Valerio Callieri ha condotto un lungo laboratorio di scrittura nella sezione femminile AS3 del carcere di Rebibbia. Da quest’esperienza è nato un romanzo corale. Su ilLibraio.it l’autore si sofferma su diversi aspetti poco conosciuti della vita nei penitenziari. Dove, ad esempio, “è molto, molto difficile essere madre…”

Sta per uscire il romanzo, AS3, ma è anche e, soprattutto, il trentennale di Infinite Jest di David Foster Wallace.

La prima casa editrice al mondo a pubblicarlo, al di fuori degli Stati Uniti, è stata Fandango. AS3 è un romanzo edito da Fandango. È con questo sillogismo sdrucciolevole che voglio accompagnarvi dentro la sezione di Alta Sicurezza 3 di Rebibbia da cui nasce il mio romanzo.

È qui che ho condotto un lungo laboratorio di scrittura per conto della Fondazione Severino.

Prendendo l’abbrivio dall’incipit di un brano di Infinite Jest, voglio suggerirvi quello che ho sentito e che troverete nella storia.

Se in virtù di carità o disperazione doveste mai trovarvi rinchiuse nella sezione femminile AS3 del carcere di Rebibbia verrete a sapere molte cose nuove e curiose. Scoprirete che non importa quante volte metterete una crocetta accanto a “Yogurt alla fragola” sul vostro modulo spesa, arriverà sempre quello ai mirtilli.

Che la sezione AS3 è dedicata a chi ha compiuto reati di narcotraffico o collegati all’articolo 416 bis del codice penale. Che questo articolo punisce chiunque appartenga a un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone.

Che le mestruazioni possono scomparire improvvisamente e, come se nulla fosse, riapparire dopo mesi. Che i polpacci diventano flosci senza più l’attrito con l’asfalto. Che, quando uscirete da qui, le posate di metallo vi sembreranno pesantissime. Che esistono dei trucchi per tagliare la carne con il coltello di plastica.

Che alcuni esterni al carcere, chiamati a insegnare o a condurre laboratori di scrittura e teatro, possono trattarvi in una maniera talmente paternalista o infantilizzante o indifferente che arriverete a preferire la rude schiettezza delle guardie.

Che Monica è la persona più carismatica della sezione.

Valerio Callieri

Che carisma significa anche il soccorso dell’amica detenuta Virginia, ignorare le provocazioni di un altro gruppo di detenute, rivali e invidiose, che puntano a farle ritardare l’imminente scarcerazione.

Che, per l’appunto, esiste il cosiddetto dispositivo della liberazione anticipata per cui potete ottenere uno sconto di pena di quarantacinque giorni ogni sei mesi di detenzione. Sconto che viene immediatamente revocato dal magistrato per un futile litigio tra detenute, per esempio.

Che la maggior parte delle persone, per motivi tutto sommato comprensibili, non vorrà avere nulla a che fare con voi. Che, se tuttavia leggesse il tanto famoso quanto misconosciuto Cose di Cosa Nostra, scoprirebbe che Giovanni Falcone raccontava i suoi nemici con una voce empatica, curiosa, quasi narrativa. Che il giudice ha dovuto evitare le risposte consolatorie – i Buoni, i Cattivi – per comprendere (e combattere) a fondo chi aveva davanti. Che, per esempio, e per quanto possa sembrare assurdo, la mafia “può impartire una lezione di moralità”, almeno così scriveva.

Scoprirete che, se vostra figlia ha più di dodici anni, sarà trattata come una maggiorenne e quindi perderà tutti i privilegi della minore età per quanto riguarda colloqui e chiamate.

Che avrete quattro ore al mese per i colloqui, e in questo novero sono comprese quelle con i vostri figli cosiddetti maggiorenni. E che se, per caso, i vostri familiari non riescono a sobbarcarsi il viaggio le vostre quattro ore al mese dal vivo diventeranno un’ora e venti minuti di videochiamate.

Che quasi tutte le cose che qui dentro sembrano inutilmente crudeli sono, per lo più, assurde e imperscrutabili.

Che l’espressione “Ah bello su tutte le rote!” non è solo una citazione di Amore tossico di Caligari, ma si utilizza ancora, senza nessuna ironia.

E che a volte è necessario saper lottare senza paura e senza speranza.

Che, sebbene la vulgata parli soprattutto dell’eroismo di Antigone, dopo aver letto il testo di Sofocle potreste rivalutare il bistrattato Creonte perché – diciamoci la verità – non si è mai visto un tiranno disamorato del potere e che, oltretutto, vi dà più volte l’opportunità di farla franca.

E anche perché, ma questo lo ha suggerito Anna dopo la lettura, Antigone desidera segretamente morire. Che dunque, per una volta, Bertolt Brecht aveva toppato e Jean Anouilh aveva colto nel segno nella riscrittura della tragedia.

Che prima di finire in AS3, Virginia è stata a pranzo a Buckingham Palace, almeno così dice.

Che leggere “L’antilingua”, l’articolo di Italo Calvino, riesce a essere doloroso e stupefacente insieme, rivelandoti che non sei tu a essere stupida, ma che alcune comunicazioni burocratiche sono volutamente inafferrabili.

Che è molto, molto difficile essere madre, qui dentro.

L’AUTOREValerio Callieri, nato a Roma nel 1980, gestisce la rivista Siamomine (e la newsletter Dylarama) e produce contenuti per l’agenzia di comunicazione Minestudio.

Ha pubblicato per Feltrinelli due romanziTeorema dell’incompletezza, con cui ha vinto il Premio Calvino, e Le furie, oltre a un libro nonfiction (È così che ci appartiene il mondo).

Anche autore del documentario I nomi del padre, Callieri firma ora per Fandango AS3, un romanzo corale, in cui racconta di tre donne detenute in regime di Alta Sicurezza di Rebibbia AS3, che per il resto del mondo sono invisibili: Anna, Monica e Virginia intrecciano le loro storie intime e criminali in un dialogo che diventa una sorta di dramma contemporaneo, nato dall’urgenza di essere ascoltate senza giudizio. Un libro radicato nelle esperienze di ascolto e nei laboratori di scrittura in carcere che Callieri conduce da anni.

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