Perché l’Iliade oggi? Ovvero, qual è la sua attualità? Per Daniele Ventre, che l’ha ri-tradotta (dopo aver già curato una nuova edizione dell’Odissea) l’opera di Omero (“poema di guerra solo in apparenza”) ha molto da insegnarci, “in quest’epoca di corsa al riarmo” – La sua riflessione
Perché l’Iliade oggi?
Quella relativa all’attualità dell’Iliade, è la tipica domanda che si pone sia il lettore comune, sia il mercato del libro, sia chi l’epos lo conosce a scuola. Per quest’ultima categoria di fruitori l’interrogativo si colora spesso di un tono di malcelata esasperazione.
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“Censurare Omero”
Fra didattiche inefficaci e traduzioni addomesticate ed esteticamente deboli, non manca poi la malafede intellettuale di chi si è preso la grave responsabilità di censurare Omero in nome dei valori dell’inclusione, dimenticando che questi stessi valori sono stati costruiti lottando contro atteggiamenti radicati, di cui non si può perdere la memoria storica, pena la possibilità di tornare a ripetere errori antichi. Edulcorando il passato, oggi si può ambientare una soap opera nella Spagna franchista degli anni ’60 del secolo scorso, senza tener conto del clima di repressione del franchismo, sia pur ammorbidito in parte dal desarollo. Una sorta di negazionismo strisciante, subdolamente auto-assolutorio, colora di correctness multirazziale anche il panorama dei secoli della schiavitù e del suprematismo razzista eurocentrico, quasi che le sue gravissime colpe storiche e le sue atrocità non siano mai esistite.
Venendo all’epos omerico, fosse anche solo il ricordo di un ormai superato tempo feroce, quanto meno l’Iliade testimonierebbe all’uomo di oggi da quale universo di sopraffazioni la forza del diritto lo salva.
Per nostra fortuna il poema dell’ira non è solo questo.
Perché l’Iliade oggi?
Torniamo dunque alla domanda iniziale. Perché l’Iliade oggi? Ovvero, qual è l’attualità dell’Iliade?
A differenza dell’Odissea, con il suo intreccio romanzesco e il suo lieto fine aperto, il poema omerico più antico appare meno rassicurante, più lontano dalla cosiddetta sensibilità moderna.
La stessa natura del suo tema di fondo, la guerra, non ha grande appeal presso le persone di buon senso; e sulla guerra gli antichi consegnano alle epoche successive la lezione di Erodoto: la guerra è scelta di folli, poiché in guerra i figli sono seppelliti dai padri, al contrario di quanto avviene in tempo di pace.
Poema di guerra solo in apparenza
Poema di guerra solo in apparenza, questa lezione l’Iliade in realtà la prefigura, conducendo chi la ascolta attraverso tutti gli orrori della Contesa, e del Conflitto, combinati al sublime scatenamento di forze distruttive umane e divine. Il poema prefigura il mondo attuale in più modi: descrive un universo lacerato, in cui l’intimo legame fra il conflitto degli uomini e la contesa degli dèi e delle forze cosmiche appare tangibile. Una tradizione di sfondo del ciclo epico non direttamente attestata nell’Iliade ci avverte che la guerra nasce dal peso demografico degli uomini; al culmine del suo sviluppo, nel duello di Achille ed Ettore, l’uno inseguitore e l’altro inseguito sotto le mura di Troia, il poeta dell’Iliade paragona gli eroi agli attori di un incubo congelati in una corsa eterna, che rappresenta la guerra come tale, in cui vincitori e vinti, aggressori e aggrediti, non appaiono più nettamente distinguibili, per la catena perversa di circostanze che li hanno condotti al confronto.
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Sul piano storico l’Iliade è il riadattamento a interessi e contesti di VIII sec. di un mito formatosi nelle fasi di crisi del bronzo tardo al collasso, con apporti di miti levantini e anatolici.
La sua natura di epopea identitaria dei Greci rivela che le identità culturali si formano nelle zone di confine e sono miste e porose. Ma è soprattutto la sua amara verità conclusiva la più vitale, in quest’epoca di corsa al riarmo.
L’Iliade non si chiude con il trionfale quadro della distruzione di Ilio, ma con il panorama dell’Ellesponto su cui si stagliano le tombe di Patroclo e di Ettore e su cui presto sorgerà la tomba di Achille. La tradizione indoeuropea da cui l’epos di Achille deriva, viene da una cultura preistorica di guerrieri le cui tombe, i kurgan, si stagliano ancora dal Caucaso alla Dobrugia e risalgono a un’epoca che assisté ai primi grandi stermini bellici d’Europa, stermini di cui non c’è documentazione scritta, ma traccia nei colli di bottiglia genetici delle popolazioni europee ancora oggi, dopo oltre seimila anni.
La gloria immortale che gli eroi delle tradizioni rivendicano, ha come prezzo la morte in battaglia. L’ultima lezione dell’Iliade, di cui l’uomo non fa mai davvero tesoro, ed è sempre attuale, è apertis verbis che il retaggio della guerra non è gloria e conquista: è un mare insensato di tombe che deformano il dorso di una terra inaridita.
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Recentemente, un noto romanziere si è chiesto dove siano ormai finiti i guerrieri d’Europa. L’Iliade risponde in anticipo a questa ambigua domanda retorica, e lo fa per bocca di Achille, il guerriero più inesorabile che mai mente di poeta abbia concepito: “se ne può fare razzia, di vacche e di greggi fiorenti/ e ricomprarli anche i tripodi e bionde criniere di equini;/ mentre la vita di un uomo non puoi, perché torni, razziarla,/ né puoi riprenderla, appena trapassa dal chiuso dei denti” (Il. IX 406-409). Così parla il più antico guerriero d’Europa, per quanti oggi, con leggerezza, si pongono certe domande; né può concepirsi, per un epos antico, un peso di attualità più vitale.

L’AUTORE – Daniele Ventre è docente di lettere classiche nei licei ed è dottore di ricerca in Filologia classica presso l’Università Federico II di Napoli, città in cui è nato nel 1974. Curatore e traduttore di diverse opere della letteratura classica greca e latina, tra cui testi di Omero, Euripide, Apollonio Rodio, Virgilio, nel 2021 ha vinto il Premio nazionale speciale per la traduzione del Ministero della Cultura.
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Per Ponte alle Grazie ha già curato la traduzione integrale dell’Odissea (2023) di Omero, con cui ha vinto il Premio Gregor von Rezzori per la traduzione e il Premio per la traduzione poetica Benno Geiger. Ora firma l’edizione critica con testo greco a fronte dell’Iliade, basata sulle più recenti edizioni critiche e con un’introduzione sulle origini del poema, la sua forma e la storia delle sue traduzioni. Spazio inoltre a un ampio apparato di note filologiche, linguistiche, antropologiche e storiche, e al glossario mitologico ed etimologico (con indice dei nomi).
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