“Anna Non Dimentica nasce dal mio profondo interesse per l’adolescenza, la paura di crescere e la mia ricerca sui meccanismi narrativi dei creepypasta…”. Su ilLibraio.it la riflessione di Adriano Giotti, regista e sceneggiatore al debutto nel noir: “Proprio come le fiabe dell’orrore attorno al fuoco, i creepypasta assolvono la stessa funzione sociale: una sorta di trasmissione culturale delle ombre che si annidano nella società, dei pericoli reali cui ci si allena mentalmente attraverso la narrazione…”
Si dice che riesce a entrare nella tua mente. Si dice che se lo sfidi, se senti i rintocchi della campana, allora devi giocare. Non puoi correre. Non ti puoi voltare. Lui ha iniziato a seguirti. È una percezione fastidiosa, come un’ombra al limite della cornea. Ma non lo puoi guardare. Altrimenti…
E se in questi giorni d’inverno, mentre camminate nel bosco, tuo figlio ti avesse confidato di aver visto un’ombra che vi segue a distanza?
Potresti girarti, osservare la parete di nebbia senza vedere niente, e allora penserai che è tutta suggestione. Attorno a voi c’è soltanto la natura umida dopo la pioggia della notte. Poi però percepisci un fruscio, uno scrocchiare, forse il vento, forse un animale. Ma quello che ti preoccupa di più è che tuo figlio voglia già tornare a casa. Come se avesse davvero paura di qualcosa.
Più tardi, a casa, potresti scorgere un pezzettino di disegno nascosto sotto i quaderni di scuola. Sfregi rossi scarabocchiati, inquietanti. E mentre gli dai la buonanotte, ti rendi conto che il silenzio che avvolge la casa non è mai stato così rumoroso. Potresti spegnere la luce, e tornare più tardi, quando lui si sarà addormentato, per rubare quel disegno.
Una figura angosciante, altissima, scheletrica, vestita con un completo grigio che sembra provenire da fine Ottocento o inizio Novecento, con il volto bianco privo di occhi e bocca, e braccia lunghe come tentacoli. Tuo figlio ha scritto sotto, in rosso “lasciami in pace” e ha cercato di cancellarlo. Turbato, potresti provare a cercare informazioni su internet.
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È in quel momento che scoprirai due cose. Che cosa significa il termine “creepypasta“. E che molti altri padri e molte altre madri hanno fatto quella medesima ricerca su Internet, prima di te.
Moltissimi.
Quando ero piccolo, si raccontavano le fiabe dell’orrore davanti al fuoco, al riparo dalla notte scura, soprattutto nelle case di campagna con il vento che sibilava tra gli spifferi. Adesso, invece, il focolare non è più concreto, ma è diventato virtuale. È diventato lo schermo del pc o dello smartphone. E spesso c’è soltanto una persona davanti. Se prima, davanti alla paura, eravamo in gruppo, adesso siamo soli con la nostra curiosità e le nostre debolezze.
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Il mostro di cui parlavo prima è chiamato Slender Man ed è un creepypasta, ovvero un racconto divenuto virale sul web, che si è sviluppato dai primi avvistamenti, ai racconti nei blog, alle informazioni aggiunte sui poteri soprannaturali di quella figura e sulla sua pericolosità. Un racconto che si è fatto contagiare dalla fantasia di ogni persona che l’ha incontrato sul web o ha creduto di vederlo da qualche parte. Eppure Slender Man è stato creato dal disegnatore Eric Knudsen per vincere un concorso di ritocco fotografico. Il resto della leggenda è stato creato dai fan. Da tutti e da nessuno, dunque, proprio come le favole popolari. O come un’antica ninna nanna.
Ed è proprio quello che, da narratore, mi interessa: come da un’increspatura di una piccola onda sul web scaturisca una marea. I fan alimentano lo tsunami, si sforzano di ricostruire il rompicapo, formulando teorie, speculazioni e cercando indizi in grado di confermarle o smentirle. Diventa così un gioco collettivo virale, perché è molto difficile arrivare a una spiegazione univoca che chiuda il cerchio.
E qualcuno, soprattutto chi è meno smaliziato, può finire per crederci. Forse perché ne ha bisogno.
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Proprio come le fiabe dell’orrore attorno al fuoco, i creepypasta assolvono la stessa funzione sociale: una sorta di trasmissione culturale delle ombre che si annidano nella società, dei pericoli reali cui ci si allena mentalmente attraverso la narrazione. È una specie di rito di passaggio: queste fiabe di paura sono efficaci soprattutto nella fase evolutiva dell’adolescenza, la fase in cui il cervello ha una marcata distonia di sviluppo tra le aree primordiali del sistema limbico, già pronte e ‘adulte’, e quelle della corteccia prefrontale e dei lobi frontali (che presiedono al pensiero razionale e alla reazione ragionata anziché immediata) che invece sono ancora in fase di sviluppo. Questo porta alla facilità di picco delle emozioni in adolescenza, emozioni primordiali quali la paura o l’entusiasmo. Infatti è proprio il periodo evolutivo in cui i racconti di paura coinvolgono in massimo grado, sovrapponendosi al piano di realtà.
Anna Non Dimentica nasce dal mio profondo interesse per l’adolescenza, la paura di crescere e la mia ricerca sui meccanismi narrativi dei creepypasta.
Anna è il personaggio di un creepy che circola tra gli adolescenti del thriller che ho scritto. Fino a quando qualcuno sparisce per davvero…

L’AUTORE – Adriano Giotti è in libreria per Longanesi con Anna non dimentica, che segna il suo debutto nel noir.
Regista e sceneggiatore (ha vinto premi in Italia e all’estero, ed è stato candidato ai David di Donatello con il cortometraggio Mostri), l’autore vive tra Roma e Madrid.
Al centro della trama del suo romanzo psicologico c’è un 14enne scomparso, Pietro. Quanto all’ambientazione, siamo nel “cuore gelido” dell’Abruzzo (“il silenzio del bosco come unico testimone e, nell’ombra, una figura che non dovrebbe esistere…”).
La stanza dell’adolescente è tappezzata di mostri, ma quelli veri si annidano tra i messaggi crudeli di una chat tra compagni di scuola e “nei silenzi di una famiglia spezzata“. Quando il ragazzino sparisce, la sua ossessione per le leggende metropolitane e i creepypasta si trasforma in un incubo reale.
Il caso viene affidato a Veronica Sgheis, ispettrice di polizia e madre in bilico tra rabbia e fragilità, “che deve scavare tra le ombre della provincia dove tutti si conoscono e nessuno dice la verità…”. E che si ritrova a seguire la pista di una leggenda online, legata a una bambina rapita, Anna…
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