Sembra quasi che Nathacha Appanah, autrice di “La notte nel cuore”, scriva perché i cuori delle donne vittime di violenza non restino più soli, perché possano finalmente sentirsi al sicuro. L’autrice sceglie di partire dalla propria storia, e la sua scrittura sfida non solo le regole del tempo, ma anche il confine tra i vivi e i morti. Il risultato è un libro che interroga continuamente la propria forma. La violenza e il femminicidio sono gesti innominabili, e il loro cuore – il cuore della notte – non può essere detto fino in fondo. La letteratura, tuttavia, può provare a tenere insieme questi destini, “cucire una sorellanza”…

In tre notti diverse, in tre anni diversi, in tre città diverse, tre donne si ritrovano a correre con il cuore sul punto di esplodere, inseguite da un uomo e dalla consapevolezza dura e terrificante che la morte è vicina.

Non sono uomini qualunque: sono i loro compagni, coloro che avrebbero dovuto amarle e che loro stesse hanno amato, prima che il possesso, la gelosia e la violenza trasformassero le loro vite in un incubo a occhi aperti.

Tre donne inseguite dai loro compagni

Queste tre donne sono Chahinez Daoud, uccisa nel 2021 dall’ex marito a Mérignac, nei pressi di Bordeaux, dopo mesi di pedinamenti – colpita alle gambe e poi bruciata viva in strada, a pochi metri da casa; Emma, assassinata dal marito a Mauritius nel 2000, investita, schiacciata e gettata in un fosso; e infine l’autrice – anche lei mauriziana – Nathacha Appanah, cugina di Emma, che in una notte del maggio 1998 ha venticinque anni e fugge dal compagno violento che la insegue in macchina e che, ne è certa, la ucciderà.

Eppure Nathacha è l’unica delle tre a non morire. Da sopravvissuta alla violenza coniugale, sceglie di scriverne solo molti anni dopo, intrecciando la propria storia a quella di Chahinez e di Emma, perché “di queste notti e di queste vite, di queste donne che corrono, di questi cuori che lottano, di questi momenti così opprimenti e che non rientrano nell’ordine del tempo, bisognava fare qualcosa”.

Un libro potente e doloroso

La notte nel cuore, libro potente e doloroso, già vincitore di numerosi premi in Francia – tra cui il Prix Femina 2025 – esce ora in Italia per Einaudi nella traduzione di Cinzia Poli. Spesso si abusa del termine “necessario”, ma non in questo caso: l’opera nasce da un’urgenza che arriva al lettore con forza e immediatezza. È l’urgenza di pronunciare i nomi delle vittime, perché non siano più soltanto vittime, di restituire loro un’identità, una voce.

Pagina dopo pagina, tra ricordo e testimonianza, prende forma una ricerca di verità – una verità che la letteratura forse non può pienamente raggiungere, ma che va comunque inseguita. Appanah la cerca con esattezza e disperazione, tentando di avvicinare la scrittura alla vita, al battito incontrollabile di un cuore nella notte. Sembra quasi che scriva perché i cuori delle donne vittime di violenza non restino più soli, perché possano finalmente sentirsi al sicuro.

Ma La notte nel cuore è anche altro: è il luogo – una “stanza immaginaria” – in cui gli assassini (o, nel caso del suo compagno, l’assassino in potenza) vengono rinchiusi e privati di ogni alibi. Nessuna possibilità di appellarsi alla follia, all’amnesia, di invocare corresponsabilità o suscitare empatia, nemmeno attraverso il racconto di un passato difficile. Il libro diventa così un dispositivo capace di esporli, senza replica possibile, davanti alla distruzione che hanno causato.

L’autrice sceglie di partire dalla propria storia

Appanah sceglie di partire dalla propria storia, che descrive con la metafora carrolliana della caduta nella tana del Bianconiglio. A circa diciassette anni incontra HC, giornalista e poeta trent’anni più grande, già sposato e con una figlia adulta. Quell’incontro sembra offrirle una via di fuga da una realtà familiare e sociale in cui ha sempre dovuto dimostrarsi brava e diligente per non deludere le aspettative dei genitori – i primi in famiglia a non lavorare più la terra e a saper leggere e scrivere, ma ancora segnati dal timore di ricadere nella classe operaia.

Nella scrittura e nei libri Nathacha scopre presto la possibilità di essere altro, di immaginare nuovi rapporti con il mondo. HC le appare allora come un maestro, una guida: le regala libri, legge i suoi testi, le dedica versi, ma è proprio in questo spazio che prende avvio la sua opera di manipolazione. “Mentre scivolavo, mi tendevano altri libri, altre storie, e chi me li passava non aveva niente a che fare con un coniglio bianco dagli occhi rosa, ma piuttosto con un uomo dal corpo maturo, dalla parola esperta, dalla mente tormentata, anche se a diciassette anni non vedevo le cose in questo modo”.

HC conquista Nathacha adottando la posa del poeta maledetto, dello scrittore “incompreso e inafferrabile”, bisognoso d’amore. Intanto la isola, la allontana dalla famiglia e dagli amici, costruendo l’illusione di un legame esclusivo, iniziatico, di un “noi contro il mondo”. Nathacha finisce per seguirlo, cambia città, scompare per sei anni.

In quegli anni vive “una morte lenta, una specie di cancellazione graduale, di sgretolamento sistematico”. Dopo averla resa dipendente, l’uomo passa alle minacce, al controllo, alle accuse, fino alla violenza fisica.

Il terrore finisce per modellare l’intera esistenza

Appanah racconta quei sei anni con un’intensa carica emotiva, e insieme, con una lucidità dolorosa: notti insonni in cui il terrore finisce per modellare l’intera esistenza, fino a confondere le nozioni di bene e di male. Ne emerge tutta la complessità delle relazioni manipolatorie e, soprattutto, la difficoltà di sottrarsene, perché agiscono sulle fragilità e sui desideri delle vittime.

Quando Nathacha riesce infine a liberarsi, dopo la notte della fuga, tenta di archiviare quanto accaduto come una parentesi da chiudere e riprende in mano la propria vita. Si trasferisce in Francia, dove vive tuttora, diventa scrittrice, incontra un uomo buono.

Nel dicembre 2000 apprende della morte della cugina Emma, a Mauritius: anche lei fuggita di notte dal marito dopo l’ennesimo litigio, anche lei brutalmente assassinata. Nathacha riconosce subito qualcosa di sé in quella storia, ma non è ancora pronta ad affrontarla. La vergogna è ancora troppo forte.

L’idea del libro diventa un’ossessione

Solo ventun anni dopo, leggendo dell’omicidio di Chahinez – uccisa dal marito a pochi chilometri da lei, dopo un’altra fuga – qualcosa cambia. L’idea del libro diventa un’ossessione. Appanah comincia a lavorarci, indagando le storie di Emma e Chahinez, interrogando parenti e conoscenti, consultando archivi, scrivendo “dal buio, nel buio”, nel tentativo di raccogliere ogni frammento di memoria e dargli “la forma per me più vicina alla carne umana, un libro”.

La sua scrittura sfida non solo le regole del tempo, ma anche il confine tra i vivi e i morti, evocando dettagli precisi, materici – lacrime, profumi, la densità della notte, il colore di un vestito – insieme all’impalpabilità dei fantasmi.

Nel suo lavoro di ricostruzione è centrale la critica al modo in cui le vittime vengono raccontate, spesso infantilizzate o deformate da pregiudizi culturali.

È il caso di Chahinez, donna forte e determinata, madre single che ha lasciato l’Algeria per la Francia animata dal desiderio di indipendenza, ridotta nelle cronache a una «giovane mamma» vulnerabile, uccisa – si suggerisce – perché non voleva più indossare il velo ma vestirsi “come una francese”.

Lo stesso accade a Emma, cui i giornali locali finiscono quasi per attribuire una responsabilità, riportando solo la voce dell’assassino: un marito che la accusava di avergli fatto passare “un calvario” con i suoi tradimenti. Appanah mostra così come un’intera vita venga facilmente cancellata: Emma, donna percepita a Mauritius in modo quasi dispregiativo come “moderna” – perché faceva sport e aspirava all’indipendenza economica – diventa soltanto “la donna uccisa dal marito: un essere unidimensionale”.

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

L’autrice insiste anche sulla difficoltà di uscire da una relazione violenta e di controllo. Da una parte le vittime subiscono una svalutazione costante, che le lega al partner attraverso il doppio filo della vergogna e dell’umiliazione; dall’altra intervengono condizioni economiche e sociali che le rendono ancora più vulnerabili.

Nel caso di Chahinez pesa la condizione di straniera: le difficoltà burocratiche le impediscono di far arrivare in Francia il figlio più grande, rimasto in Algeria – un’arma che il marito usa come ricatto per tenerla legata a sé.

Ogni volta che una donna torna dal suo aguzzino, la sua autostima si incrina

Emma, da parte sua, tenta più volte di lasciare il marito, ma non ci riesce, intrappolata in una società patriarcale che considera il divorzio uno scandalo e la marchierebbe immediatamente di colpa.

E ogni volta che una donna torna dal suo aguzzino, la sua autostima si incrina, si consuma, fino a scomparire. La corda attorno al collo si stringe sempre di più.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

La notte nel cuore è un libro che interroga continuamente la propria forma: come raccontare l’irraccontabile, quali parole scegliere, quale ritmo dare alla frase. Appanah cerca una precisione impossibile, vorrebbe restituire il peso esatto delle cose e, non potendolo fare fino in fondo – non potendo trasformare il libro in un corpo – dichiara le sue intenzioni, le ripete, e la scrittura prende la forma di una spirale che si avvolge su se stessa, che gira attorno al proprio centro, passando da una storia all’altra “senza riuscire ad arrivare al nocciolo, alla questione centrale”.

Ma forse la questione centrale è proprio questa: una scrittura che non smette di interrogare se stessa e la propria funzione. La scrittura come possibilità di salvezza.

La violenza, il femminicidio sono gesti innominabili, e il loro cuore – il cuore della notte – non può essere detto fino in fondo. La letteratura, tuttavia, può provare a tenere insieme questi destini, “cucire una sorellanza”, raschiare via tutto, fino all’osso, per lasciare sulla pagina, ancora vivo, il dolore che ha unito queste tre donne – e che continua ad accomunarle a molte altre – e restituire spazio alla vita.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Fotografia header: Nathacha Appanah nella foto di Francesca Mantovani®Gallimard

Libri consigliati