Di ritorno in libreria con “Noi”, l’autrice della saga de “L’Attraversaspecchi”, Christelle Dabos, porta lettori e lettrici in un nuovo mondo, a metà tra il fantasy, la fantascienza e il mystery. “Noi” è ambientato in una realtà in cui ogni persona possiede un Istinto, un impulso irrefrenabile ad agire per fare del bene. In apparenza una società utopica, che però assume ben presto le forme di una trappola asfissiante, spingendoci a riflettere sul concetto di libero arbitrio e identità, tra sparizioni misteriose, conoscenze proibite e le voci di (tanti) nuovi personaggi…
L’abbiamo scoperta (e amata) grazie alla fantasia senza freni dimostrata nella saga de L’Attraversaspecchi; siamo tornati a leggerla con Qui, solo Qui, un libro spietato e tenero sull’adolescenza, che però non abbandonava le influenze fantasy; ora, con Noi (pubblicato sempre da edizioni e/o, con la traduzione di Alberto Bracci Testasecca) la scrittrice francese Christelle Dabos dimostra nuovamente la sua abilità nel costruire trame imprevedibili e affascinanti, questa volta a metà strada tra la fantascienza e il mystery.

Immaginate un mondo in cui ogni essere umano è spinto ad agire nel nome del bene collettivo: in apparenza un mondo utopico, dominato dall’altruismo e dall’amore per l’altro. Nel mondo di Noi, ogni persona possiede un Istinto (con la I maiuscola), un impulso irrefrenabile ad agire per correggere un torto, proteggere da un pericolo, trasmettere un’informazione, riparare un guasto, dare da mangiare a chi ha fame, ascoltare chi ha bisogno di parlare…
Ogni persona è un ingranaggio del Noi, un’entità collettiva e immateriale che domina sulle esistenze degli individui, al punto da cancellare ogni segno di “Io” e di “Tu”, rimpiazzandolo con “Noi”. Una macchina inarrestabile, pronta a logorare i suoi ingranaggi pur di proseguire nella sua corsa.
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È qui che i concetti di “altruismo” e di “buona azione” diventano sempre più distorti, e l’operato di ogni persona cessa di essere davvero di sua proprietà. Infatti, i possessori di Istinto hanno anche una specifica portata, che indica quando il loro Istinto si attiva, spingendoli a tutti i costi a portare a termine il compito per cui sono predestinati. Per esempio, un riparatore con una portata di tre metri avrà l’impulso di riparare, appunto, qualsiasi oggetto malfunzionante all’interno di quel raggio, senza possibilità di sottrarsi, qualunque cosa accada.
“Non esistono Istinti minori, Solo grandi destini“.
È questo che dichiara la Burocrazia Istintiva, l’organo che tutela il Noi e gestisce il Computo delle vite salvate, su cui si basa la gerarchia sociale del mondo ipotizzato da Dabos. Salvare 11 vite fa accedere al grado di Virtuoso, 101 a quello di Angelo, 1001 a quello di Arcangelo e così via, in una scalata sempre più vertiginosa e inaccessibile, da Cherubino (100.001 vite) a Supremo (1.000.000.001 vite, livello mai raggiunto in tutta la storia del continente).
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Ci accorgiamo ben presto, quindi, di come la frase “Tutti gli Istinti hanno pari dignità” richiami parecchio la citazione orwelliana “tutti gli animali sono uguali” in La fattoria degli animali: in un mondo dove diventare Virtuosi spalanca le porte a una vita lussuosa e al favore sociale, è innegabile che alcuni Istinti riescano a favorire la “santificazione” molto più degli altri, costretti a fare i conti con la vita di tutti i giorni e con incombenze di poco conto. Anche in una società basata sull’uguaglianza, ancora una volta, “alcuni sono più uguali degli altri“, e anche in un mondo incentrato sul bene collettivo non sono scomparsi il male, i soprusi e le ingiustizie.
Dabos esaspera l’utopia su cui ha costruito il suo mondo dandole la forma di una trappola asfissiante, dove le persone sono vittime del loro stesso Istinto e del volere del Noi, senza via di scampo: chiunque non eserciti a sufficienza il suo Istinto, innanzitutto, è colpito da un invecchiamento precoce, che può portarlo persino alla morte; i servizievoli, pronti ad aiutare il prossimo, non hanno modo di difendersi da chi si approfitta di loro; i confidenti, specializzati nell’ascolto e nella compilazione delle Querele, non possono fare a meno di registrare tutto ciò che sentono, perdendo il controllo di sé e rischiando di rimanere paralizzati nell’ascolto (per questo si dotano di cuffiette e musica ad alto volume, per proteggersi dalle confessioni non richieste); i protettori sono portati a difendere dal pericolo chiunque (all’interno della loro portata) stia correndo un rischio, spesso però mettendo a repentaglio la loro stessa vita. E così è per molti altri e molte altre, nonostante l’istituzione di speciali brigate Antiabuso, spesso inefficaci.
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È questo il caso di Goliath, un giovane protettore da poco maggiorenne, pronto a tutto per diventare Santo. Goliath ha già salvato 10 persone, ma l’ultima operazione gli è costata le mani, per cui ora indossa delle ingombranti protesi metalliche. Nonostante ciò, è sempre più convinto del suo obiettivo, al punto da richiedere una proroga di 30 giorni a partire dal suo diciottesimo compleanno (limite massimo entro cui accedere alla santificazione) per raggiungere lo status di Virtuoso.
Nel suo tentativo disperato di trovare nuove vite da salvare, Goliath fa la conoscenza di Claire, una confidente sua coetanea, alle prese con un caso inspiegabile: alcuni studenti, appartenenti a Scuole e Istinti diversi ma accomunati da un’esistenza solitaria, sono improvvisamente scomparsi senza lasciare tracce. A nessuno sembra importare di loro, ma Claire non riesce a smettere di pensarci. Messi sulle tracce degli Introvabili, la placida Claire e l’iracondo Goliath (convinto con questo caso di poter salvare la sua ultima vita) entrano in contatto con una conoscenza proibita e blasfema: è possibile ribellarsi al proprio Istinto?
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La storia di Noi parte da questi presupposti, ma nel corso di 570 pagine prende direzioni inaspettate, introducendo numerosi personaggi, colpi di scena e cambi di scenario.
Il mondo in cui ci muoviamo è sia inaspettato sia familiare: le città del supercontinente assomigliano molto alle nostre città, tra grattacieli, autobus, officine, attraversamenti pedonali; anche la tecnologia esiste, seppur in una forma molto più simile a quella dei nostri anni Ottanta, con walkman, videotel e cercapersone.
In questo viaggio frenetico, Dabos mette molta carne al fuoco, spingendoci a ragionare sul concetto di libero arbitrio e di identità. Anche se in modi molto diversi, ognuno dei personaggi si sente fuori posto, come una nota stonata all’interno di una melodia armoniosa. Ben presto, però, appare evidente che le dissonanze non riguardano solo i nostri protagonisti, anzi, sono sempre più diffuse e impossibili da ignorare. E se il Noi fosse malato?
Mentre la realtà che conoscono inizia a sgretolarsi, Claire e Goliath intrecciano i loro cammini e cercano di trovare un senso a quella stessa realtà contraddittoria. Questa volta, la fede nel Noi non basta: solo riscoprendosi “Io” e “Tu” possono impedire al Noi di rivoltarsi contro sé stesso.
«Perché vuoi aiutarli? E perché vuoi farlo con me?»
(…)
Sguardo risoluto sotto la frangetta, mi mette in mano un post-it e se ne va.
Scrittura a pennarello rosa.
Perché io sono io.
Lo giro.
Perché tu sei tu.
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