Sembra che ormai il futuro, ora presente, abbia reso chiara una cosa, e cioè che il giorno in cui sarebbero potute risultare piacevoli le nostre catene è arrivato. E ora, come liberarsi? Nel distopico “Paradiso terrestre”, immerso in uno scenario apocalittico, Laura van den Berg racconta un mondo reduce da una pandemia. La protagonista, ex paziente psichiatrica, si trova ora a vivere nella casa della madre con il metodico storico, avendo come vicina di casa una sorella problematica…
Laura van den Berg è, probabilmente, un talentuoso genio che si esprime senza fatica e con eleganza nei romanzi che scrive.
Paradiso terrestre è il suo quinto libro, ma il primo tradotto in italiano da Marta Olivi, e di questo dobbiamo essere grati alla casa editrice Mercurio, il cui intento, si legge, è “pubblicare libri sulla soglia”. Quale soglia è un’interpretazione lasciata giustamente al lettore.
Un portale per altri mondi, un accesso a pensieri in costruzione, lampi di intuizione che vediamo apparire, ma che facciamo fatica a esplicitare. Un’occasione per cambiare prospettiva.
Se questa è l’intenzione editoriale Paradiso terrestre è tutto questo e molto di più.
In Florida la protagonista di questo romanzo vive una vita sospesa. Siamo in un post-pandemia. Quale pandemia? Non sappiamo. Ma è uno scenario reale. Una natura selvaggia e violenta, animali che si impossessano di case, giardini e strade. Cavallette color limone che ti fissano dalle finestre come si guarda un ospite indesiderato, gatti che si comportano in modo strano, boschi che si riprendono spazi ed essermi umani che faticano a riappropriarsi di un comodo primato.
In questo scenario apocalittico di vaga reminiscenza biblica, la nostra protagonista tenta di condurre una vita ordinata. Ex paziente psichiatrica, si trova ora a vivere nella casa della madre con il marito, che di mestiere fa lo storico, avendo come vicina di casa una sorella problematica.
La pandemia li ha rinchiusi in un luogo e in un tempo che non avevano cercato. Per vivere fa la ghost writer, espande trame thriller per firme commerciali e molto conosciute del panorama letterario, mai in contatto diretto, ma sempre attraverso team di assistenti che le spiegano cosa fare.
Il marito è un tipo piuttosto metodico, fa ricerca, scrive, corre, si lamenta della situazione claustrofobica in cui sono stati costretti a vivere dallo stato di emergenza.
La sorella, come lei, è stata molto male durante la pandemia. Entrambe portano sul corpo segni inquietanti, un cambio di colorazione dell’iride e un ombelico che diventa sempre più profondo.
La terra a volte stride e si spacca, aprendosi in enormi sinkhole che sembrano ingoiare tutto lo scenario circostante.
In questa già bizzarra routine la protagonista inizia a ricevere dal team dei romanzieri mail sempre più sibilline e inquietanti e si ritrova a dover fare i conti con persone, molto vicine, che fanno uso massiccio del MIND’S EYE, un visore di ultima tecnologia prodotto dalla società ELECTRA.
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Il payoff della campagna di vendita? “Vai dove devi”.
“Ma come fa una compagnia tech a sapere dove devo andare?”
“Il problema dei buchi è che non puoi obbligarli a richiudersi”
Che cosa cercano le persone dentro il MIND’S EYE? Un diversivo, relax, una fuga, un’altra vita. E cosa cerca ELECTRA da questo esercito di persone che vivono in mondi possibili? Profitto, la gestione di big data per indirizzare l’umanità verso un’utopia? Una società diversa?
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Aldous Huxley nel suo Mondo Nuovo aveva già introdotto il Soma, la droga della felicità, come strumento indispensabile di un potere, statale in quel caso, che induceva al sonno della ribellione attraverso l’inoculazione di desideri e bisogni a cui era semplice conformarsi, a patto di sospendere qualsiasi tipo di giudizio o di fuga in avanti.

Laura van den Berg, foto di Lucy Bohnsack
Qui, e in modo molto contemporaneo, siamo di fronte alla pervasività di un controllo privato, ma potente abbastanza da funzionare allo stesso modo. Un placebo collettivo.
Perché sembra che ormai il futuro, ora presente, abbia reso chiara una cosa, e cioè che il giorno in cui sarebbero potute risultare piacevoli le nostre catene è arrivato.
E ora, come liberarsi?
“Da sempre le persone raccontano storie per salvarsi, ma ci sono alcune cose da cui le storie non possono salvarci”.
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