La letteratura può essere ancora uno spazio di conflitto, memoria e possibilità. “Atusparia”, il nuovo romanzo di Gabriela Wiener, è un’opera complessa e polifonica, che fa immergere nella vita della protagonista, e nella storia del Perù, tra lotte politiche, repressioni, utopie e dittature. La scrittrice, poetessa e giornalista peruviana classe ’75 recupera alcuni temi già affrontati in “Sanguemisto”, ma sposta il fuoco dalla genealogia familiare a quella collettiva… Il risultato? Un testo che può essere letto come un racconto storico, un manifesto politico, un inno militante, ma anche come un viaggio psichedelico (o una partita a scacchi)…

Se è vero che ogni atto letterario è, in qualche misura, politico, quello di Gabriela Wiener lo è in modo esplicito, radicale, non negoziabile.

Atusparia (La Nuova Frontiera, traduzione di Elisa Tramontin) è un romanzo che guarda al passato – anche remoto – e si affaccia sul futuro solo per criticare e interrogare il presente. È un testo che non rassicura, non semplifica, ma allerta: su ciò che è stato e su ciò che può sempre tornare.

Da qui nasce una narrazione instabile, spezzata, conflittuale. A tratti fredda e analitica, a tratti convulsa, carica di tensione militante. Atusparia è un prisma dalle molte facce, un romanzo che rifiuta una forma unica per restituire la complessità di una storia individuale e collettiva.

atusparia di Gabriela Wiener

La protagonista, a sua volta, prende il nome di Atusparia: prima studentessa nella scuola sovietica in Perù; poi adolescente in crisi, dipendente da sostanze e intrappolata in una relazione poco sana; infine immersa nella lotta militante, con tutto ciò che comporta, fino alla conclusione che non anticipiamo… La sua vicenda personale diventa subito il varco per raccontare altre vite, quelle di militanti, rivoluzionarie, giovani idealiste, utopie schiacciate e tradite.

La politica che emerge è quella praticata sul campo: assemblee, dibattiti, volantini, marce. Una politica fatta di corpi, tempo condiviso e parole ripetute fino allo sfinimento. Ma a questa si affianca l’altra faccia, storicamente inevitabile nel contesto peruviano e sudamericano: la repressione, la dittatura, la frammentazione della sinistra, le scissioni ideologiche che attraversano anche esperienze come Sendero Luminoso. Il comunismo, in questo romanzo, non è un’idea astratta né una promessa lontana, ma una realtà concreta, quella della lotta di classe per la strade di Lima. In tutto ciò Atusparia di Gabriela Wiener non cerca sintesi: mostra le tensioni, le contraddizioni, le scelte possibili.

Senza poterlo evitare, le viene in mente una di quelle frasi di Scorza che Asunción Grass tanto amava citare: nelle Ande ci sono cinque stagioni, “primavera, estate, autunno, inverno e massacro”.

In alcuni passaggi il testo si allontana volutamente dalla forma romanzesca tradizionale – e questo è uno dei suoi punti di forza. Atusparia è un romanzo polifonico, che alterna narrazione, rapporti di polizia, lettere, articoli di giornale, interviste, racconti allegorici. L’ibridazione formale non è decorativa, ma necessaria: è la struttura stessa del testo a riflettere il conflitto che racconta.

Violenza o canale istituzionale? Questa domanda (ancora oggi attuale) attraversa molte delle voci e dei dibattiti che il romanzo mette in scena, senza offrire risposte pacificanti. Si può, infatti, parlare tranquillamente di una deriva prima utopica e poi distopica del libro stesso.

Non manca poi il forte bagaglio culturale che sostiene la scrittura di Wiener: figure come Manuel Scorza e José Carlos Mariátegui risuonano come presenze sotterranee, riferimenti che radicano Atusparia in una tradizione letteraria e politica ben precisa.

Particolarmente potente è il modo in cui l’adolescenza di Atusparia si sovrappone simbolicamente al periodo post-caduta del Muro di Berlino: come se quella frattura storica coincidesse con il passaggio dall’infanzia alla disillusione. Perfino le relazioni affettive della protagonista assumono un valore politico: la prima relazione amorosa coincide con l’irruzione del consumismo, del capitalismo e degli yankees; la relazione con Asunción, invece, è il luogo in cui i tradimenti ideologici si riflettono sul corpo, e viceversa.

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Sanguemisto Gabriela Wiener

Rispetto a Sanguemisto (La Nuova Frontiera, traduzione di Elisa Tramontin), Wiener stessa ha dichiarato di aver scelto una postura diversa: Atusparia è un romanzo meno autobiografico, ma non per questo meno personale. E infatti il centro è il Perù, come se l’autrice avesse deciso di spostare il focus dalla genealogia familiare (nel romanzo precedente il trisavolo era una figura chiave) a quella collettiva.

Atusparia è un libro difficile da definire, che richiede attenzione e partecipazione, e forse è proprio questo il suo valore. Può essere letto come un racconto storico, un manifesto politico, un inno militante, ma anche come un viaggio psichedelico o una partita a scacchi, in cui ogni mossa produce conseguenze che si estendono nel tempo.

Un testo che dimostra come la letteratura, quando sceglie di esserlo fino in fondo, possa ancora essere uno spazio di conflitto, memoria e possibilità.

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Fotografia header: Gabriela Wiener (foto di Daniel Mordzinski)

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