Daniela Tommasini, ricercatrice in campo internazionale e geografa culturale, è stata per la prima volta in Groenlandia – di cui in queste settimane si sta parlando inevitabilmente tanto – nel 1994, e da allora ci è poi tornata in numerose occasioni. In libreria arriva il suo “diario d’amore”: “In Groenlandia – La terra del nulla e del tutto”. E nella sua riflessione su ilLibraio.it l’autrice spiega: “Lo sento ripetere da anni a livello personale, pubblico e politico. La Groenlandia vuole essere completamente libera, indipendente. Fin dalla prima autonomia nel 1979 e ancora di più con la seconda tappa del 2009, l’obiettivo è l’indipendenza dalla Danimarca. Gli amici, con cui sono in contatto costante, non riescono a dare un senso a questi ultimi eventi, si passa dall’incredulità al timore, ma è chiaro che i groenlandesi non desiderano essere comprati, né tantomeno diventare parte di un altro Stato…”
La Groenlandia è oggi alla ribalta della cronaca. Un Paese lontano, sconosciuto a molti e anche a me, quando nel 1994 ci sono andata per la prima volta, per puro caso e senza saperne nulla.
Ne ero rimasta affascinata e non ho ancora smesso di ritornare. È stato il paesaggio a costruire la mia immagine del cuore: la sua vista, gli odori, i rumori, le sensazioni hanno avuto su di me un effetto notevolissimo, quasi violento, in qualsiasi periodo dell’anno abbia avuto la fortuna di essere lì. Ho sempre provato un senso di stordimento e vertigine. L’emozione ancora mi sommerge, a volte tutto è troppo. La natura è troppo, troppo bella, troppo intensa, troppo forte, inimmaginabile.
Questo è un diario che racconta una lunga e ininterrotta storia d’amore, che parla dei miei incontri e delle mie esperienze. È la “mia” Groenlandia, con molte note personali e tante storie di persone, oggetti, attività, spazi e luoghi, con sullo sfondo i grandi avvenimenti storici e culturali che l’hanno segnata. Storie del quotidiano, del cambiamento e del futuro.

Il mio primo breve soggiorno è caratterizzato da un’ignoranza completa che ho poi cercato di colmare al meglio. I giudizi avventati e le osservazioni superficiali hanno così lasciato posto a riflessioni più articolate e soprattutto rispettose. Le tante persone incontrate strada facendo mi hanno informato e intrattenuto, e insieme mi hanno aiutato a comporre un’immagine più accurata e precisa del Paese. In genere ho mantenuto i contatti e rivedersi, pur a distanza di anni, è sempre molto piacevole. Anche se brevi, i soggiorni sono intensi e si parla e condivide molto.
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Questa comunanza è anche favorita dal mio lavoro in piccoli e remoti villaggi – mi occupo di sviluppo locale nelle comunità periferiche – dove ho presto imparato che il codice di comportamento è diverso che nelle città che sono più, anche se non esclusivamente, occidentalizzate.

Di solito sono in compagnia delle donne, da loro ho imparato a riconoscere erbe e fiori, i primi rudimenti della lingua, ascoltato storie e leggende, ho fatto un apprendistato come preparatrice di pelli. Ho imparato come preparare e conservare la carne, ho mangiato cose che non avrei propriamente scelto (per poi quasi sempre ricredermi). Mi hanno raccontato e mostrato la preparazione del loro costume tradizionale, il significato ancestrale dei tatuaggi e della loro importanza come segno di identità. Abbiamo lavorato a maglia e chiacchierato, letto libri e giornali e discusso, come essere a casa con zie e cugine.
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Con gli uomini sono stata a caccia, di solito come osservatrice dato che come aiutante non valgo granché, ma ho imparato comunque molte cose, sulla selvaggina di passo e sugli animali marini, sull’addestramento dei cani, le loro gerarchie e capacità, sulla costruzione e l’uso degli strumenti per la caccia, sulla realizzazione di slitte e di kayak.

Abbiamo discusso della modernità che ha rimpiazzato alcuni di questi utensili per la loro superiorità tecnica, altri sono rimasti tradizionali. Da loro ho ricevuto anche qualche nozione per conoscere meglio il terreno e il ghiaccio, sempre alla maniera groenlandese, cioè guarda e impara.
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Il loro ingegno è proverbiale, in una terra del nulla c’è il tutto. Hanno saputo sfruttare ogni cosa del poco che la natura offre, gli attrezzi sono funzionali e ce n’è uno per ogni necessità. Gli abiti sono pratici, caldi e impermeabili, a seconda dell’uso e della stagione e per i grandi avvenimenti riccamente ornati. Abili scultori e costruttori, i groenlandesi sono affabili e disponibili, basta aspettare il momento giusto per far domande o fotografare. La loro accoglienza è sempre stata calorosa. Ho imparato ad apprezzare i loro silenzi ma anche ad ascoltare, a non guardare dritto negli occhi, a stare un po’ di lato. Ho intessuto durature amicizie, sono entrata in qualche modo a far parte di grandi gruppi familiari, così, spostandomi da una località all’altra – e le distanze possono essere notevoli – avevo sempre dei punti di riferimento per qualsiasi cosa.

Quaanaq, nell’alto nord della Groenlandia
Sono stata invitata alle loro feste, come la Konfirmation, la cresima, tappa importante che segna il passaggio nell’età adulta. Passaggio che la Groenlandia vuole davvero, vuole diventare adulta, essere completamente libera, indipendente. Lo sento ripetere da anni a livello personale, pubblico e politico.
Fin dalla prima autonomia nel 1979 e ancora di più con la seconda tappa del 2009, l’obiettivo è l’indipendenza dalla Danimarca.
Gli amici, con cui sono in contatto costante, non riescono a dare un senso a questi ultimi eventi, si passa dall’incredulità al timore, ma è chiaro che i groenlandesi non desiderano essere comprati né tantomeno diventare parte di un altro Stato.
I giochi sono troppo grandi e imprevedibili e allora non resta loro che aspettare, come hanno imparato a fare da millenni, aspettare che arrivi la preda, aspettare che il ghiaccio si consolidi per usare la slitta o che si sciolga per poter andare in barca a cacciare per nutrirsi. Aspettare che passi la bufera.

IL LIBRO E L’AUTRICE – Daniela Tommasini, laureata in Scienze Politiche e con un dottorato in Geografia Alpina, si occupa principalmente di sviluppo locale nelle comunità periferiche, relazione uomo-ambiente, società e culture, adattamenti al cambiamento in comunità isolate, pianificazione e relazioni internazionali. Nel 1994 è stata per la prima volta in Groenlandia, e da allora ha avuto un legame speciale con quel territorio. Nel corso della sua carriera ha preso parte al gruppo di ricerca del North Atlantic Regional Studies della Roskilde University e al gruppo di ricerca Arctic Societies, Past, Present and Future, dell’Arctic Centre di Rovaniemi in Finlandia. Tra il 2017 e il 2019 è stata incaricata all’Arctic Science Center della Liaocheng University, Shandong, Cina.
In Groenlandia – La terra del nulla e del tutto: un diario d’amore è il suo primo libro, e racconta il rapporto con una regione di cui oggi si parla molto. Dopo la prima esperienza, Daniela Tommasini ha cercato ogni anno di tornare in Groenlandia, affascinata dalla luce unica. Ma cosa c’è di tanto speciale? Daniela in quel luogo isolato si sente a casa, circondata dai ghiacci e con all’orizzonte solo la banchisa. Il libro è un viaggio dentro i sentimenti provati e le esperienze vissute, a cena carne di foca e come letto il divano di chi la ospita. Pagina dopo pagina l’autrice svela il suo segreto: non guardare alla Groenlandia con fare occidentale, ma cercare di seguire il ritmo di quel luogo, viverlo da dentro come un nativo, tra amuleti e costumi tradizionali, basi americane e ricordi di grandi spedizioni del passato.
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