tratta solo di verificare e superare i propri limiti.  Chi sale accetta di spogliarsi lungo il cammino delle sovrastrutture del giorno e, nel silenzio della montagna, di ascoltare di nuovo la natura, identificando e rispondendo solo ai bisogni più immediati.

Sarà un caso se, dopo anni in cui la montagna sembrava un argomento per biografie e trattatistica settoriale, ha ripreso ad animare i romanzi italiani?

La casa dei sette ponti - Mauro Corona

Negli ultimi anni, la montagna ha riacquistato la sua centralità narrativa: è diventata protagonista di tradizioni, bellezze e incantamenti nei romanzi-bestseller di Mauro Corona (su tutti, citiamo il suo intramontabile La casa dei sette ponti, Feltrinelli). È la segretezza dell’inviolato e del poco frequentato a suscitare in Corona un desiderio di (ri)scoperta della natura, che si fa motore dell’azione e scenografia al tempo stesso.

Uomo verticale di Davide Longo

A volte, la montagna si offre come rifugio isolato, unico luogo dove i protagonisti possono provare a trovare sé stessi. Qualche esempio? Nell’Uomo verticale di Davide Longo (Fandango, 2010), Leonardo si rifugia nel paese natale dopo essere stato al centro di uno scandalo; tuttavia, l’immaginario che vede il paesino di montagna classicamente arroccato e uguale a se stesso viene contraddetto. Lì, infatti, si è costituito un gruppo armato di cittadini contro invasori esterni: e allora la montagna va conservata, simbolicamente e fattivamente, e il protagonista è costretto a uscire dal suo guscio di problemi per assistere e, a suo modo, prendere parte al presente.

nina dei lupi

Altrettanto complessa, rifugio ma in una realtà apocalittica, è la montagna di Alessandro Bertante in Nina dei lupi (Marsilio, 2011, candidato al premio Strega): è lo sfondo di una narrazione distopica, in cui una protagonista dodicenne sfida i propri limiti e si carica del pesante fardello di riconquistare il suo villaggio dopo che la Sciagura l’ha resa orfana.

Meacci

Ma negli ultimi anni è la montagna dai risvolti esoterici e misteriosi a offrire l’ottima ambientazione per storie profondamente fantasiose, che si vestono di fiabesco o di mitico. È del 2013 La lucina di Antonio Moresco, una sorta di favola per adulti in un sottobosco inquietante e luttuoso, che si nutre d’immaginazione, emozioni e paure ataviche. O ancora, quest’anno Giordano Meacci ci ha portato per le vie dell’immaginario Corsignano con Il cinghiale che uccise Liberty Valance (Minimum Fax): allora il paese arroccato diventa una scenografia del possibile, in cui i cinghiali iniziano a comprendere la lingua dell’uomo, mentre storie minori si trasformano in ricordi ancestrali.

le otto montagne cognetti

E quali montagne ci aspettano in questi ultimi mesi del 2016? Senza dubbio al centro delle discussioni letterarie avranno un posto privilegiato il Monte Rosa di Le otto montagne (Einaudi) di Paolo Cognetti (venduto in 24 Paesi all’estero già prima della pubblicazione in Italia) e le Dolomiti di Luca D’Andrea in La sostanza del male (Einaudi). Entrambi i romanzi, mettono la montagna al centro di due storie diversissime. Quella di D’Andrea è una montagna che si ricopre di mistero, e l’angoscia si percepisce già a partire dalla copertina particolarmente d’impatto. Il paesino del Sud Tirolo non è un buon rifugio per il protagonista e la sua famiglia: al contrario, un fatto di sangue è stato nascosto e riscoprirlo fino alle radici può essere estremamente inquietante.

Paolo Cognetti, Thoreau contemporaneo a contatto con i monti e le foreste, abbandona la dimensione del racconto per misurarsi con un romanzo di formazione e familiare: nella Val d’Ayas, il giovanissimo Pietro impara cosa significa crescere, coltiva le sue amicizie ma soprattutto eredita dal padre la passione per la camminata in montagna. Non solo un passatempo, ma un insegnamento, un’educazione, e anche noi lettori tra le pagine di Le otto montagne troveremo il fascino della scoperta, il frammischiarsi di quiete e fatica che la montagna porta con sé.

La pelle dell’orso di Matteo Righetto

Un padre e un figlio sono al centro anche dell’ultimo romanzo sulla montagna che vogliamo consigliarvi. Uscito nel 2013, La pelle dell’orso di Matteo Righetto (Guanda) sta avendo una seconda vita nelle sale cinematografiche, nell’omonimo film di Marco Segato, con Marco Paolini tra gli attori principali. Il protagonista Domenico, anche lui dodicenne, si trova a lottare giornalmente con la natura, ma soprattutto a misurarsi con il padre Pietro, autoritario e poco aperto al confronto. Quando, in seguito a una scommessa, Pietro decide di uccidere il vecchio orso che terrorizza il paese, Domenico è costretto a seguirlo in un viaggio spaventoso, che spinge continuamente a verificare i limiti delle proprie forze e a sperimentare l’abisso a pochi passi, reale e simbolico.

Tra panorami mozzafiato e vicende ora avventurose ora riflessive, la montagna ha avuto una nuova vitalità narrativa in questo 2016 e promette perlomeno altrettante possibilità d’evasione con le uscite del prossimo anno, tra brividi di freddo, di introspezione e di terrore davanti ai crepacci dell’inatteso.


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