Andrea G. Pinketts, nato a Milano nel 1961, è morto a 57 anni. Era malato da tempo...

A Milano (e non solo, anche perché è stato protagonista in tv e al cinema, oltre che in libreria) lo conoscevano tutti. E ora sono in moltissimi a piangere la scomparsa dello scrittore e giornalista Andrea G. Pinketts, pseudonimo di Andrea Giovanni Pinchetti, morto oggi all’hospice dell’ospedale Niguarda di Milano (come riporta l’Ansa).

Pinketts, che era malato da tempo, come aveva pubblicamente raccontato, era nato il 12 agosto del 1961 a Milano.

Come ricorda Wikipedia (dove potete trovare l’elenco dei suoi libri e dei premi vinti), Pinketts (tra i protagonisti dell’antologia di racconti cult Gioventù cannibale) è autore di molti romanzi in bilico tra noir e grottesco, molti dei quali incentrati sulla figura di Lazzaro Santandrea, suo alter ego e protagonista di bizzarre avventure nella Milano contemporanea.

Il suo ultimo libro, La capanna dello zio Rom, è stato pubblicato da Mondadori nel 2016.

Sulla sua pagina YouTube, troviamo una delle ultime video interviste allo scrittore.

A proposito della malattia, intervistato da Repubblica nei giorni scorsi, aveva raccontato: “La malattia, in due fasi, mi ha spedito nello spazio. Devo stare tutto il giorno a letto, quando riesco a muovermi devo usare una sedia a rotelle. E sto sperimentando il magico mondo della morfina. Ti seda, ti fa passare il dolore, ma genera anche delle crisi violente. Mi sono strappato i tubi da solo. Quando sono arrivato qui, il personale medico credeva che fossi un pazzo furioso. Ora mi amano. Chiamano le mie parti intime ‘Ivan il Terribile'”.

E ancora, alla domanda “cosa ha capito negli ultimi mesi?”, aveva risposto alla sua maniera: “Riuscire ad avvicinarsi a un rasoio e a farsi la barba, un gesto che consideravo una seccatura, o ad alzarsi la mattina, qualcosa che diamo per scontato. Ce ne accorgiamo solo quando stiamo male. Ho imparato a dare un valore assoluto al presente. Vivo questi piccoli momenti al massimo. E ho avuto la prova di avere seminato bene. C’è un gran via vai nella mia stanza. Vengono a trovarmi anche se non li costringe nessuno: dalle ‘devote di Pinketts’ (un gruppo di giovani donne sue amiche, ndr) alle ex fidanzate e agli amici uomini. Si è creata una succursale del Trottoir. Non mi fanno sentire malato, anzi, a volte fanno le loro cose, parlano tra loro, m’ignorano. Sono contento di essere un bellissimo sfondo, di essere trattato come se fossimo davanti a una birra”.

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