La Genesi, il primo libro della Bibbia, “non racconta l’inizio di un mondo perfetto, ma di uno fragile e in evoluzione…”

Inizio come vertigine

C’è una tensione ancestrale che accompagna ogni inizio: un misto di attesa, paura e speranza. La Genesi, il primo libro della Bibbia, non racconta solo la creazione del mondo, ma cattura questa stessa vertigine. “In principio, Elohìm creò i cieli e la terra”: non c’è introduzione, solo un atto di esistenza che esplode nel vuoto. La terra è informe e deserta, il buio copre l’abisso, e lo Spirito aleggia sulle acque.

L’inizio è caos, una sostanza grezza e indomabile. Dio non crea con le mani, ma con la voce: “Elohìm disse: ‘Sia luce!’ E luce fu”​. Ogni cosa nasce da una parola pronunciata, un’azione irreversibile. Questo modo di raccontare l’origine non è solo poetico, è universale: ogni inizio reale comporta un salto nel vuoto, una dichiarazione di esistenza. Creare significa affermare, ordinare l’indistinto.

Rileggere oggi la Genesi, nell’edizione curata da Erica Baricci per Blackie Edizioni, significa riconoscere questo atto creativo dentro di noi. Come Dio separa il cielo dalla terra, il giorno dalla notte, così ogni nostro inizio è un’opera di separazione e definizione. Ciò che conta è il coraggio di pronunciare quella prima parola, di lanciarsi nel flusso creativo, sapendo che tutto sarà plasmato dall’eco di quella dichiarazione primordiale.

il libro della genesi liberata

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

Inizio come relazione

Ma la Genesi non si ferma alla creazione del cosmo: scava negli inizi umani, nelle relazioni, nel tempo che si apre davanti all’uomo. Dopo aver creato l’universo, Dio modella l’uomo: “Facciamo l’essere umano con la nostra immagine, a nostra somiglianza”​. L’essere umano è posto al centro del tempo e dello spazio, portatore di un’identità incompleta che si compie solo nella relazione. “Non è bene che l’uomo sia solo”​: è l’origine dell’amore, della famiglia, della comunità.

Le relazioni sono il secondo grande inizio narrato nella Genesi: Adamo ed Eva, la coppia primordiale, sono un simbolo complesso. La loro unione è intima e sacra, ma anche fragile. “Questa volta costei è ossa delle mie ossa e carne della mia carne”​: parole che suonano come una promessa e un rischio. Con loro nascono la fiducia e il tradimento, la conoscenza e la colpa. Il morso del frutto proibito segna l’inizio del libero arbitrio, della responsabilità e della fragilità umana.

La Genesi non racconta un passato remoto, ma il ciclo infinito dei nostri inizi: ogni nuova relazione, ogni progetto, ogni sogno contiene in sé l’ombra dell’Eden. Anche dopo la caduta, la storia non finisce: Caino, pur marchiato dalla colpa, costruisce una città​; Abramo lascia tutto per inseguire una promessa divina​. La Genesi ci insegna che il vero inizio non è mai un evento singolare, ma un processo continuo, fatto di errori e nuovi tentativi.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Inizio come fede

Se c’è una figura della Genesi che incarna pienamente l’idea dell’inizio, questa è Abramo. Non è creato dal nulla come Adamo, né risparmiato da un diluvio come Noè: è chiamato a partire. “Va’ via dalla tua terra, dalla tua terra natale, dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrerò”​. Non c’è una meta definita, solo una promessa. L’inizio di Abramo non è una creazione istantanea, ma un processo fatto di passi, scelte, errori e fiducia.

Abramo è già anziano quando riceve questa chiamata. Potrebbe rifiutare, scegliere una vecchiaia tranquilla. Ma lascia tutto e si mette in cammino con la sua famiglia, portando con sé il peso delle radici e il desiderio di un futuro diverso. L’atto del partire è già un inizio: spezzare legami senza rinnegarli, portare avanti la memoria senza rimanerne prigionieri.

La sua vita sarà segnata da continue ripartenze. Abramo sbaglia, dubita, ma non si ferma mai. L’episodio del sacrificio di Isacco ​è il punto culminante di questa storia di fede: la sua volontà di sacrificare ciò che ha di più caro rappresenta il distacco definitivo dal passato per aprirsi a un futuro ignoto. Dio, alla fine, non gli chiede di uccidere suo figlio, ma di dimostrare che è disposto a fidarsi. La promessa si compie perché Abramo ha saputo iniziare, lasciare andare, rischiare.

La Genesi non racconta l’inizio di un mondo perfetto, ma di uno fragile e in evoluzione. Ogni capitolo è una variazione sul tema dell’inizio: creazione, relazioni, partenze, promesse. Questi inizi sono spesso segnati da incertezze e fallimenti, ma anche dalla possibilità di ricominciare.

Come Dio che crea parlando, come Adamo che scopre l’altro, come Abramo che lascia tutto per inseguire un sogno, anche noi siamo chiamati a iniziare. A parlare quando il silenzio sembra più sicuro. A rischiare quando la stabilità sembra più comoda. A credere quando tutto sembra perduto.

Ogni inizio è un atto di fede. Non fede cieca, ma consapevolezza che il futuro non è mai definito: si costruisce passo dopo passo, parola dopo parola. Forse è questo il messaggio più profondo della Genesi: ogni inizio, per quanto incerto, è una promessa che vale la pena di essere vissuta.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Libri consigliati